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  1. La Siria è un paese che ha le dimensioni dello stato di Washington, con una storia straordinariamente lunga, ben documentata e gloriosa, e un ruolo centrale nella nascita del Giudaismo, del Cristianesimo e dell’Islam. Prima della guerra in corso, aveva una popolazione di circa 22 milioni di persone. Non ha mai minacciato e non costituisce una minaccia per gli Stati Uniti.

Si tratta di una repubblica laica, costituzionale, riconosciuta diplomaticamente dalle Nazioni Unite e ha relazioni diplomatiche solitamente cordiali con la Russia, l’Iran, la Cina, l’India, il Giappone, il Brasile, il Sudafrica, Filippine, Argentina, Tanzania, Cuba, Egitto, Iraq, Algeria, Oman, ecc . E’ stata storicamente un campo di battaglia dei popoli arabi, iraniani e turchi, in tempi diversi di una parte dell’impero persiano, dei califfati abbassadi e omayyadi, o dell’Impero ottomano. Cadde sotto l’amministrazione coloniale francese dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano (centrato su quella che è oggi la Turchia) nel corso della Prima Guerra Mondiale.  Fu per breve tempo dichiarato un regno sotto l’emiro arabo Feisal fino a quando i francesi lo cacciarono da Damasco nel 1920.

Successivamente la Società delle Nazioni assegnò alla Francia un “mandato” per governare la Siria (tra cui il Libano, che i francesi trasformarono in uno stato separato). Questa amministrazione coloniale si protrasse fino al 1946. Dopo l’indipendenza dalla Francia, i partiti politici che rappresentavano i commercianti e gli intellettuali di Damasco o Aleppo gareggiavano per il potere, mentre il partito comunista era (con la preoccupazione  di Washington) tollerato. Il laicista partito Ba’ath fondato da cristiani, sunniti e alawiti nel 1947 cominciò ad organizzarsi.

  1. Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di pressioni per “mutare il regime” in Siria. Dopo l’indipendenza della  Siria, gli Stati Uniti, come al solito, intervennero nel paese per perseguire i propri programmi politici nel quadro della Guerra Fredda. Si sospetta ampiamente che il colpo di stato militare in Siria nel 1949 sia stato spalleggiato dagli Stati Uniti, che consideravano il precedente regime troppo morbido coi comunisti. E la CIA riconosce apertamente la responsabilità per i tentativi falliti di colpo di stato progettati per installare un regime anti-comunista a loro favorevole chiamati “Operazione straggle” quello del 1956 e “Operazione Wappen”, diretto da Kermit Roosevelt Jr. , quello del 1957. Quest’ultimo fu perseguito con falliti sforzi di corruzione che, quando furono resi pubblici, misero in imbarazzo gli Stati Uniti. (Dopo che il governo siriano aveva sventato la trama, Washington cominciò ad accusare la Siria di essere un “cliente dei sovietici.”)

Siria ed Egitto per breve tempo si unirono e formarono la Repubblica Araba Unita, percepita dagli  Stati Uniti come filo-sovietica, nel 1958; dopo essere crollata, in seguito a un altro colpo di stato nel 1961, i baathisti salirono al potere. Subito dopo il colpo di stato baathista nel vicino Iraqm nel mese di febbraio 1963,  i loro compagni in Siria presero il potere. Ma i partigiani siriani si divisero in fazioni, e le relazioni tra le parti dei due paesi si inasprirono. Ciò nonostante, essi rimasero al potere in Siria e in Iraq fino al 2003, quando l’occupazione degli Stati Uniti sciolse il partito Baath dell’Iraq che allora contava circa 400.000 membri.

  1. Fino alla guerra del 1967, Washington considerava i ba’athisti come l’opzione preferita in Medio Oriente, una forza di mezzo tra islamismo e comunismo. Promuovere la laicità, il pan-arabismo, e il nazionalismo economico sembravano relativamente non ostili verso gli Stati Uniti. Anche se durante i primi anni della Guerra Fredda, in particolare, gli Stati Uniti diffamavano i partiti “neutrali” in generale, coi ba’athisti avrebbero potuto collaborare per perseguire fini comuni . (Saddam Hussein, come sicuramente saprete – dopo il colpo di stato del 1963 in Iraq lavorò con la CIA per fare retate di comunisti iracheni, per torturarli e ucciderli nel Qasr al-Nehayat, il Palazzo della Morte. Un ex alto funzionario del Dipartimento di Stato che era lì disse all’agenzia di stampa UPI: “Siamo stati francamente contenti di esserci liberati di loro Dite che dovevano avere un processo equo? State scherzando. Questa era una faccenda seria.”)

Ma dopo le vittorie di Israele nel 1967 a Washington decisero di ripensare le loro relazioni in Medio Oriente e di legarsi sempre più profondamente alla lobby israeliana – che considerava i ba’athisti come anti-sionisti (quindi “antisemiti”), nazionalisti pan-arabi che erano pericolosamente complicati (proprio perché erano laici, anti-islamisti, e attratti dalle minoranze religiose), che fornivano sostegno politico e materiale a gruppi palestinesi e libanesi che resistevano all’occupazione israeliana, e che chiedevano la restituzione delle alture del Golan occupate che, secondo l’opinione di tutto il mondo, è terra siriana – elencando la Siria e l’Iraq tra le nazioni “padrini del terrore”. Nel frattempo, la Siria era intervenuta più volte in Libano dal 1976, apparentemente in risposta agli appelli di diversi partiti in un conflitto civile allargato che coinvolgeva i palestinesi e gli invasori israeliani dopo il 1982.

  1. Ancora, mentre si guardava la Siria attraverso le lenti di Israele, e considerandola “terrorista”, i politici statunitensi hanno generalmente mantenuto relazioni diplomatiche con la Siria (interrotti nel 2011) e ne cercò la collaborazione occasionalmente. La Siria, allora governata dal padre dell’attuale presidente, Hafez al-Assad, partecipò alla coalizione internazionale organizzata da George W. Bush contro l’Iraq nel 1991 (sì, nonostante il fatto che il partito Baath governasse sia la Siria che l’Iraq in quel momento). Un decennio più tardi, dopo l’11 Settembre, gli Stati Uniti cercarono la collaborazione siriana in un’altra guerra; rese – come si può dire? – un servizio di copertura per il programma straordinario di interrogatori illegali  successivi a cordiali colloqui avuti con Colin Powell e altri funzionari.
  1. Finora in questo secolo, i funzionari degli Stati Uniti sono stati divisi tra quelli più o meno desiderosi di usare il potere degli Stati Uniti per abbattere il regime, e quelli più riflessivi preoccupati delle conseguenze. I neoconservatori, che dominavano le prime amministrazioni di George W. Bush, avevano espresso chiaramente nel 1996 (al governo israeliano, che avevano consigliato nel loro ruolo di cittadini col doppio passaporto americano- israeliano) la loro visione di un cambio di regime provocato dagli U.S.A. dall’Iran all’Iraq e alla Siria per rendere la regione più ospitale per Israele.

L’11 Settembre consentì ai congiurati  neoconservatori impegnati nei cambi di regime  e ai loro alleati di muoversi rapidamente. Sfruttando la paura e l’ignoranza, impostarono subito la preparazione della guerra contro l’Iraq, anche se l’Iraq non aveva assolutamente nulla a che fare con l’11 Settembre. Sappiamo dalle parole spesso citate del generale Wesley Clark, dopo aver parlato con un generale del Pentagono, poco dopo l’11 Settembre, che c’era un piano già in atto per “fare fuori sette paesi in 5 anni, a partire con l’Iraq, e poi la Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e, alla fine, l’Iran. “C’era nell’amministrazione Bush (in particolare il sottosegretario di stato John Bolton, che Trump ha detto essere uno dei massimi esperti di politica estera che gode del suo rispetto) chi richiedeva ad alta voce di colpire la Siria (come “il frutto a portata di mano”) e facendo eco ad accuse israeliane infondate che le armi di distruzione di massa che non si trovavano in Iraq dovevano essere state inviate attraverso il confine in Siria. E, naturalmente, tutti hanno applaudito nel settembre del 2007, quando l’aviazione israeliana bombardò un presunto reattore nucleare in Siria.

Nel 2005 il politico libanese Rafik Hariri fu assassinato a Beirut. Gli americani accusarono la Siria e costrinsero la Siria a ritirare le sue forze dal Libano. Eppure mantennero i rapporti con Damasco. Quando Bashar successe al padre come presidente, nel 2000, era stato accolto come un riformatore; Hillary Clinton aveva ancora fatto riferimento a lui come tale nel 2010. Ma messaggi diplomatici trapelati indicano che l’ambasciata a Damasco degli Stati Uniti è stava attivamente perseguendo il rovesciamento del presidente anche prima del 2011.

  1. La “primavera araba” del 2011 concluse la discussione su un cambiamento di regime. La fazione neoconservatrice al Dipartimento di Stato si mise in moto. Hillary Clinton e subito Barack Obama comandarono a Bashar al-Assad di dimettersi, in seguito alcuni fatali scontri tra manifestanti e polizia diede loro la possibilità di formulare un’accusa predeterminata: “Assad ha attaccato il suo stesso popolo”.  Gli Stati Uniti chiusero la loro ambasciata a Damasco, progettando di tornare dopo che l’opposizione moderata fosse andata al potere come previsto. L’allora Segretario di Stato è nota per aver sostenuto aiuti militari palesi ai ribelli, anche se Obama era riluttante. In effetti, gli Stati Uniti segretamente addestrarono 53 militanti siriani in Turchia, che non appena entrarono Siria nel settembre 2015 furono catturati o disertarono consegnando le armi. Gli sforzi per volgere la “primavera araba” della Siria in un rapido esercizio di cambio di regime a favore degli USA fallì miseramente, mentre si trasformava in un massacro di massa.
  1. Allo stesso tempo, le forze riunitie di al-Qaeda, diventarono rapidamente la spina dorsale del movimento armato anti-Assad. L’ISIL (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) apparve nel 2013, ultima incarnazione del marchio di fabbrica di al-Qaeda con sede in Iraq diretta da Abu Musab al-Zarqawi (dopo l’occupazione degli Stati Uniti nel 2003 il paese divenne per la prima volta un vivaio di al-Qaeda ). Si scavò una nicchia di territorio nel nord-est della Siria con sede a Raqqa (220.000 abitanti), catturata nel marzo del 2013. Nel frattempo al-Nusra, che emergeva da un gruppo di jihadisti più collegati alla centrale di al-Qaeda in Pakistan, assumeva la testa dell’opposizione armata attorno alle principali città di Damasco e Aleppo. I due gruppi ebbero dei colloqui per unirsi, ma il gruppo di al-Qaeda controllato da al-Zawahiri respinse una fusione e i due sono rimasti antagonisti da allora.

Al-Nusra è stato il partner indispensabile del cosiddetto “Esercito siriano libero” sin dal suo inizio, e ha ricevuto enormi quantità di aiuti da Turchia, Arabia Saudita e Qatar.

  1. Nel mese di settembre 2013, quando le forze dello stato siriano fecero progressi contro l’opposizione armata e molti analisti conclusero che la marea si era trasformata in conflitto, qualcuno sparse il gas sarin in un sobborgo di Damasco. Alcuni diedero la colpa al regime di Assad. John Kerry, il successore di Hillary Clinton come Segretario di Stato, era ansioso di attaccare la Siria. Un anno prima, Obama aveva ammonito che gli Stati Uniti avrebbe attaccato se avessero visto “una quantità di armi chimiche muoversi o essere utilizzata.” Obama fu sul punto di ordinare un attacco quando l’attenta diplomazia russa stese la sua mano. Mosca sfidò l’attribuzione degli Stati Uniti dell’attacco al regime, puntando invece il dito verso l’opposizione, e, in ogni caso, facilitò la consegna delle scorte di armi chimiche del regime di Assad alle Nazioni Unite. Questo fu un trionfo importante per la diplomazia russa e una  battuta d’arresto per i piani dei neoconservatori di un cambio di regime in Siria.
  1. Le vittorie lampo dell’ISIL nei primi mesi del 2014, in quanto tornò in Iraq conquistando Fallujah, Ramadi e Mosul, diventarono un incubo per le pubbliche relazioni degli Stati Uniti. Le vittorie erano una chiara testimonianza che la distruzione operata dagli Stati Uniti del moderno Stato laico iracheno aveva aperto la strada alla decapitazione di bambini, alla schiavizzazione della donna,  alle folli distruzioni di monumenti. Gli americani dovevano bombardare l’ISIL, sia in Iraq (con il permesso del governo) che in Siria (dove gli aerei da guerra degli Stati Uniti, a differenza degli aerei da guerra russi, operano illegalmente). Dal settembre 2014, gli Stati Uniti e la sua “coalizione” hanno bombardato l’ISIL (anche se non al-Nusra, che è molto intrecciato con i gruppi che gli Stati Uniti considerano “moderati” e che è stato generalmente risparmiato dall’attacco) e sostenendo contemporaneamente che il principale problema è il regime baathista – dando via libera in qualche modo a quelli che bruciano le persone nelle gabbie, seppelliscono la gente viva, e la costringono a convertirsi.

E ‘stato difficile sostenere questo perché non ha alcun senso. Non vi è alcuna percezione razionale della causalità storica qui. Anche se l’esempio siriano di Baathismo è autoritario, e per certi aspetti fascista (anche se per corruzione, inefficienza e tolleranza religiosa sembra del tutto non-fascista), ma non ha dato luogo ad al-Qaeda o a qualsiasi altra sua derivazione. Gli USA l’hanno fatto, sostenendo i Mujahadeen in Afghanistan nel corso del 1980 (in combutta con OsamaBin Laden), distruggendo la laicità dello stato iracheno, e prendendo di mira la laicità dello stato della Siria per un cambiamento di regime. L’ISIL è sorto perché gli Stati Uniti hanno spinto Abu Musad al-Zarqawi fuori dall’Afghanistan nel 2001; hanno alienato i sunniti dell’Iraq mediante la distruzione delle istituzioni irachene, producendo una base per il reclutamento del gruppo al-Qaeda di Zarqawi; e hanno destabilizzato la Siria, producendo più opportunità di espansione per il califfato.

Affermare che Assad è responsabile per la presenza dell’ISIL nel suo paese (a causa del suo rifiuto di ascoltare il diktat degli Stati Uniti, e dimettersi aprendo la strada per l’alternativa voluta dagli  Stati Uniti) è semplicemente stupido. Quello che dovrebbe essere davvero ampiamente ripetuto dagli esperti sulla stampa ufficiale dovrebbe essere la giusta causa per un allarme di massa, se non di disperazione. Ma gli argomenti di discussione del Dipartimento di Stato sono i tamburi di guerra. Infatti, dal 2014, abbiamo avuto molte notizie di stampa sulla frustrazione sia del Dipartimento di Stato che del Dipartimento della Difesa per la mancanza di chiarezza della missione siriana: dobbiamo liberarci di Assad (il “problema principale”), o “distruggere” (come Obama ha detto) i torturatori di bambini evocati dalla criminale invasione dell’Iraq? Il parere preponderante del Dipartimento di Stato sembra essere approdato a un cambio di regime a breve termine.

Nel mese di agosto 2015 è stato ampiamente riferito che il generale David Petraeus, allora direttore della CIA, stesse sostenendo di “usare i cosiddetti membri moderati del Fronte di al Nusra di al Qaeda per combattere l’ISIS in Siria.”  Sì è vero, alleato con al-Qaeda, contro una peggiore derivazione  di al-Qaeda, il meglio per rovesciare Assad che si aggrappa tenacemente al potere sfidando gli ordini di Washington.

  1. L’intervento della Russia nel conflitto siriano, a partire da settembre 2015 (esattamente un anno dopo che gli Stati Uniti avevano iniziato a bombardare obiettivi ISIL nel paese), destinato a puntellare  lo stato siriano contro un’opposizione intessuta di ciò che gli Stati Uniti ritengono la “opposizione moderata”, è stato un cambio di gioco. L’entrata in campo, su richiesta del governo siriano (che, bisogna ripeterlo, è il governo di una repubblica laica, costituzionale riconosciuta diplomaticamente dalle Nazioni Unite e ha rapporti cordiali con la Russia, l’Iran, la Cina, l’India, il Brasile, il Sudafrica, le Filippine, Argentina, Tanzania, Cuba, Egitto, Iraq, Algeria, Oman e molti altri paesi, nonostante gli sforzi di Washington per isolarla e rovesciarla), questo intervento è legale, mentre quello degli Stati Uniti non lo è.

La stampa statunitense ha praticamente ignorato i successi russi nel favorire l’esercito siriano distruggendo i convogli di petrolio che si dirigevano dal territorio controllato dai terroristi in Turchia per la vendita illegale e per aver sottratto Palmyra alla crudeltà dell’ ISIL che aveva distrutto il Tempio di Bel. Invece, facendo eco al Dipartimento di Stato, semplicemente si accusava Mosca di sostenere il governo riconosciuto a livello internazionale contro i ribelli che gli Stati Uniti vogliono far vincere.

  1. Le azioni russe, rafforzando ulteriormente la posizione del regime e indebolendo quelli ufficialmente considerati da Washington e Mosca come terroristi, costrinsero gli Stati Uniti a rispondere positivamente agli appelli russi per un’azione comune contro questi ultimi. Il 9 settembre Kerry e Lavrov concordarono un piano per un cessate il fuoco di una settimana (che il governo siriano ha accettato) tra le forze di Stato e l’opposizione “legittima” (appoggiata dagli Stati Uniti). Durante questo periodo, questi ultimi si sarebbero separati da al-Nusra per evitare di essere essi stessi bombardati.

Queste misure dovevano essere seguite da azioni russo-americane coordinate contro i terroristi, mentre i colloqui di pace riprendevano a Ginevra. Purtroppo gli Stati Uniti sono stati incapaci o riluttanti a convincere i suoi numerosi protetti nel conflitto a separarsi da al-Nusra. (Questo è ciò che veramente ha condannato la trattativa, l’incapacità degli Stati Uniti di riconoscere la propria fine.) Alcuni clienti con rabbia rifiutarono e si rivolsero ai loro consulenti statunitensi. Il 16 settembre (presumibilmente per errore) gli Stati Uniti e parecchi suoi alleati hanno bombardato una base dell’esercito siriano uccidendo 62 soldati impegnati in combattimenti con L’ISIL. Infuriata, la Siria ha ripreso il bombardamento di Aleppo est, che è controllata da al-Nusra (Fatah al-Sham). Gli americani hanno accusato la Siria o la Russia per il  bombardamento, ancora inspiegabile, di un convoglio di aiuti delle Nazioni Unite, facendo 20 morti tre giorni dopo, e ha sospeso i negoziati con la Russia.

In altre parole, avendo temporaneamente ammesso la necessità di cooperare con la Russia alleata della Siria per risolvere un conflitto che gli Stati Uniti avevano deliberatamente aggravato, con risultati terribili, gli Stati Uniti hanno sabotato i colloqui. E dopo averlo fatto, improvvisamente sono scivolati in una condotta al vetriolo senza precedenti; osservate le prestazioni dell’ambasciatrice alle Nazioni Unite Samantha Power il 18 settembre, dove lei con rabbia ha respinto la morte dei soldati siriani come un dettaglio minore in una guerra, e rimproverò l’ambasciatore russo per aver chiamato una riunione del Consiglio di Sicurezza per discutere sulla Siria una “bravata”. ( Lei, ovviamente, era stanca dell’ostinato rifiuto della Russia di concedere alla “nazione eccezionale” il futuro del suo alleato.)

  1. Intanto Hillary Clinton di recente, il 9 ottobre, ha ribadito nel “dibattito” con Trump che (ancora) sostiene una no-fly zone. Anche se i suoi pezzi grossi le hanno detto che questo significherebbe lo spiegamento di decine di migliaia di soldati degli Stati Uniti in una guerra con la Siria e la Russia. Lei è tenuta a galla da quel molto insolito promemoria di dissenso firmato lo scorso giugno da 51 attuali funzionari del Dipartimento di Stato che non considerano l’ISIL l’epicentro ed esigono un cambio immediato di regime in Siria. Lei sa che il Dipartimento di Stato è più aggressivo rispetto al Pentagono, ma che il Pentagono è anche sospettoso di ogni cooperazione con la Russia, dovunque, come ad esempio Lavrov ha più volte proposto. Lei sa che  i mezzi di informazione in questo paese hanno fatto credere che la Russia, attraverso il suo sostegno a un brutale dittatore, è responsabile per il genocidio in Aleppo est, mentre gli Stati Uniti si siedono in disparte e non fanno nulla!

Lei è ansiosa di nominare Michele Flournoy (precedentemente il civile situato al terzo livello del Pentagono sotto Obama) come suo Segretario della Difesa. Flournoy ha anche chiesto una “no-fly zone” sulla Siria e “una coercizione militare limitata” per rimuovere  Assad dal potere. Lei ha effettivamente proposto il dispiegamento di truppe di terra statunitensi contro l’esercito arabo siriano.

L’8 ottobre la Francia ha proposto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che vieta il bombardamento siriano o russo di Aleppo est controllato da al-Nusra, mentre tace sul bombardamento illegale della Siria condotto dagli  USA e dai suoi alleati. Una barzelletta assurda, contrastata da Cina e Russia, che hanno posto subito il veto. Lo scopo era diffamare ulteriormente il governo siriano e la Russia.

Non è ovvio? L’opinione pubblica si sta preparando per un’altra guerra per il cambio di un regime. La più alta posta in gioco questa fino ad oggi, perché potrebbe portare alla terza guerra mondiale.

Ed è appena anche un argomento di conversazione in questa elezione truccata, che sembra progettato per non solo presentare un guerrafondaio, ma per sfruttare al massimo la rozza russofobia in corso. Il punto per Hillary non è solo salire al potere, a qualunque costo, ma preparare il popolo per altri Afghanistan, Iraq e Libia. Il punto è quello di cullare il popolo nell’amnesia storica, impedirgli di vedere il primato di Hillary nel militarismo spericolato alla maniera di Goldwater, sfruttare la mentalità da Guerra Fredda persistente tra i più arretrati e ignoranti, e assicurare che l’elettorato il quale, mentre in genere deplora il risultato delle elezioni truccate nel mese di novembre, si radunerà ben presto dietro la corrotta Hillary non appena lei troverà un pretesto per fare la guerra.

Molto, molto pericoloso.

 

Di Gary Leupp, 14 ottobre 2016

(*) Gary Leupp è professore di Storia alla Tufts University e collabora col  Department of Religion. E’ autore di:  Servants, Shophands and Laborers in in the Cities of Tokugawa JapanMale Colors: The Construction of Homosexuality in Tokugawa Japan; and Interracial Intimacy in Japan: Western Men and Japanese Women, 1543-1900. He is a contributor to Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion, (AK Press). He can be reached at: gleupp@tufts.edu

 

(Traduzione di Diego Siragusa)

L’originale in inghlese si trova in questo sito:
http://www.counterpunch.org/2016/10/14/an-urgently-necessary-briefing-on-syria/

 

17 ottobre 2016 – diegosiragusa.blogspot.it

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