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Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace

Saremo ancora in grado di volare e rendere libere le nostre anime? L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino.

Mese

giugno 2017

PRIMA DI DECIDERE SE UN MAFIOSO ABBIA DIRITTO A UNA MORTE DIGNITOSA, INVITO A LEGGERE LA CONFESSIONE DELL’OMICIDA DEL PICCOLO DI MATTEO

#Riina #mortedignitosa #Mafia #bambini_vittime_di_mafia

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Prima di decidere se il mafioso abbia diritto a “una morte dignitosa” o realizzare strane alleanze o connivenze politiche, invito nuovamente a leggere la confessione dell’omicida del piccolo Di Matteo, Vincenzo Chiodo, nell’udienza del 28 luglio 1998 (lettura non adatta ai bambini):

“Io ho detto al bambino di mettersi in un angolo, cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io ho detto, si è messo faccia al muro. Io ci sono andato da dietro e ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l’ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento della aggressione che io ho buttato il bambino e Monticciolo si stava già avviando per tenere le gambe, gli dice ‘mi dispiace’ rivolto al bambino ‘tuo papà ha fatto il cornuto’ (…) il bambino non ha capito niente, perché non se l’aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era… come voglio dire, non aveva la reazione di un bambino, sembrava molle… anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente la mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro… cioè questo, il bambino penso non ha capito niente. Sto morendo, penso non l’abbia neanche capito. Il bambino ha fatto solo uno sbalzo di reazione, uno solo e lento, ha fatto solo questo e non si è mosso più, solo gli occhi, cioè girava gli occhi. (…) io ho spogliato il bambino e il bambino era urinato e si era fatto anche addosso dalla paura di quello ce abbia potuto capire o è un fatto naturale perché è gonfiato il bambino. Dopo averlo spogliato, ci abbiamo tolto, aveva un orologio da polso e tutto, abbiamo versato l’acido nel fusto e abbiamo preso il bambino. Io ho preso il bambino. Io l’ho preso per i piedi e Monticciolo e Brusca l’hanno preso per un braccio l’uno così l’abbiamo messo nell’acido e ce ne siamo andati sopra. (…) io ci sono andato giù, sono andato a vedere lì e del bambino c’era solo un pezzo di gamba e una parte della schiena, perché io ho cercato di mescolare e ho visto che c’era solo un pezzo di gamba… e una parte… però era un attimo perché sono andato… uscito perché lì dentro la puzza dell’acido era… cioè si soffocava lì dentro. Poi siamo andati tutti a dormire. (Atti del processo tratti da “al posto sbagliato, storie di bambini vittime di mafia).”

Di Lucia Vincenti

Pubblicato su Facebook

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6 Giugno 2017 – mobmagazine.it

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Per chi volesse aderire, è stata lanciata questa petizione: “Totò Riina deve rimanere in carcere – NO alla morte dignitosa” – https://www.change.org/p/stato-italiano-tot%C3%B3-riina-deve-rimanere-in-carcere-no-alla-morte-dignitosa

 

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VE LO RICORDATE OMRAN?

#Siria Omran, bambino simbolo di #Aleppo, usato come #Fakenews dai terroristi #CaschiBianchi è vivo con la sua famiglia nella propria città! (by @NamanTarcha)

omran

Nel video qui sotto il padre di Omran dice come i “ribelli” hanno mercanteggiato con il sangue di suo figlio e come gli sono stati offerti soldi per fare interviste per attaccare il legittimo governo siriano.

 

Domanda: Come ti chiami?

Omran Daqneesh.
Domanda: E tu come ti chiami?

(Nome non udibile)

Omar, vieni da me.
Grazie a Dio siamo tornati a casa nostra e la nostra casa non è danneggiata e ora viviamo in casa nostra e vado a lavorare e ci tornerò ogni giorno. Tutto va bene e la nostra vita è molto normale.

Domanda: Abu Ali, in breve, ci dica cosa è successo quando è stato nell’area controllata dai ribelli e come hanno sfruttato la foto di Omran per demonizzare l’esercito siriano.

La storia è ben nota. Hanno preso le sue foto e le hanno postate e hanno iniziato a trafficare con il suo sangue. Io gli ho tagliato i capelli e cambiato il suo nome in modo che non avrebbero potuto continuare con la loro sceneggiata e malgrado questo hanno continuato con la sceneggiata e hanno pubblicato ancora foto. Grazie a Dio siamo qui e non abbiamo problemi.

Domanda: Chi sono i gruppi che hanno cercato di invogliarti in modo da poter fare interviste e attaccare il governo siriano e cosa ti hanno offerto?

Mi sono state offerte grandi quantità di denaro da parte di alcuni, sotto forma di aiuto, alcuni sotto forma di donazione da parte di Mousa Al-Omar attraverso un intermediario, il corrispondente dei ribelli Abu Al-Sheikh, ma ho rifiutato di prendere dei soldi da loro.

Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace – 5 Giugno 2017

 

YEMEN, CARESTIA E COLERA COME ARMI

#aiuti #aid #SaudiArabia #ArabiaSaudita #carestia #colera #emergenza #fame #guerra #Hodeidah #Houthi #Yemen

yemen

C’è qualcuno, dei tanti che per Aleppo parlavano con facilità di “olocausto”, disposto a dare un’occhiata, una sola occhiata, a quanto succede nello Yemen? A quanto da due anni fanno laggiù i nostri amici dell’Arabia Saudita, del Qatar, degli Emirati Arabi Uniti e del Kuwait (quelli a cui vendiamo armi e forniamo assistenza politica), coadiuvati dall’intelligence militare di Francia, Regno Unito, Canada e Usa? Ai crimini che commettono contro i civili Houthi?

No, non c’è. Se ci fosse avrebbe perlomeno sussultato di fronte a quanto Idriss Jazairy, relatore speciale dell’Onu per i diritti umani e le sanzioni internazionali, ha scritto pochi giorni fa. E cioè, che nello Yemen già distrutto dalla guerra contro gli Houthi più di 21 milioni di persone (82 per cento della popolazione) hanno bisogno di assistenza umanitaria e che 7 milioni rischiano la morte per fame. E che la catastrofe umanitaria, in un Paese che dipende dalle importazioni per il 90 per cento del fabbisogno di cibo e medicine, è generata dal blocco aereo e navale che i sauditi e i loro alleati hanno messo in opera dal marzo 2015. Non a caso Jazairy ha parlato di «carestia generata dalla guerra e scientemente provocata».

Si tratta, com’è evidente, di una strategia. Ovvero: per piegare la rivolta degli Houthi, si affama un’intera popolazione, sperando così di sollevarla contro la corposa minoranza sciita che non vuole arrendersi. Una rappresaglia che sauditi e compagni s’accingono a inasprire ulteriormente, visto che si apprestano a dare l’assalto al porto di Hodeidah, controllato ancora dagli Houthi e snodo centrale delle importazioni dello Yemen. Da lì, infatti, passa il 70 per cento delle importazioni e l’80 per cento dell’assistenza umanitaria.

Per stroncare la resistenza ora si vuole chiudere anche questo varco, che peraltro già lavora a ritmo ridotto a causa dei bombardamenti, nella totale noncuranza rispetto alle vittime civili. E lo si vuol fare proprio mentre sullo Yemen si agita un altro spettro micidiale, quello del colera. In poche settimane, infatti, sono stati segnalati oltre 65 mila casi sospetti e centinaia di casi confermati. Un’epidemia che, se gli aiuti necessari non potranno entrare nel Paese a causa del blocco o non potranno essere adeguatamente distribuiti, rischia di diventare una vera arma di distruzione di massa. Assai più concreta e reale di quelle di cui si fantasticò per trovare una scusa e invadere l’Iraq nel 2003.

 

Di FULVIO SCAGLIONE

1 Giugno 2017 – fulvioscaglione.com

Pubblicato in Babylon, il blog di Terrasanta.net

 

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