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Nota delle Admin: Leggiamo le parole della figlia di un generale israeliano.

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Il sangue palestinese in Israele e nei territori occupati si può spargere impunemente. Ogni giorno l’esistenza dei palestinesi è resa impossibile. Crudeltà, umiliazione, fame, tortura e morte definiscono le loro relazioni coi loro padroni, i loro occupanti ed i loro governanti.

La domanda che per tanto tempo mi ha assillato è come fanno i cittadini israeliani, compresi i bambini che poi all’età di 18 si uniranno alla macchina della tortura – l’IDF – a far fronte a una tale discrepanza tra i valori con cui sono cresciuti e le pratiche dell’oppressione contro i loro vicini?

La risposta a questa domanda sta nell’istruzione. Perché l’apartheid non è solo un mucchio di leggi razziste, è uno stato d’animo, modellato dall’istruzione.

I bambini israeliani vengono educati fin da un’età molto tenera a vedere i cittadini “arabi” e gli “arabi” in generale come un problema che deve essere risolto, eliminato in un modo o nell’altro.

Possono attraversare la vita senza mai incontrare un bambino palestinese o parlare con uno di loro. Non sanno nulla della vita di queste persone che vivono a 100 metri di distanza, a volte nella stessa strada, come ad Abu-Tur a Gerusalemme.

L’istruzione israeliana riesce a costruire muri mentali che sono molto più spessi del muro di cemento che si sta costruendo per incarcerare la nazione palestinese e nascondere la loro esistenza ai nostri occhi.

Ecco perché gli israeliani non protestano contro il muro dell’apartheid. La maggior parte degli israeliani, tra cui i sionisti di sinistra, vedono il muro come una soluzione adeguata al “problema”. Non considerano i palestinesi come esseri umani simili a loro, ma come una specie inferiore che merita molto meno.

Questo può anche spiegare la sollecitudine e l’esaltazione per Gilad Shalit, il soldato catturato, che è stato ribattezzato “un bambino rapito”, e la completa indifferenza nei confronti delle centinaia di bambini palestinesi che sono letteralmente rapiti dai loro letti da soldati armati e gettati in carcere per lancio di pietre, per essere stati dove non avrebbero dovuto essere, o per aver parlato in modo scortese ai soldati, o per il semplice fatto di esistere.

L’apartheid in Israele e Palestina, imposto e praticato dalle forze di sicurezza israeliane, è reso possibile dal razzismo più profondo, praticato ogni giorno, in tutti i campi della vita, in ogni incontro o azione, nell’istruzione e nei mezzi di comunicazione che sono interamente dedicati alla produzione e riproduzione di paure e eterofobia.

 

Da un post su FB di Nurit Peled-Elhanan di sabato 8ottobre.

Traduzione di Simonetta Lambertini per Invictapalestina.org

 

8 ottobre 2016 – invictapalestina.wordpress.com

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