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La stagione delle olive è uno dei principali legami che unisce i Palestinesi alla loro terra e incarna la loro capacità di recupero e di identità. Secondo i Palestinesi, la Palestina e le olive sono sinonimi nel lessico palestinese. La stagione di raccolta delle olive è un evento culturale a cui partecipano bambini, donne e anziani palestinesi. La Cisgiordania occupata produce uno dei migliori olio d’oliva al mondo. Secondo Oxfam, ci sono circa 9 milioni di alberi di olivo in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

La raccolta delle olive palestinesi affronta furti, incendi e atti vandalici contro gli ulivi da parte dei coloni israeliani. Questi coloni hanno anche confiscato ulivi e assaltato i contadini palestinesi per impedire loro di raggiungere i campi.

Le pratiche israeliane hanno lo scopo di spazzare via la cultura palestinese, rappresentata dagli ulivi radicati: le forze di occupazione israeliane hanno sradicato circa 1,5 milioni di ulivi palestinesi dal 1967.

Fares Al Jabi, direttore del Centro Palestinese per la Ricerca Agricola e lo Sviluppo, ha dichiarato: “L’olio d’oliva estratto l’anno scorso è stato di 21 mila tonnellate, mentre era di 26 mila tonnellate nel 2014 e si prevede di raggiungere 16 mila tonnellate quest’anno”.  La ragione di questo declino è l’aumento della temperatura, secondo Al Jabi.

Secondo il Centro palestinese di Statistica, gli ulivi e l’olio rappresentano il 15% del valore della produzione agricola in Palestina, che è pari a un miliardo di dollari l’anno. Avvicinandosi la stagione di raccolta, gli agricoltori palestinesi sono preoccupati per l’aumento degli attacchi dei coloni israeliani alle aziende agricole e agli agricoltori palestinesi.

Nimr Zuhdi, un contadino palestinese di Khirbat Yanun, a sud-est di Nablus, ha dichiarato che gli agricoltori palestinesi continuano a raggiungere le loro terre nella stagione della raccolta, nonostante tutti i pericoli imposti dagli Israeliani. Zuhdi ha sottolineato che i coloni israeliani intercettano i Palestinesi durante la stagione del raccolto e lasciano che i loro cani addestrati li attacchino. Sotto la protezione dei soldati e della polizia israeliana, rubano anche le olive dopo che sono state raccolte.

Zuhdi ha invitato le agenzie ufficiali ad assumersi le proprie responsabilità e affrontare gli attacchi israeliani che danneggiano i mezzi di sussistenza palestinesi.

Abu Omar, volontario della campagna, responsabile dei Comitati di Soccorso agricolo palestinese a Nablus, ha espresso preoccupazione per l’avvicinarsi della stagione del raccolto visto che le forze e i coloni israeliani sono soliti inseguire e maltrattare gli agricoltori palestinesi. Ha confermato che la commissione sta riunendo volontari per proteggere i contadini.

Abu Omar ha dichiarato che l’IOF impedisce ai contadini di raggiungere le loro terre nelle stagioni di raccolta, con il pretesto che si trovano in zone militari. Ha aggiunto che le violazioni israeliane non finiscono mai, ma aumentano nella stagione della raccolta delle olive. Ha anche invitato scuole, università e istituzioni palestinesi e attivisti arabi e stranieri a sostenere e a schierarsi dalla parte dei contadini palestinesi contro le ingiuste pratiche di Israele.

 

Traduzione di Edy Meroli

 

30 settembre 2016

Fonte: infopal.it

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Nota delle Admin: In questo video, agricoltori Palestinesi e volontari israeliani del Rabbis for Human Rights sono stati attaccati da estremisti israeliani con bastoni di metallo. L’incidente si è verificato a Burin, in Cisgiordania, nell’ottobre 2013. Gli estremisti israeliani provengono dal vicino insediamento di Itzhar. Non ci sono stati feriti gravi. Episodi come questi, e anche di peggio, succedono tutti i giorni, non solo quando c’è la raccolta delle olive!

 

Qui sotto, un altro video, trasmesso dall’israeliano ‘Canale 10’, dove si vede un cameraman palestinese attaccato da coloni durante la raccolta delle olive, a Hebron, ottobre 2008.

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