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La notizia è apparsa su un sito specializzato in sicurezza e difesa nel Medio Oriente. Al centro dei colloqui tra la ministra Pinotti e il re saudita ed in particolare il Vice principe ereditario e ministro della Difesa, Muhammad Bin Salman, vi sono stati nuovi “contratti navali”. “The talks are said to have focused on naval deals between both countries” – riporta testualmente il sito Tactical Report. Considerato che i colloqui erano tra ministri della Difesa non è difficile immaginare che si sia trattato di navi militari. Lo fa capire chiaramente l’agenzia di stampa saudita: “They discussed bilateral relations and ways to enhance them, especially in the defense field”. Non a caso, quindi, nella delegazione italiana era presente il Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti, il Generale di Squadra Aerea Carlo Magrassi.

Per il ministero della Difesa il centro dei colloqui sarebbe invece stato “la formazione e l’addestramento militare”. “Durante il meeting si è parlato dello sviluppo della cooperazione bilaterale con un focus particolare sui settori della formazione e dell’addestramento militare” – riporta il comunicato ufficiale del Ministero. Di addestramento militare hanno sicuramente bisogno soprattutto gli avieri sauditi che da oltre un anno e mezzo stanno bombardando lo Yemen senza alcun mandato internazionale, ma sostenuti dall’intelligence di Stati Uniti e Regno Unito. In quest’anno e mezzo con i loro criminali raid aerei sono riusciti a colpire centri abitati, scuole, mercati, moschee, cortili in cui si celebravano matrimoni, un’azienda italiana che produce pompe idrauliche e ovviamente anche strutture ospedaliere, come quelle di Medici senza Frontiere: un terzo dei loro raid ha fatto centro proprio su obiettivi civili. “Effetti collaterali” hanno commentato i sauditi.

Bombardamenti ripetutamente condannati dal Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ma di cui non c’è traccia nei colloqui tra la ministra Pinotti e il suo omologo saudita: per il Ministero della Difesa il conflitto in Yemen semplicemente non esiste. Anzi secondo il nostro ministero, “L’Italia guarda con grande interesse al ruolo dell’Arabia Saudita, per la stabilità della regione, e al rafforzamento dei rapporti bilaterali tra i due paesi”.

Si capisce allora come la scorsa settimana a seguito delle pressioni dell’Arabia Saudita, il Consiglio dell’Onu per i diritti umani non abbia accolto la proposta di una commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulle violazioni del diritto umanitario in Yemen. L’indagine di una commissione indipendente era stata richiesta dall’Alto commissario per i diritti umani, il principe Zeid bin Ra’ad Al Hussein. La  richiesta era sostenuta dai paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, ma poi è stata ritirata dall’UE senza alcuna motivazione. Il Consiglio dell’Onu per i diritti umani ha dovuto pertanto accettare la proposta di un’inchiesta da parte delle autorità yemenite. Secondo le Nazioni Unite più del 60% delle vittime tra i civili yemeniti, che ammontano ad oltre 3.800 morti, sarebbero stati causati dai bombardamenti indiscriminati della coalizione saudita.

La dura reazione di Rete Disarmo e Amnesty Italia

A fronte di questo scenario e all’annuncio di nuovi contratti militari, Rete italiana per il disarmo e Amnesty International hanno prontamente emanato un comunicato stampa. “L’evidente riserbo, con poche notizie diffuse, del Ministero della Difesa su questa visita e sull’oggetto specifico dei contratti navali è motivo di forte preoccupazione” – ha commentato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il Disarmo. “Lo è soprattutto in considerazione delle attività militari e dei bombardamenti sauditi in Yemen. Da marzo dell’anno scorso, infatti, l’Arabia Saudita si è posta a capo di una coalizione militare che, senza alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite, è intervenuta nel conflitto in Yemen con pesanti bombardamenti anche sulle zone civili, tra cui alcune strutture sanitarie di Medici senza Frontiere, notoriamente segnalate come tali a tutti i contendenti”.

“Non passa giorno – ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, senza che dallo Yemen non arrivino notizie di attacchi contro civili od obiettivi civili da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Eppure Riyad continua a ostacolare ogni tentativo di indagare in modo imparziale e obiettivo sui crimini di guerra. Il suo atteggiamento ostile all’accertamento delle responsabilità dovrebbe essere oggetto di forti critiche da parte della comunità internazionale, che invece continua a premiarla – inclusa l’Italia – con un trattamento di riguardo e con forniture di armi”.

Lo scorso febbraio, il Parlamento Europeo ha votato con ampia maggioranza una risoluzione nella quale ha chiesto all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, di “avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita”, ciò alla luce delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen e del continuo rilascio di licenze di vendita di armi all’Arabia Saudita che violerebbe la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell’8 dicembre 2008.

“E’ necessario che il Parlamento chieda urgenti spiegazioni riguardo a questa visita della ministra Pinotti in Arabia Saudita” – afferma Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia. “Il Parlamento deve esigere dal Governo, ed in particolare dal ministero della Difesa, risposte chiare e puntuali su tutte le attività di promozione di contratti per mezzi militari in particolare con i Paesi accusati di crimini di guerra e che violano pesantemente i Diritti umani. L’attivismo della ministra Pinotti nella promozione di questi contratti va vagliato attentamente in considerazione dei conflitti nell’area mediorientale che, come vediamo ogni giorno, finiscono per riversare sulle nostre coste migliaia di migranti e di profughi”. Una cosa è chiara: per gli esperti delle Nazioni Unite, le vendite di armamenti a questi paesi sono una minaccia alla sicurezza, alla pace e ai diritti umani.

Certo, l’Italia non è l’unico paese a fornire armi e sistemi militari alla monarchia assoluta saudita. Tra i maggiori fornitori figurano gli Stati Uniti, il Canada e il Regno Unito: ma in questi paesi (che non fanno parte dell’UE o che – come il Regno Unito – ne stanno uscendo) le forniture militari e anche quelle ai sauditi sono ampiamente e aspramente discusse in parlamento e sui media nazionali con esplicite accuse verso i propri governi di “complicità nella carneficina“. Vedremo nei prossimi giorni se il Parlamento italiano saprà far sentire la sua voce. [G.B.]

 

P.S: Ieri sera, poco dopo la pubblicazione di questo articolo, il Ministero della Difesa ha inviato questo tweet. “Min Pinotti Arabia Saudita: visita politico istituzionale #ministerodifesa pronto a querelare chi diffonde falsità http://goo.gl/LU1hA5. Gli account taggati (cioè quelli a cui si vuole comunicare il proprio tweet) sono: Amnesty Italia, Rete italiana per il disarmo, Altreconomia, Pressenza e Possibile. Vi terremo informati sugli sviluppi.

 

6 ottobre 2016

Fonte: unimondo.org

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Nota delle Admin: All’articolo sopra riportato aggiungiamo questo video, per chi non lo conoscesse, pubblicato il 1 dicembre 2015, dove la nostra ministra della Difesa smentisce spudoratamente le illazioni sorte in quei giorni circa la spedizione verso l’Arabia Saudita di bombe prodotte in Sardegna, a Domusnovas. Afferma che nessuna legge è stata violata e la spedizione (o meglio, LE spedizioni) rispettano le regole internazionali. L’Italia non vende armi all’Arabia Saudita. Le armi non le produce l’Italia ma bensì un’azienda tedesca, le commesse sono americane, e le armi TRANSITANO su suolo italiano!!

Alla luce dei fatti che stanno succedendo in questi ultimi giorni, diremmo che la nostra emerita ministra della guerra Pinotti ci deve molte spiegazioni.

 

 

 

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