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In Turchia, un blitz scattato giovedì notte ha decapitato quanto restava dell’opposizione; a finire in prigione sono stati 12 deputati dell’Hdk, il partito che era riuscito a dare una rappresentanza politica a curdi e altri settori emarginati della società turca. Fra gli arrestati figurano Selattin Demirtas e Figen Yuksekdag, i due co-leader dell’Hdk, che era fin’ora la terza forza politica del Paese.

Dopo gli arresti dei 13 giornalisti di Cumhuriyet e dei due co-sindaci di Diyarbarkir, avvenuti pochi giorni fa, l’eliminazione dei vertici del partito filo-curdo segna il culmine politico della resa dei conti con cui Erdogan sta spazzando via dalla Turchia quanti ritiene scomodi ai suoi progetti di potere. Una repressione cominciata all’indomani del golpe fasullo del 14 luglio, l’ambigua quanto velleitaria operazione finanziata dal Golfo ed avallata dalla Cia, che ha fornito al Presidente turco la motivazione perfetta per un colossale repulisti.

Per l’ennesima volta Erdogan ha giocato al rialzo: se i curdi si solleveranno come nel 2014, ai tempi della crisi di Kobani, mettendo la Turchia in fiamme, gli forniranno il pretesto per uno scontro frontale, ma in un contesto geopolitico assai diverso, che gli permetterà la liquidazione delle ultime aree di dissenso. Se invece la reazione sarà debole, sarà il segnale inequivocabile che Erdogan ha frantumato definitivamente quanto restava dell’opposizione, spalancandogli le porte del potere più assoluto alla Pinochet o alla Videla.

Una simile accelerazione della deriva autoritaria in Turchia non è frutto di un’estemporanea decisione di Erdogan, quanto della sua calcolata volontà di cogliere l’opportunità offertagli dal mutato quadro internazionale, che vede gli Stati Uniti (che qualche interesse strumentale a tutelare i Curdi lo avrebbero) impotenti e paralizzati e la Ue semplicemente inesistente.

Per concludere, quello che si sta svolgendo in Turchia è un golpe, vero ed efficiente quanto l’altro del 14 luglio era una tragica farsa. Un golpe che ha consegnato il Paese nelle mani di un despota con manie di grandezza che, con la scusa di eliminare definitivamente i suoi problemi con il Pkk e le Ypg curde, non mancherà di provare ancora qualche colpo di testa per strappare qualche privilegio in Siria ed Iraq, prima che il rapido evolvere della situazione ad Aleppo e Mosul gli precluda del tutto ogni opportunità.

 

Di Salvo Ardizzone

 

6 novembre 2016 – ilfarosulmondo.it

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