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In questi giorni è caduto il 15° anniversario dell’invasione Usa in Afghanistan; era il 7 ottobre del 2001 quando cominciò, meno d’un mese dopo l’11 Settembre: con la bugiarda scusa della “lotta al Terrore”, Washington inaugurò un ciclo sciagurato di guerre d’aggressione con cui la Superpotenza riteneva di poter imporre il proprio ordine a un mondo allora ancora unipolare dopo il crollo dell’Urss.

Dietro il risibile paravento dell’esportazione della “Democrazia” a Stelle e Strisce, erano due gli obiettivi fondamentali: uno politico, ovvero assicurarsi che nell’enorme blocco dell’Eurasia non emergessero competitor, né si affermassero aree indipendenti alla sua pretesa egemonia globale; un altro economico, vale a dire avere libero accesso alle risorse di quell’area sterminata, e impedire che qualcuno ostacolasse i suoi interessi.

Ormai sono passati 15 anni, le guerre si sono succedute alle guerre, e Washington stenta sempre di più a imporre il proprio dominio a un mondo divenuto multipolare. Dalle crisi sanguinose scatenate dagli Usa e dai suoi alleati del Golfo, sta emergendo un nuovo Medio Oriente che stravolge gli antichi equilibri funzionali a Washington ed a Riyad con i loro satelliti, e dai confini dell’Europa, passando per l’Asia Centrale e fino al Pacifico, la rinnovata forza di Mosca e soprattutto l’affermarsi di Pechino, stanno mettendo in discussione l’ordine e l’egemonia dello Zio Sam.

L’Afghanistan è cerniera fra Medio Oriente e Asia Centrale; il suo territorio confina con le aree di influenza cinesi e russe, è oggetto dell’eterna contrapposizione fra India e Pakistan, ed ha una lunga frontiera con l’Iran, il fulcro dell’odierno ribaltamento dell’antico status quo mediorientale tanto caro all’Imperialismo.

All’indomani dell’invasione in Afghanistan, l’allora Segretario alla Difesa Rumsfeld affermò che dopo la distruzione delle basi di al-Qaeda gli Usa avrebbero lasciato il Paese avendo l’impudenza di dire: ”perché è giusto che l’Afghanistan costruisca da solo la propria democrazia”.

Da allora la guerra non ha abbandonato quelle terre, le stragi si sono succedute e, al di là di una stucchevole propaganda ad uso delle opinioni pubbliche occidentali, la situazione è andata precipitando. Un potere corrotto, tenuto in piedi dai soldati occidentali, fa finta di governare un Paese distrutto, abbandonato a signori della guerra, trafficanti d’oppio e terroristi d’ogni specie, con cui stringe sistematici accordi per mantenersi sulla testa di una popolazione vessata ed allo stremo.

A parte operazioni di facciata, per 15 anni enormi fiumi di denaro sono serviti ad ingrassare le società della Difesa occidentali e ad alimentare una corruzione locale da incubo, lasciando arrivare agli afghani, martoriati dalla guerra, misere briciole. Ma sono serviti anche e soprattutto ad alimentare le pretese di egemonia e controllo sull’area di Washington.

Questa è la ragione dell’invasione scatenata in Afghanistan, una guerra infinita, ormai sparita dai media occupati a disinformare su altre crisi, spacciata come crociata contro quel terrorismo tanto funzionale agli interessi dello Zio Sam.

 

Di Salvo Ardizzone

 

10 ottobre 2016

Fonte: ilfarosulmondo.it

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