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IL FALSO MITO DEI WHITE HELMETS COSTRUITO DALLA PROPAGANDA OCCIDENTALE

I propagandisti mendaci partecipano da sei anni alla devastazione di un Paese sovrano, utilizzando cinicamente le inenarrabili sofferenze del suo popolo e attribuendo i crimini dei persecutori alle vittime. Con la liberazione della parte orientale di Aleppo e la cacciata dei terroristi che per più di quattro anni hanno reso un inferno l’esistenza dei suoi abitanti, ancora una volta mostrano tutta la loro vergognosa dipendenza da un potere imperiale che, violando il diritto internazionale, è impegnato con i retrivi emiri, re e reucci arabi, e gli alleati e i vassalli occidentali, a distruggere e balcanizzare la Siria.  I cittadini accolgono con sollievo e manifestazioni di gioia e riconoscenza l’esercito che li ha liberati dall’incubo e attraverso coraggiosi giornalisti indipendenti o testimoni quali Eva Bartlett e Vanessa Beeley, Nabil Antaki e Pierre le Corf, cominciano a far conoscere l’orrore vissuto nelle aree occupate da al-Nusra e altri gruppi assassini; intanto i media e le ONG ‘’umanitarie’’ occidentali continuano la loro ipocrita narrazione mistificatrice.
Ma nel contesto di questa vile propaganda imperiale, una delle più grandi truffe mediatiche è stata indubbiamente quella imbastita sui White Helmets. Candidati al Nobel per la Pace, vincitori del Livelihood Award, più noto come “Nobel alternativo”, e celebrati grazie a un breve film-documentario prodotto da Netflix, essi sono in procinto di entrare in pompa magna nel gran circo hollywoodiano con l’annunciato film della star George Clooney e, date le frequentazioni di questo signore con il guerrafondaio establishment USA capeggiato da Hillary Clinton, la macabra farsa andrà avanti.
Per concludere questa breve introduzione, voglio citare le parole di una grande signora siriana:

‘’Tutto ciò che chiedo agli Occidentali è di cercare la verità. Non sto chiedendo loro di parlare in favore del governo o dello Stato siriano. Chiedo loro di parlare in favore della verità. Vi prego, non date un’informazione se non sapete che è davvero quello che sta accadendo.
Oserei dire che i grandi media hanno giocato un ruolo molto negativo nella nostra vita. Hanno causato morte e distruzione in Siria, semplicemente trasmettendo storie totalmente infondate su ciò che sta accadendo e fatte apparire come vere. Quindi, per favore, siate prudenti e pensateci due volte prima di dire o scrivere qualcosa sulla Siria. Grazie.
(Bouthaina Shaaban, consigliera del presidente siriano).

E con quelle di un grande signore siriano:
‘È vero! esiste tra i media e i governanti occidentali (non cito l’opinione pubblica perché è disinformata, per non dire manipolata) un doppio standard di giudizio e di valori. L’onestà presso i governanti e l’etica professionale presso i giornalisti sono, purtroppo, soltanto una farsa. Se non stessimo parlando di un Paese distrutto e di centinaia di migliaia di civili uccisi, potremmo riderne.
(Nabil Antaki, medico aleppino).

 

E di un’altra grande signora:

‘’White Helmets cosa?!’ Nessuno conosce i White Helmets nei quartieri di recente liberati dall’occupazione dei terroristi di al-Nusra, nella parte est di Aleppo in cui siamo potuti entrare. Quando glielo domando, mi guardano perplessi, finché specifico: ‘la protezione civile’. ‘ah sì, la protezione civile di al-Nusra, che lavorava soltanto coi terroristi e non aiutava i civili’, mi dicono.’’ 

(Vanessa Beeley, giornalista indipendente).

 

Maria Antonietta Carta
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COME UN CAPO DEI WHITE HELMETS SIRIANI SI E’ PRESO GIOCO DEI MEDIA OCCIDENTALI

di Gareth Porter (*)
I White Helmets, nati per salvare le vittime intrappolate sotto le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti siriani e russi, sono diventati una delle fonti preferite dai mass-media occidentali che riferiscono su quei bombardamenti. Ritratti come gli eroi umanitari dell’ultimo anno ed anche candidati al Nobel per la pace nella scorsa estate, i White Helmets godono di una indiscussa credibilità presso i giornalisti che si occupano della crisi siriana, eppure il loro non può essere considerato un gruppo apolitico, dato che è copiosamente finanziato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dal Foreign Office inglese. Esso opera esclusivamente nel nord della Siria, in zone controllate da un affiliato di al-Qaïda e dagli alleati estremisti, a cui i giornalisti occidentali non hanno avuto accesso. Dato che la loro opera si svolge [o, per Aleppo, si svolgeva, essendo stata ormai liberata la parte orientale della città, N.d.T.] sotto l’autorità di coloro che detengono il potere reale in Aleppo-est e in altre zone controllate dall’opposizione, i media occidentali dipendono da questi gruppi per avere informazioni dirette, col grave rischio di essere manipolati. Il ruolo altamente politico svolto dai White Helmets sulla copertura della stampa estera è stato drammaticamente dimostrato dopo l’attacco al convoglio di camion della Mezzaluna Rossa siriana il 19 settembre a Urum al-Kubra, zona controllata dai ribelli ad ovest di Aleppo. L’assalto ebbe inizio immediatamente dopo la rottura del cessate il fuoco, concordato tra Russia, Stati Uniti e governo siriano, per un letale attacco aereo USA alle forze dell’esercito siriano che combattevano l’ISIS intorno alla città di Deir Ezzor.
L’amministrazione Obama ammise che si era trattato di un attacco aereo, incolpandone immediatamente l’aviazione russa e quella siriana. Un funzionario americano non identificato parlò al New York Times di “una probabilità molto alta” che un aereo russo si fosse trovato vicino a quella zona poco prima dell’attacco, ma l’amministrazione non rese pubblica alcuna prova a sostegno di tale affermazione. Nei giorni successivi all’attacco, gli organi di informazione si basarono ampiamente sui rendiconti trasmessi dai White Helmets e il capo dell’organizzazione ad Aleppo, Ammar Al-Selmo, offrì un rendiconto personale dal teatro degli avvenimenti.
La versione di Selmo si è poi rivelata intessuta di menzogne, ma numerosi giornalisti la presero per oro colato senza alcuna perplessità, e continuarono a fargli affidamento per informazioni sulle battaglie in Aleppo e nei dintorni.
Cambiare versione con la complicità della stampa
Il primo particolare che rivela quanto la testimonianza di Selmo fosse falsa è la sua affermazione su dove si trovava all’inizio dell’attacco. Il giorno successivo dichiara al Time Magazine che stava ad un chilometro o più dal magazzino in cui erano parcheggiati i camion del convoglio di aiuti umanitari, presumibilmente, presso il centro locale dei White Helmets in Urum al-Kubra, ma poi cambia la sua storia in un’intervista che il Washington Post pubblicò il 24 settembre, affermando che in quel momento prendeva “il tè in un edificio dall’altra parte della strada”. Ancora più drammaticamente in un primo momento, Selmo quindi sostiene di aver assistito all’inizio dell’attacco. Secondo la testimonianza pubblicata da Time il 21 settembre, Selmo racconta che beveva un tè sul balcone quando erano iniziati i bombardamenti, e che “poteva vedere le prime barrel bombs cadere da un elicottero del regime siriano”. Ma, a quell’ora, Selmo non avrebbe potuto vedere una barrel bomb cadere da un elicottero né altro. In un video girato presto la mattina successiva, dichiara infatti che il bombardamento era iniziato alle 19,30. In comunicazioni successive, i White Helmets lo spostano alle 19,12. Ma quel giorno, 19 settembre, il sole tramontava alle 18,31, e verso le 19 Aleppo era ormai avvolta nella più profonda oscurità.
Qualcuno, evidentemente, aveva richiamato l’attenzione di Selmo su quella incongruenza, dopo la pubblicazione della sua testimonianza, e lui cambiava versione per il Washington Post: ” Ha detto che, appena uscito sul balcone giusto dopo le 19.00 quando il crepuscolo era già passato, ha sentito sopraggiungere un elicottero e il lancio  di due barrel bombs sul convoglio.”
Nel video fatto dai White Helmets nella notte dell’attacco, Selmo si spinge oltre, affermando in una parte del video che furono sganciate quattro barrel bombs e in un’altra parte che le bombe sganciate erano otto. L’idea che fossero state utilizzate barrel bombs durante l’attacco fu subito accolta, la mattina seguente, da sedicenti “mediattivisti” per conto delle autorità di opposizione in Aleppo, come riportato dalla BBC. Questo era conforme con i tentativi fatti dall’opposizione nel 2012 per qualificare le “barrel bombs” armi straordinariamente distruttive e più condannabili dei missili convenzionali.
Prove discutibili provenienti da fonti faziose
In un video prodotto dai White Helmets la notte dell’attacco, Selmo si rivolge agli spettatori indicando l’indentificazione dell’ipotetica esplosione. “Vedete il contenitore della barrel bomb?” Chiede. Ma ciò che viene mostrato nel video è un incavo rettangolare nella ghiaia o detriti, che sembra essere profonda circa 30 centimetri, larga 60 e lunga quasi un metro. Poi estrae da sottoterra un oggetto simile alla lama danneggiata di una pala. Quella scena dimostra chiaramente che l’argomentazione di Selmo è completamente falsa. Le barrel bombs producono crateri rotondi molto grandi, larghi almeno 8 metri e profondi più di 3 metri, e l’incavo rettangolare mostrato nel video non assomiglia per niente al cratere di una barrel bomb.
Hussein Badawi, direttore locale dei White Helmets a Urum al-Kubra, ma nettamente di grado inferiore a Selmo nella gerarchia dell’organizzazione, è apparso accanto a Selmo in un segmento del video fatto quella notte: un’apparizione breve e silenziosa, ma in un altro video dei White Helmets tradotto dall’arabo all’inglese contraddice direttamente l’affermazione di Selmo che in quella notte le prime esplosioni furono di barrel bombs. Egli le descrive non come attacchi aerei, ma come “quattro razzi consecutivi” vicino al centro del complesso della Mezzaluna Rossa a Urum al-Kubra.
Nessun’altra prova visiva di un cratere generato da una barrel bomb è venuta alla luce. A sostegno dell’affermazione di Selmo, l’équipe di intelligence russa sul conflitto, destinata alla confutazione delle informazioni governative, potrebbe citare solo il fotogramma in cui lui solleva quell’unico pezzo di metallo.
Il sito Bellingcat, il cui fondatore Eliot Higgins – membro non residente dell’anti-russo Atlantic Council finanziato dal Dipartimento di Stato USA, che non ha alcuna competenza tecnica sulle munizioni – indica lo stesso fotogramma. Higgins afferma che il pezzo di metallo proviene da un “cratere” citando una seconda fotografia che, secondo lui, mostrerebbe un “cratere riparato” nella strada accanto a un camion bruciato. Ma la parte che nella fotografia sembra ricoperta di terra fresca è lunga chiaramente circa un metro e larga un po’ più di sessanta centimetri, quindi di gran lunga troppo piccola per essere la prova dell’esplosione di una barrel bomb.
La squadra dei White Helmets di Selmo ha anche distribuito a Bellingcat e agli organi di stampa qualcosa che ad una prima occhiata sembra la prova visiva di attacchi aerei siriani e russi: la pinna accartocciata di una bomba russa OFAB-250, che si può vedere in una fotografia scattata all’interno di un capannone. Secondo Bellingcat, le fotografie proverebbero che i Russi impiegarono quella bomba nell’attacco al convoglio di aiuti umanitari, ma la fotografia della pinna OFAB come prova di un attacco aereo è estremamente improbabile. Se una bomba OFAB-250 fosse realmente esplosa in quel punto avrebbe lasciato un cratere molto più grande di quello della fotografia. La regola standard generale è che un OFAB-250, come qualsiasi altra bomba convenzionale di 250 kg, avrebbe fatto un cratere di 7-11 metri di larghezza e 3-4 metri di profondità. La grandezza del suo cratere è evidente in un video di una giornalista russa accanto ad uno di essi dopo la battaglia contro l’ISIS a Palmira.
Inoltre, nella fotografia la parete a poca distanza dal punto di impatto supposto non fu colpita dalla bomba. Questo indica che nessuna OFAB-250 fu lanciata in quel punto, oppure che si tratta di un falso. La fotografia delle casse che circondano la pinna della OFAB rivela anche altri elementi della prova che ci fu un’esplosione. Come un osservatore scoprì dopo un attento esame, le scatole presentano evidenze di schegge di bombe lacrimogene. Un primo piano di un imballaggio mostra una serie di piccole schegge. Solo qualcosa di molto meno potente di una bomba OFAB-250 o di una barrel bomb spiegherebbe le tracce osservate. L’unica arma le cui granate avrebbe potuto causarle è il razzo russo S-5, con due varianti capaci di produrre 220-360 piccoli frammenti di schegge.
Nel video fatto la notte dell’attacco, Selmo afferma che aerei russi spararono degli S-5 presso il sito – anche se erroneamente li ha definiti “C-5” – e la fotografia di due missili S-5 fu data a Bellingcat ed agli organi di informazione, tra cui il Washington Post. Nell’intervista al Time, Selmo ribadisce che nei raid furono lanciate barrel bombs e missili da aerei russi, ma Badawi, il capo dei White Helmets a Urum al Kubra, in un altro video contraddice di nuovo Selmo affermando che la raffica iniziale di missili fu lanciata da terra. Ammissione molto significativa, perché le forze siriane dell’opposizione avevano ricevuto forniture di S-5 russi già dal 2012, quando le armi per i ribelli erano state contrabbandate in gran numero dalla Libia. Essi utilizzano gli S-5 come razzi lanciati da terra, come avevano fatto in precedenza i ribelli libici, progettando e realizzando i propri lanciatori. Badawi sostiene che le forze governative siriane lanciarono i primi quattro missili dagli impianti di difesa nel sud del governatorato di Aleppo, ma gli impianti di difesa del governo nel sud del governatorato di Aleppo si trovano ad al-Safira, distante più di 25 chilometri, e gli S-5 hanno una gittata di soli 3-4 chilometri. Ancora più significativo è il fatto che, nonostante Selmo insista che i bombardamenti aerei si protrassero per ore con ben 20-25 attacchi differenti, nessuno dei White Helmets riprese anche un solo attacco aereo in un video che avrebbe potuto fornire una chiara prova audiovisiva della sua affermazione.
Il sito Bellingcat del Consiglio Atlantico segnala un video pubblicato on-line da fonti dell’opposizione ad Aleppo per fornire una prova audio di aerei a reazione poco prima delle esplosioni notturne, ma nonostante una voce nel video asserisca che si trattava di un attacco aereo russo, il suono che si interrompe subito dopo la forte esplosione indica come essa sia stata causata da un missile lanciato da terra e non da un aereo a reazione. Pertanto, gli elementi di prova che avrebbero dovuto confermare l’attacco aereo preteso da Bellingcat in realtà non lo confermano affatto.
Nonostante il record di falsificazioni, Selmo rimane la fonte di riferimento.
Chiunque sia stato responsabile dell’attacco contro il convoglio di aiuti umanitari della Mezzaluna Rossa siriana, è chiaro che Ammar al-Selmo, l’alto funzionario dei White Helmets ad Aleppo, mente su dove si trovava quando esso ebbe inizio e, almeno al principio, inganna il pubblico affermando di essere stato testimone oculare delle prime fasi. Inoltre, la sua attestazione che barrel bombs siriane e bombe OFAB-250 russe furono sganciate sul convoglio non sono supportate da alcuna prova credibile.
Alla luce della propensione di Selmo a modificare il suo resoconto e a sostenere la versione di un attacco russo-siriano, i media occidentali avrebbero dovuto essere molto più prudenti nel farvi affidamento per confermare l’accusa degli Stati Uniti sull’attacco al convoglio di aiuti umanitari. Invece, durante le settimane di pesanti bombardamenti russo-siriani su Aleppo-est, successivi alla rottura del cessate il fuoco, Selmo è spesso citato dai media come fonte ed egli sfrutta questa nuova situazione per portare avanti l’agenda politica dei ribelli.
Il 23 settembre, i White Helmets comunicavano ai media che tre dei loro quattro centri operativi in Aleppo-est erano stati colpiti e che due di essi erano fuori uso.
National Public Radio [La National Public Radio, NPR, è un’organizzazione no-profit comprendente oltre 900 stazioni radio statunitensi. N.d.T.] cita Selmo dicendo che secondo lui il gruppo era stato deliberatamente preso di mira perché ‘’aveva intercettato comunicazioni dei piloti e li aveva sentiti ricevere l’ordine di bombardare i suoi colleghi.” Stranamente, NPR non è riuscito a individuare Selmo come il capo dei White Helmets in Aleppo-est, ma lo identifica solo come un “membro dei White Helmets “.
Cinque giorni dopo, il Washington Post riferisce di una segnalazione analoga da parte di Ismail Abdullah, un altro funzionario dei White Helmets che dipende direttamente da Selmo. “A volte, sentiamo il pilota dire alla sua base, ‘ Vediamo un mercato dei terroristi, c’è un panificio dei terroristi, ’ ha dichiarato Abdullah. ‘va bene se li colpiamo? ’ dicono: ‘Va bene, colpiteli’.” Egli afferma anche che il 21 settembre i White Helmets avevano sentito un pilota nemico fare riferimento ai centri ‘’terroristi’’ di protezione civile. Abdullah aggiunge che l’organizzazione aveva inviato, ai funzionari degli Stati Uniti a New York, un messaggio diretto all’Assemblea Generale dell’ONU per informarla di essere stati presi di mira. Queste storie drammatiche avrebbero poi contribuito a lanciare la campagna a favore dei White Helmets per il conferimento del premio Nobel per la Pace, annunciata alcuni giorni dopo, ma che alla fine non avrebbero vinto.  Secondo Pierre Sprey – un ex analista del Pentagono su aerei da combattimento, che ha avuto un ruolo centrale nella progettazione del F-16 – la pretesa di aver udito i piloti chiedere e ricevere il permesso di colpire obiettivi durante il volo è una montatura. “E inconcepibile che questa possa essere stata una comunicazione autentica tra un pilota d’attacco e un controllore”, dichiara Sprey ad AlterNet, riferendosi ai racconti di Selmo. “L’unico momento in cui un pilota può chiedere di colpire un bersaglio è nel caso in cui vede degli spari. Altrimenti non ha senso.”
Il giorno dopo la campagna russo-siriana di bombardamenti contro i ribelli di Aleppo-est, iniziata il 22 settembre, la Reuters si rivolge a Selmo per una valutazione complessiva dell’impatto dei bombardamenti su Aleppo. Senza mezzi termini, egli dichiara: “Quello che succede ora è lo sterminio”. Dopo questa drammatica dichiarazione, i media occidentali continuano a citare Selmo, considerandolo una fonte neutrale. Il 26 settembre, Reuters ricorre ancora ai White Helmets citandoli come anonimi “lavoratori della protezione civile” di Aleppo – e con questo termine possono indicare solo loro – che fanno una stima di 400 vittime in meno di cinque giorni di bombardamenti nei dintorni e dentro Aleppo. Ma dopo tre intere settimane di bombardamenti, le Nazioni Unite e altre agenzie stimeranno in 360 il numero delle persone uccise. Ciò suggerisce che la stima fatta dai White Helmets era di molto superiore a quella che potrebbero documentare fonti imparziali. È ovviamente difficile per i mezzi di informazione coprire eventi come l’attacco al convoglio di aiuti umanitari della Mezzaluna Rossa siriana e il bombardamento di Aleppo da Istanbul o da Beirut, ma la sete di informazioni dal terreno non deve superare l’impegno per il controllo delle fonti. Selmo e i suoi White Helmets avrebbero dovuto essere riconosciuti per quello che sono: una fonte di parte, con un ordine del giorno che riflette il potere da cui l’organizzazione dipende: gli estremisti armati che controllano [controllavano] Aleppo-est, Idleb e altre zone del nord della Siria.
La dipendenza acritica dalle informazioni dei White Helmets, senza alcuno sforzo per verificare la loro attendibilità, è l’ennesimo esempio eloquente del malcostume dei mezzi di informazione, con una lunga storia di copertura dei conflitti orientata verso una narrazione interventista.
(*) Gareth Porter è uno storico investigativo e giornalista specializzato in politica di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il suo ultimo libro è Manufactured Crisis: The Untold Story of the Iran Nuclear Scare(Just World Books, 2014)
(Articolo tradotto da Maria Antonietta Carta)
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BATTAGLIA DI ALEPPO. UNA FORTE PROPAGANDA IMPAZZA. I CASCHI BIANCHI ALL’OPERA

(di L. Mazboudi)
Numerosi osservatori occidentali si sono soffermati sulla forte propaganda che accompagna la battaglia strategica di Aleppo, condotta tra l’Esercito siriano e i suoi alleati (Russia, Iran, Hezbollah) da una parte e Arabia Saudita, Turchia e NATO che sostengono i gruppi terroristi, tra cui il Fronte al- Nusra, Jeïsh al-Islam, Ahrar al-Sham…
Uno di questi osservatori è l’eminente professore australiano Tim Anderson, laureato in economia e politica internazionale e libero docente presso il Dipartimento di economia politica dell’Università di Sydney.
In un articolo pubblicato sul sito canadese Global Reserch, egli constata che dall’inizio della battaglia di Aleppo da parte delle milizie armate, con centinaia di tiri di mortaio sui quartieri residenziali lealisti, i media occidentali invertono i fatti, affermando che i cittadini di Aleppo vivono sotto la minaccia dell’esercito lealista; mentre le fonti siriane mostrano civili che subiscono gli incessanti attacchi di mortaio e chiedono che l’esercito espella i gruppi terroristici.
Inoltre, Anderson sottolinea che ONG vicine alle milizie alimentano la finzione secondo cui l’esercito siriano non reagirebbe agli attacchi ma attaccherebbe i civili. «Ogni attacco contro al-Nusra è dunque descritto come un attacco contro “civili” e ospedali, o contro operatori del pronto soccorso». Secondo lui, una di queste ONG è quella conosciuta col nome di The White Helmets, alias «difesa civile siriana», diventati principale fonte di accusa contro gli aerei siriani e russi che, secondo loro, colpirebbero gli ospedali.
La giornalista inglese d’inchiesta Vanessa Beeley si è interessata a questi White Helmets che sostengono di essere indipendenti e che godono di ampio spazio presso i media occidentali.
Il 29 aprile scorso, il giornale francese Le Monde pubblicava una lettera firmata da presunti medici siriani appartenenti a questa organizzazione.
In un articolo intitolato «White Helmets, nuovo genere di mercenari e di propagandisti» e pubblicato nel settembre 2015 sul sito 21st Century Wire, la signora Beeley rivela che in realtà si tratta di una creazione inglese e statunitense del 2013. Sostiene anche che sarebbero diretti dall’ex militare inglese James le Mesurier proprietario di una società con sede a Dubai, e sarebbero stati addestrati in Turchia.
La Beeley afferma che essi operano nelle zone occupate dal Fronte al Nusra e Company, che sono molto attivi sui social network e presenti su Twitter e Facebook. E aggiunge:
«La funzione principale dei White Helmets è la propaganda. Demonizzare Assad e incoraggiare il diretto intervento straniero. Di recente, un loro leader ha scritto un editoriale per il Washington Post». Secondo la Beeley, lo scopo principale di questa organizzazione sarebbe la creazione di una ‘’No Fly Zone’’, alla stregua di quella libica.
( Trad. Maria Antonietta Carta)
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27/12/2016 – oraprosiria
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