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Le forze yemenite hanno annunciato tra ieri notte e questa mattina che un’unità dell’esercito e le forze popolari Ansarullah hanno lanciato un missile di tipo balistico Borkan 1 contro l’aeroporto Abdul Aziz nella città saudita nord Jeddah.

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La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha riconosciuto che l’aeroporto è stato preso di mira da un missile yemenita, sostenendo che il missile è stato intercettato e distrutto a 65 km dalla città santa della Mecca. Questa informazione non è stata confermata in modo indipendente. L’aeroporto di Jeddah si trova 60 km a nord ovest di La Mecca.

Questa è la prima volta che un missile yemenita ha raggiunto la città saudita di Jeddah, a 600 km dai confini yemeniti. Le risposte yemenite per l’aggressione dell’Arabia saudita si erano limitate a obiettivi di confine.

Il lancio del missile è avvenuto in un momento in cui l’inviato delle Nazioni Unite ha proposto un piano di pace per soddisfare gli interessi sauditi.

Un piano di pace per soddisfare la coalizione saudita

L’iniziativa proposta dall’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Ismail Ould Cheikh, sembra essere lontana dal soddisfare gli yemeniti.

Questo piano di pace globale non è stato reso pubblico, ma i dettagli sono trapelati per la prima volta, ieri.

Fonti vicine al caso citate dal quotidiano libanese Alakhbar, riferiscono che il piano prevede che il Presidente Hadi trasferisca il suo potere ad un nuovo vice presidente. Ma egli intende privare Sana’a dei punti di forza. Il piano delle Nazioni Unite prevede il disarmo delle forze yemenite, compresi i loro missili balistici.

Il piano si compone di 14 punti che probabilmente non è stato preparato dal mediatore delle Nazioni Unite.

Nel secondo punto del piano si legge: “Gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti ed i paesi del Golfo invitano le parti yemenite a riprendere i colloqui con l’inviato delle Nazioni Unite”.

Ciò conferma le accuse yemenite che questo piano non è altro che l’iniziativa del segretario di Stato Usa, John Kerry, il quale aveva sostenuto che le forze yemenite dovevano consegnare le armi ad un’entità terza.

Questo è indicato anche per il presunto piano delle Nazioni Unite che invitava l’esercito e Ansarullah a consegnare le armi, tra cui missili balistici, a terzi.

Ai combattenti dell’esercito e Ansarullah è stato anche ordinato di ritirarsi di 30 km dal confine con l’Arabia Saudita.

Algeri ha rifiutato una richiesta saudita

In questo contesto, Riyadh e Doha hanno proposto alla loro controparte algerina la partecipazione ad una forza di pace in Yemen, riporta il sito web Middle East Eye, citando una fonte diplomatica algerina.

Algeri si è riservata del tempo per studiare la proposta, ma con ogni probabilità si rifiuterà. “La tendenza è quella di rifiutare”, ha detto la fonte diplomatica algerina.

L’Algeria ha già ribadito a  marzo 2015 il suo rifiuto di aderire alla coalizione, guidata dall’Arabia Saudita, che conduce attacchi mortali contro la popolazione yemenita.

“L’Algeria non permetterà alcuna partecipazione di truppe armate in operazioni militari al di fuori dei suoi confini”, aveva dichiarato all’epoca il ministro degli Esteri, Ramtane Lamamra.

28/10/2016 – lantidiplomatico.it
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