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Alcune delle vittime innocenti alla Casa dei Sindacati – Odessa – 2/5/2014

Su come i soldi prestati dal Fondo Monetario Internazionale siano stati spesi dall’Ucraina, secondo pesanti accuse lanciate da un ex componente dello staff di Petro Poroshenko, ne abbiamo parlato qui l’altro giorno, nell’articolo intitolato “I soldi prestati dal FMI all’Ucraina? Spesi per la guerra in Donbass”. Dichiarazioni, quelle di Olexander Onishchenko, che non hanno prodotto al momento alcuna dichiarazione ufficiale da parte di Washington, anche se i primi effetti si cominciano a vedere. Perché proprio nelle stesse ore, la Banca Nazionale ucraina ha fatto sapere che l’organismo diretto da Christine Lagarde ritarderà sicuramente l’erogazione della prossima tranche di prestiti. La motivazione ufficiale riguarda una presunta lentezza da parte delle istituzioni ucraine nel rispettare l’ultimo memorandum firmato durante l’ultima missione del Fondo a Kiev, lo scorso novembre, ma fonti vicine alla Lagarde fanno sapere che l’ex ministro dell’economia francese non ha gradito le rivelazioni di Onishchenko. Se fossero confermate, infatti, il FMI sarebbe complice di aver di fatto finanziato una guerra che si trascina da quasi tre anni e che ha prodotto qualcosa come 10.000 morti.

Sulla stessa barca del Fondo Monetario Internazionale naviga anche l’Unione Europea. Martedì la Corte dei Conti europea ha diffuso il report sullo stato dei conti dell’ex repubblica sovietica e sull’impatto che gli aiuti arrivati da Bruxelles hanno avuto su Kiev. I risultati non sono ovviamente dei migliori. Secondo i giudici europei il sostegno alle riforme da parte dell’Ue all’Ucraina negli anni 2007-2015 hanno avuto un impatto limitato. L’Ue – si legge nella relazione – ha risposto rapidamente alla crisi del 2014, stanziando un pacchetto di aiuti pari a 11,2 miliardi di euro per sette anni, molto spesso in cambio di riforme, ma non ha controllato l’effettiva attuazione e la sostenibilità di queste.

I problemi principali dell’Ucraina sono legati ancora a una forte influenza sul processo riformista ed economico da parte degli ultimi oligarchi rimasti nel Paese, che controllano gran parte del territorio che si estende da Leopoli a Donetsk. Parlando alla stampa, Szabolcs Fazakas, che ha guidato la revisione contabile, ha ammesso che l’Ue al momento non ha alcuna possibilità di capire come siano stati spesi i soldi finora prestati a Kiev. “Quando i soldi vanno per il sostegno al bilancio di un Paese, noi possiamo solo controllare che ciò sia avvenuto”, ha detto Fazakas. Il rapporto afferma che le esigenze finanziarie dell’Ucraina sono notevolmente aumentate dopo Maidan e l’inizio del conflitto nell’est del Paese con i ribelli filorussi. Nei primi mesi del 2014 il governo di Kiev aveva stimato un fabbisogno di aiuti esteri pari a 35 miliardi di dollari nel biennio 2014-2015. Soldi che non sono arrivati tutti e che hanno costretto l’esecutivo ad accettare i diktat del FMI e operare tagli lacrime e sangue.

“La Commissione – ha detto Fazakas – è stata abbastanza generosa nel rispondere alle esigenze dell’Ucraina”, fornendo sostegno al bilancio nel modo più rapido possibile ed evitando un tracollo finanziario. “C’è stata un’urgenza, assieme al FMI, per salvare l’Ucraina”, ha continuato il componente della Corte dei conti europei, ammettendo che una volta versato il denaro è difficile costringere ad attuare alla lettera tutte le indicazioni contenute negli accordi programmatici. Il rischio, dunque, è che i soldi prestati dall’Ue all’Ucraina, soldi dei contribuenti europei, siano finiti anch’essi, come quelli del FMI, a foraggiare la cruenta e costosissima guerra in Donbass, che costa al Paese tra i 5 e i 7 milioni di dollari al giorno in termini economici e 10 morti al giorno in termini di vite umane.

 

Eugenio Cipolla

 

9/12/2016 – lantidiplomatico.it

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