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Difesa: ministro Pinotti, ditta Rwm ha esportato in Arabia Saudita secondo normativa vigente

Roma, 12 ott 16:05 – La ditta Rwm Italia munitions Srl ha esportato armi in Arabia Saudita, paese nei cui confronti “attualmente non è in vigore alcun embargo”, rispettando tutte le procedure previste dalla normativa vigente, ma questo “non significa che il governo italiano non sia preoccupato per la situazione in Yemen”. Lo ha detto oggi il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, durante un Question time alla Camera dei Deputati sul presunto utilizzo di bombe col codice del ministero della Difesa nel conflitto in Yemen. “Non vi è quindi alcun collegamento con la Direzione nazionale armamenti e non si tratta di materiale proveniente dallo stock dell’aeronautica militare”, ha detto la Pinotti. “La ditta Rwm ha esportato in Arabia Saudita in forza di una licenza rilasciata in base alla normativa vigente”, ha spiegato il ministro della Difesa. “L’Arabia Saudita – ha aggiunto la Pinotti – non è oggetto di alcuna forma di embargo, sanzione o restrizione internazionale, Onu o di Unione europea, nel settore delle vendite di materiale e di armamento: questo non vuol dire che il governo non è preoccupato per quello che sta avvenendo con lo Yemen”.
Nota delle Admin: Ma come è (dis)umana questa signora. In virtù di rappresentanza di questo nostro patetico governo si dice “preoccupata” di quanto sta avvenendo in Yemen. Interessante vedere un certo nervosismo da parte sua mentre recita tutte queste menzogne. Dice che quei macellai con le tovaglie in testa non sono oggetto di alcuna forma di embargo, o sanzione, o restrizione internazionale, ONU o dell’Unione Europea.
Bene! Allora rinfreschiamole la memoria e andiamo a leggerci tutti la Risoluzione UE, approvata il 25/2/2016 e aggiornata il 20/9/2016, che chiede di procedere all’embargo delle armi nei confronti di questi Barbari assassini!
Per l’immane lavoro di ricerca e di Informazione si ringraziano: Giorgio Beretta, Francesco Vignarca, Luigi Grimaldi, Roberto Cotti, Rete Italiana Disarmo, Opal Brescia, Amnesty International e tutti i gionalisti e attivisti per i Diritti umani che stanno cercando di tenerci informati dallo Yemen.

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sullo Yemen, in particolare quella del 9 luglio 2015 sulla situazione nello Yemen (1) ,

–  vista la dichiarazione comune rilasciata il 10 gennaio 2016 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, e dal commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, sull’attacco alla struttura sanitaria di Medici senza frontiere (MSF) nello Yemen,

–  viste la dichiarazione resa il 15 dicembre 2015 dal portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) sulla ripresa dei colloqui sullo Yemen sotto l’egida delle Nazioni Unite, e la dichiarazione comune sullo Yemen rilasciata il 2 ottobre 2015 dal VP/AR, Federica Mogherini, e dal commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides,

–  viste le conclusioni del Consiglio “Affari esteri” sullo Yemen, in particolare quelle del 20 aprile 2015,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sullo Yemen, in particolare le risoluzioni 2216 (2015), 2201 (2015) e 2140 (2014),

–  viste le dichiarazioni sullo Yemen del 10 gennaio 2016 e dell’8 gennaio 2016 del portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite,

–  visto l’articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l’attuale crisi nello Yemen è il risultato dell’incapacità dei governi che si sono succeduti di rispondere alle legittime aspirazioni del popolo yemenita alla democrazia, allo sviluppo economico e sociale, alla stabilità e alla sicurezza; che tale incapacità ha creato le condizioni per lo scoppio di un violento conflitto, in quanto non si è riusciti a dare vita a un governo inclusivo e a garantire un’equa ripartizione dei poteri e sono state sistematicamente ignorate le numerose tensioni tribali, la diffusa insicurezza e la paralisi economica del paese;

B.  considerando che l’intervento militare a guida saudita nello Yemen, richiesto dal presidente yemenita Abd Rabbuh Mansur Hadi, compreso l’uso di bombe a grappolo bandite a livello internazionale, ha portato a una situazione umanitaria disastrosa che interessa la popolazione in tutto il Paese, ha gravi implicazioni per la regione e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza a livello internazionale; che membri della popolazione civile yemenita, già esposta a condizioni di vita terribili, sono le principali vittime dell’attuale escalation militare;

C.  considerando che i ribelli Houthi hanno posto sotto assedio la città di Ta’izz, la terza città dello Yemen, ostacolando la fornitura di aiuti umanitari; che secondo Stephen O’Brien, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti d’emergenza, i circa 200.000 civili intrappolati nella città hanno un disperato bisogno di acqua potabile, cibo, cure mediche e altri tipi di assistenza di primo soccorso e protezione;

D.  considerando che dall’inizio del conflitto sono state uccise almeno 5.979 persone, quasi la metà delle quali civili, e 28.208 sono rimaste ferite; che tra le vittime si contano centinaia di donne e bambini; che l’impatto umanitario sulla popolazione civile degli attuali scontri tra le diverse milizie, dei bombardamenti e dell’interruzione della fornitura dei servizi essenziali sta raggiungendo proporzioni allarmanti;

E.  considerando che, secondo la rassegna del fabbisogno umanitario 2016 (HNO), pubblicata nel novembre 2015, 21,2 milioni di persone (l’82% della popolazione) hanno ormai bisogno di una qualche forma di assistenza umanitaria; che, analogamente, secondo le attuali stime quasi 2,1 milioni di persone sono malnutrite, compresi oltre 1,3 milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta grave;

F.  considerando che nel 2015 l’UE ha stanziato 52 milioni di EUR in nuovi aiuti umanitari per la crisi nello Yemen e il suo impatto nel Corno d’Africa; che l’UE fornirà fino a 2 milioni di EUR per la creazione del meccanismo di verifica e ispezione delle Nazioni Unite (UNVIM) per le spedizioni commerciali verso lo Yemen, facilitando così la libera fornitura di beni commerciali e di aiuti umanitari al Paese;

G.  considerando che, secondo molteplici segnalazioni, gli attacchi aerei della coalizione militare a guida saudita nello Yemen hanno colpito bersagli civili, tra cui ospedali, scuole, mercati, magazzini cerealicoli, porti e un campo di sfollati, danneggiando gravemente infrastrutture essenziali per la fornitura degli aiuti e contribuendo alla grave carenza di generi alimentari e di carburante nel Paese; che il 10 gennaio 2016 è stato bombardato nello Yemen settentrionale un ospedale finanziato da MSF e ciò ha provocato la morte di almeno sei persone e il ferimento di una dozzina, tra cui membri del personale di MSF, oltre a danneggiare gravemente le strutture mediche; che si tratta dell’ultimo di una serie di attacchi ai danni di strutture mediche; che anche numerosi monumenti storici e siti archeologici sono stati distrutti o danneggiati irrimediabilmente, comprese alcune parti della città vecchia di Sana’a, sito patrimonio mondiale dell’Unesco;

H.  considerando che, a causa di capacità portuali ridotte e della congestione derivante da infrastrutture e strutture danneggiate, solo il 15% del volume pre-crisi delle importazioni di carburante riesce a giungere nel Paese; che, secondo il quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare (IPC) dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, otto governatorati, vale a dire Sa’da, Hajja, Hodeida, Ta’izz, al-Dali, Lahj, Abyan e Hadramawt, sono attualmente classificati a livello di emergenza per quanto riguarda la sicurezza alimentare;

I.  considerando che, stando all’organizzazione Save the Children, in almeno 18 dei 22 governatorati del Paese gli ospedali sono stati chiusi o gravemente danneggiati a causa dei combattimenti o della mancanza di carburante; che, in particolare, sono stati chiusi 153 centri sanitari che in precedenza fornivano nutrimento a oltre 450.000 bambini a rischio, insieme a 158 ambulatori che erogavano servizi di assistenza sanitaria di base a quasi mezzo milione di bambini al di sotto dei cinque anni;

J.  considerando che, secondo l’UNICEF, il conflitto nello Yemen ha avuto pesanti ricadute anche sull’accesso dei bambini all’istruzione, che ha smesso di funzionare per quasi 2 milioni di minori, con la chiusura di 3.584 scuole, ossia una su quattro; che 860 di tali scuole sono danneggiate oppure sono utilizzate come rifugio per gli sfollati;

K.  considerando che il 15 dicembre 2015 è stato dichiarato un cessate il fuoco nell’intero Paese, che tuttavia è stato subito ampiamente violato; che i colloqui di pace tra le parti belligeranti, svoltisi a metà dicembre 2015 in Svizzera, non hanno portato ad alcuna svolta importante in vista della fine del conflitto; che la ripresa dei negoziati di pace guidati dall’ONU, sotto l’egida dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, prevista per il 14 gennaio 2016, è stata temporaneamente rinviata per il perdurare delle violenze;

L.  considerando che la situazione nello Yemen comporta gravi rischi per la stabilità della regione, in particolare nel Corno d’Africa, nel Mar Rosso e nel resto del Medio Oriente; che al-Qaeda nella penisola araba (AQAP) è riuscita a sfruttare il deterioramento della situazione politica e di sicurezza nello Yemen, espandendo la propria presenza e aumentando il numero e la portata dei propri attacchi terroristici; che il cosiddetto Stato islamico (ISIS)/Daesh ha consolidato la propria presenza nello Yemen e ha sferrato attacchi terroristici contro moschee sciite, uccidendo centinaia di persone;

M.  considerando che uno Yemen stabile, sicuro e dotato di un governo efficiente risulta essenziale ai fini degli sforzi internazionali volti a combattere l’estremismo e la violenza nella regione e oltre, nonché per la pace e la stabilità all’interno del Paese stesso;

N.  considerando che alcuni Stati membri dell’UE hanno continuato ad autorizzare il trasferimento di armi e articoli correlati verso l’Arabia Saudita dopo l’inizio della guerra; che tali trasferimenti violano la posizione comune 2008/944/PESC sul controllo delle esportazioni di armi, che esclude esplicitamente il rilascio di licenze relative ad armi da parte degli Stati membri laddove vi sia il rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e per compromettere la pace, la sicurezza e la stabilità regionali;

1.  esprime profonda preoccupazione per l’allarmante deterioramento della situazione umanitaria nello Yemen, caratterizzata da una diffusa insicurezza alimentare e una grave malnutrizione, da attacchi indiscriminati contro civili, personale medico e operatori umanitari e dalla distruzione delle infrastrutture civili e mediche a causa del preesistente conflitto interno, dell’intensificarsi degli attacchi aerei ad opera della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, dei combattimenti a terra e dei bombardamenti, nonostante i ripetuti appelli per una nuova cessazione delle ostilità; deplora profondamente la perdita di vite umane causata dal conflitto e le sofferenze delle persone rimaste coinvolte negli scontri, ed esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime; riafferma il proprio impegno a continuare a sostenere lo Yemen e il popolo yemenita;

2.  esprime grave preoccupazione per gli attacchi aerei da parte della coalizione a guida saudita e il blocco navale da essa imposto allo Yemen, che hanno causato la morte di migliaia di persone, hanno ulteriormente destabilizzato il Paese, stanno distruggendo le sue infrastrutture fisiche, hanno creato un’instabilità che è stata sfruttata dalle organizzazioni terroristiche ed estremiste, quali l’ISIS/Daesh e l’AQAP, e hanno aggravato una situazione umanitaria già critica; condanna fermamente anche le azioni destabilizzanti e violente condotte dai ribelli Houthi, che sono sostenuti dall’Iran, compreso l’assedio della città di Ta’izz, che ha avuto, tra l’altro, conseguenze umanitarie disastrose per gli abitanti;

3.  sottolinea la necessità di un’azione umanitaria coordinata sotto la guida delle Nazioni Unite ed esorta tutti i Paesi a contribuire a far fronte alle esigenze umanitarie; esorta tutte le parti a consentire l’ingresso e la distribuzione di generi alimentari, farmaci e carburante di cui vi è un urgente bisogno nonché di altre forme di assistenza necessaria, tramite le Nazioni Unite e i canali umanitari internazionali, al fine di soddisfare le necessità impellenti dei civili colpiti dalla crisi, secondo i principi di imparzialità, neutralità e indipendenza; chiede una tregua umanitaria affinché l’assistenza di primo soccorso possa essere fornita con urgenza alla popolazione yemenita; ricorda che è pertanto essenziale facilitare ulteriormente l’accesso delle navi mercantili allo Yemen;

4.  invita tutte le parti a rispettare il diritto umanitario internazionale e il diritto internazionale in materia di diritti umani, a garantire la protezione dei civili e ad astenersi dall’attaccare direttamente le infrastrutture civili, soprattutto le strutture sanitarie e gli impianti idrici; esige un’indagine indipendente su tutte le accuse di abusi, torture, uccisioni mirate di civili e altre violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto umanitario internazionale;

5.  ricorda a tutte le parti che gli ospedali e il personale medico sono esplicitamente tutelati dal diritto umanitario internazionale e che un attacco deliberato contro i civili e le infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra; chiede un’indagine imparziale e indipendente su tutte le presunte violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale in materia di diritti umani, come pure sui recenti attacchi che hanno preso di mira le infrastrutture e il personale umanitario; invita tutte le parti a rispettare i diritti umani e le libertà di tutti i cittadini yemeniti e sottolinea l’importanza di migliorare la sicurezza di tutti coloro che lavorano per le missioni umanitarie e di pace nel Paese, compresi gli operatori umanitari, i medici e i giornalisti;

6.  chiede all’UE di promuovere con efficacia il rispetto del diritto umanitario internazionale, come stabilito nei pertinenti orientamenti dell’UE; sottolinea in particolare la necessità che l’UE metta in evidenza, nel suo dialogo politico con l’Arabia Saudita, l’esigenza di rispettare il diritto umanitario internazionale e, qualora tale dialogo risulti infruttuoso, che consideri ulteriori misure in conformità degli orientamenti dell’Unione volti a promuovere l’osservanza del diritto umanitario internazionale;

7.  invita il VP/AR ad avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen e del fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all’Arabia Saudita violerebbe pertanto la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell’8 dicembre 2008;

8.  ritiene che l’Arabia Saudita e l’Iran siano la chiave per risolvere la crisi, ed esorta entrambi a operare in modo pragmatico e in buona fede per porre fine ai combattimenti nello Yemen;

9.  sottolinea che soltanto una soluzione al conflitto politica, inclusiva e negoziata può ripristinare la pace e preservare l’unità, la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dello Yemen; esorta tutte le parti a impegnarsi quanto prima, in buona fede e senza condizioni preliminari, in un nuovo ciclo di negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite, anche superando le loro divergenze attraverso il dialogo e le consultazioni, rifiutando gli atti di violenza finalizzati al raggiungimento di obiettivi politici e astenendosi da provocazioni e da tutte le azioni unilaterali volte a compromettere la soluzione politica; sostiene gli sforzi dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ismail Ould Cheikh Ahmed, volti a tenere colloqui di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite sulla base dell’iniziativa del Consiglio di cooperazione del Golfo, come pure l’esito della conferenza sul dialogo nazionale e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 2140 (2014) e 2216 (2015);

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi e al governo dello Yemen.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0270.  –  (Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2016)
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