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Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha incontrato il 29 settembre l’inviato Onu per la Siria, Staffan De Mistura, condannando “i bombardamenti ininterrotti con cui il regime di Assad sta colpendo da giorni le popolazioni civili nella parte orientale di Aleppo“. Successivamente, il 4 ottobre, in Commissione Esteri riunita di Camera e Senato, ha aggiunto che “l’operazione su Aleppo è inaccettabile. E’ inaccettabile radere al suolo una città per ottenere un vantaggio politico-diplomatico“. Il ministro ha detto di una “violenza inaudita“, di un “atroce conflitto“, che “non esiste soluzione militare“, che “l’Italia è sempre stata a favore di una soluzione diplomatica” e che bisogna “dare la precedenza a operazioni umanitarie“.
La ministra della Difesa, Roberta Pinotti, nei medesimi giorni è andata in Arabia Saudita in visita ufficiale. Gli obbiettivi della visita sono stati sinteticamente espressi in una nota sul sito del Ministero. Durante il colloquio con il Re Saudita “è emersa l’esigenza comune di assicurare la stabilità alle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa allo scopo di garantire alle popolazioni di queste regioni pace e sicurezza“.
Come tutti sanno – più volte ribadito dai due interessati – il ministro Gentiloni e la ministra Pinotti considerano che un “ragionamento strategico Esteri-Difesa” abbia una fondamentale importanza sia per il governo, sia per il ruolo internazionale del nostro Paese.
Alla luce della lettura dei passaggi di cui sopra verrebbe da dire: bene! La salvaguardia dei diritti civili e dei diritti umani è il criterio che orienta mosse e strategie dei due fondamentali ministeri italiani.
Ma qualcosa non torna. Più di qualcosa.
Il comunicato del Ministero della Difesa chiarisce, poche righe più avanti, da dove si intende partire per portare “pace e sicurezza” nella regione: dalla “cooperazione” bilaterale “sui settori della formazione e dell’addestramento militare“! Incredibile!
Alla ministra Pinotti non è bastato il pur lauto accordo di cooperazione militare col Qatar, per 5 sfavillanti miliardi di euro. Vuole di più: anche la capofila della sanguinosa e violentissima guerra in Yemen, l’Arabia Saudita, deve potere disporre della nostra benevola, accorta e professionalissima assistenza militare.
Ma, d’altronde, non ricordiamo che il ministro Gentiloni abbia mai utilizzato parole dello stesso tenore di quelle usate nel commento del bombardamento di Aleppo, indirizzate anche verso i civili e i bambini massacrati in Yemen. Dove la situazione è drammatica e “inaccettabile” quanto quella della città siriana, a detta sia dell’Onu che di innumerevoli osservatori e agenzie indipendenti internazionali. Situazione che ha costretto anche il Parlamento Europeo a prendere posizione con una richiesta di embargo verso i paesi che stanno combattendo quella guerra.
Che entrambi non siano stati informati dei fatti?
Inutile aggiungere che, nel quadro di un “ragionamento strategico Esteri-Difesa”, una legge nazionale come la 185/90 sia un ferrovecchio da rottamare. Di più: un autentico intralcio per “assicurare la stabilità” a quelle martoriate regioni.
D’altronde come si potrebbero raggiungere i risultati sperati vietando l’esportazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di confitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite“? Situazione rilevata puntualmente in un comunicato di Opal e di Rete Disarmo.
Negli stessi giorni in cui sono accaduti questi fatti un articolo di Dacia Maraini, sul Corriere della Sera, cercava di richiamare l’opinione pubblica sulla tragedia dei bambini yemeniti descrivendoli come “fragili e tenerissime creature con un piede nell’aldilà“. Aggiungendo, nella chiosa del suo articolo, che “se non agiamo adesso, consapevoli che le guerre spingeranno sempre più gente a scappare verso le zone di pace e di benessere, dopo sarà troppo tardi“.
Il nostro paese, quelle guerre, le sta alimentando.
Senza il consenso tacito o esplicito – di ognuno di noi, tutto ciò non sarebbe possibile.
Shame on you! Shame on you!
Mimmo Cortese
Brescia, 6 ottobre 2016
Fonte: FB
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