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Il 18 ottobre ha segnato 25 anni da quando Russia e Israele ufficialmente hanno ripristinato le relazioni diplomatiche dopo che l’Unione Sovietica le recise nel 1967 in seguito alla guerra dei “sei giorni”. Il nuovo ambasciatore israeliano in Russia, Zvi Heifetz, dichiarava nel novembre 2015 che la Russia e Israele avevano in programma la celebrazione di questo anniversario “nel più alto livello possibile” come riportava l’agenzia di stampa Interfax. Da parte sua, il presidente russo, Vladimir Putin, affermava nello stesso mese: “Siamo soddisfatti della nostra collaborazione costruttiva con Israele. Le relazioni tra i nostri membri hanno raggiunto un alto livello”.

E la settimana scorsa, secondo il Servizio stampa del Cremlino, i due leader durante una telefonata “si  sono scambiati complimenti in occasione del 25° anniversario del ripristino delle relazioni diplomatiche ed hanno espresso l’impegno per un ulteriore sviluppo della cooperazione bilaterale multiforme. “Il servizio stampa ha anche riferito che Putin si è calorosamente congratulato con “Netanyahu per il suo 67° compleanno”.

La sesta telefonata tra i due leader nel corso di quest’anno e due incontri bilaterali, in aprile e in giugno, quando la cooperazione economica tra i due Paesi si è allargata anche al settore energetico e alla lotta contro il terrorismo, a proposito del quale Putin dichiarava ai giornalisti: “Abbiamo discusso sulla necessità di uno sforzo comune per combattere il terrorismo internazionale. Israele sa cosa significa combattere il terrorismo. In questo senso siamo alleati incondizionati”.

Chiarificazioni del Primo Ministro israeliano

Netanyahu ha messo in chiaro che i due Paesi dovranno trarre ulteriori vantaggi da questa cooperazione. Egli ha espressamente chiesto che “Israele, Russia, e il mondo intero” formino un fronte unito contro il terrorismo. Secondo Netanyahu, il coinvolgimento di Israele nel conflitto siriano si  limita a due aree: “Offriamo assistenza medica ai “ribelli” feriti, e prendiamo provvedimenti per impedire all’Iran di utilizzare il territorio siriano per attaccare Israele e per inviare armi moderne ad Hezbollah”. E Imad Mugniyeh e Samir Kuntar a Damasco? Ma questa è un’altra storia.

Critiche in Israele sulle relazioni di Netanyahu con Putin

E’ stato osservato che molte delle iniziative di Netanyahu nei suoi rapporti con la Russia di Putin vengono promosse dal primo ministro israeliano in una sfida a Obama, “passi pericolosi” a spese di Israele verso un presidente il cui mandato volge al termine, nel tentativo di risolvere una questione in Medio Oriente che si è fatta sempre più problematica. Alle spalle di Netanyahu una potente lobby filo-americana con l’analista militare di primo piano, Amos Yadlin, dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale, continua ad insistere sulla necessità di eliminare il regime di Assad che sta contribuendo alla crescente influenza dell’Iran nella regione e di Hezbollah in Libano.

Non è da meno Barak Ravid, editorialista di Haaretz, il quale afferma che la Russia agisce presumibilmente contro gli interessi di Israele, sia politicamente che militarmente. “Putin stende il tappeto rosso per Netanyahu e gli dà indietro un vecchio serbatoio che è stato seduto in un museo, ma quando si tratta di problemi reali, le sue azioni sono molto dannose per gli interessi di Israele”.

Ancora più radicale la posizione di Alex Nirenberg e Eli Klotstein che nel loro articolo pubblicato sul sito web di notizie Nrg di Israele, eloquentemente intitolato, “La visita di Netanyahu a Mosca: un tentativo di trovare un’alternativa per gli Stati Uniti”, concludono che la “russificazione della vita politica e sociale di Israele può essere accusata di tutto questo”. Scrivono che gli immigrati di lingua russa “hanno alterato l’intero panorama politico in Israele nel corso degli ultimi 25 anni”ed hanno preso il sopravvento nelle posizioni chiave nella Knesset e del governo.

Un sesto circa della popolazione israeliana è costituito da russi di origine più o meno ebraica. Il russo è la terza lingua parlata in Israele. Un fattore rilevante, sia culturale che politico, tuttora molto legato alla Russia e che tende ad agire come corpo separato. Una leva per la politica estera di Putin?

A cosa mira la Russia, attore regionale in Medio Oriente? I calcoli energetici di Putin

Quando Putin ha restituito a Netanyahu un carro armato israeliano, catturato dall’esercito siriano durante l’invasione israeliana del Libano, ha voluto dare un messaggio clamoroso: l’intervento della Russia in Siria non era a favore di una delle parti, coinvolte nel conflitto regionale, ma era dettato da calcoli pragmatici e lontani dall’ideologia. Mosse ben calcolate, come pure l’enfatizzato annuncio di manovre navali congiunte russe e israeliane nel Mediterraneo orientale ha rotto l’illusione ampiamente diffusa di una doppia polarizzazione tra Russia, Iran, governo siriano e alleati regionali da un lato contro gli Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e fazioni dell’opposizione in Siria sul lato opposto.

In superficie nulla può riunire le quattro potenze concorrenti regionali in Medio Oriente: Iran, Israele, Turchia e Arabia Saudita. Essi hanno obiettivi diversi, politiche contrastanti e ideologie discordi. Tuttavia, uno sguardo più profondo potrebbe rivelare una somiglianza molto importante per Mosca: tutte le quattro potenze regionali potrebbero influenzare i calcoli energetici russi in un modo o nell’altro. L’Iran è il secondo produttore di gas naturale in tutto il mondo dopo la Russia; la geografia turca potrebbe facilitare la penetrazione del gas naturale russo verso il Mediterraneo mediante condotte. L’Arabia Saudita ha una posizione fondamentale nel mercato del petrolio e può influenzare i prezzi; Israele possiede ingenti risorse di gas naturale nel Mediterraneo orientale.

In questo contesto, le esercitazioni navali russo-israeliano significherebbero che la Russia sta segnando la sua nuova sfera di influenza nel Mediterraneo orientale, e dimostra che non è schierata con una parte contro gli altri. In generale, la presenza di società russe in partecipazioni di riserve di gas naturale lungo le coste libanesi siriane, israeliane, successivamente aumenterebbe il ruolo dello Stato russo come fornitore globale di energia.

Di Cristina Amoroso

26 ottobre 2016

Fonte: ilfarosulmondo.it

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