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Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace

Saremo ancora in grado di volare e rendere libere le nostre anime? L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino.

Mese

ottobre 2016

Le News di PandoraTV del 31/10/2016

  • I #terremoti sono due. L’altro è il governo
  • L’Italia di #Renzi, ama il sì, ma anche la #BombaAtomica
  • L’ #Occidente protegge ancora i #terroristi ad #Aleppo
  • #Russia esclusa dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ #ONU. L’ #ArabiaSaudita no
  • Quell’ #alleanza Occidente – Arabia Saudita che uccide il popolo yemenita
  • #Hillary nei pressi del filo di lana
  • Procede il #riarmo cinese
  • L’ #Europa ricatta il #Belgio e lo costringe a cedere sul #CETA
  • #Islanda al voto: I Pirati crescono ma non sfondano
  • #Moldavia al voto in bilico tra #Bruxelles e #Mosca
  • #Montenegro: #Djikanovic imbarazza l’Occidente
  • #Svizzera, il #bitcoin si fa strada nell’economia del Paese –

 

31/10/2016

Fonte: PandoraTV

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AL-NUSRA ENTRA AD ALEPPO OVEST. PUTIN FERMA I RAID

#AlQaeda #AlNusra #Aleppo #Syria #Assad #autobomba #bombardamenti #Iraq #ISIS #razzi

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In Iraq gli islamisti sono sulle barricate, ad un passo dal crollo della città-Stato Mosul; ad Aleppo avanzano verso la zona governativa, nei quartieri ovest. In territorio iracheno la battaglia è comune – seppur con obiettivi diversi – contro l’Isis, in Siria ad attaccare indisturbato è l’ex al-Nusra, oggi Fatah al-Sham. Ideologie molto simili, ma nella capitale del nord siriana gli ex qaedisti non sono nel mirino del fronte anti-jihadista. Al contrario, sono strumento di indebolimento dell’asse Mosca-Damasco.

Venerdì Fatah al-Sham ha lanciato un’ampia controffensiva contro i quartieri occidentali con autobomba, camion carichi di esplosivo, kamikaze e una pioggia di missili. Almeno 15 le vittime civili e 100 i feriti in quella che per le opposizioni è un’operazione diretta a rompere l’assedio di Damasco. Non ci sono solo gli islamisti: sotto la guida dell’ex al-Nusra ci sono unità dell’Esercito Libero Siriano, i salafiti di Ahrar al-Sham e le altre fazioni presenti ad Aleppo, una realtà composita che mette in crisi l’asse anti-Assad, con le opposizioni amiche al fianco di un gruppo etichettato come terrorista.

Due giorni fa le opposizioni hanno occupato parte del quartiere Dahiyat al-Assad e attaccato Bustan az-Zakhra, in città vecchia: secondo fonti delle opposizioni potrebbero portarsi sulla Castello Road. Si combatte in strada, tra le case, stessa guerriglia urbana e aerea che da mesi vivono anche i siriani dei quartieri orientali. L’esercito russo ha chiesto di riprendere gli attacchi aerei, interrotti 10 giorni fa dalla tregua unilaterale dichiarata da Mosca e Damasco. Terminato il cessate il fuoco di 11 ore al giorno, i caccia russi non si sono più alzati in volo. Ma il presidente Putin ha negato il via libera definendo la ripresa dei raid «inappropriata» e preferendo «continuare la pausa umanitaria».

Al contrario in Iraq è il fronte sciita a contrattaccare e lo fa con una mossa che avrà riflessi anche nella vicina Siria. L’attacco arriva da ovest: dopo averlo annunciato venerdì, ieri le Unità di Mobilitazione Popolare – le milizie sciite legate all’Iran – hanno aperto un nuovo fronte su Mosul. Stavolta a occidente. Con i peshmerga che premono da nord e l’esercito regolare iracheno da sud e est, i miliziani sciiti chiudono il cerchio sulla città, in cui però dicono di non voler entrare per evitare divisioni settarie già esplose in altre zone.

L’assalto non ha importanza strategica solo sul piano militare, nella controffensiva contro lo Stato Islamico. Ce l’ha anche su quello politico regionale. In primo luogo i gruppi armati sciiti si ritagliano uno spazio nella battaglia per Mosul, che da tempo la Turchia e gli Stati Uniti cercano di arginare per salvaguardare la maggioranza sunnita della provincia di Ninawa (non per tutelare la partecipazione politica della comunità locale, quanto per poter esercitare l’influenza necessaria ad una divisione amministrativa dell’Iraq, che da anni Washington propone).

In secondo luogo, le milizie sciite si portano in un luogo geograficamente strategico. Attaccando l’Isis dal lato occidentale, si posizionano lungo il confine siriano ponendosi come primo obiettivo la città di Tal Afar. E questo avrebbe due effetti: da una parte impedirebbe l’ulteriore fuga di islamisti verso il territorio siriano e verso Raqqa, dove sono già fuggiti i leader del braccio iracheno e migliaia di combattenti, come ripetutamente denunciato da Damasco e Mosca che considerano il transito una palese tattica del fronte anti-Assad; dall’altra aprirebbe al passaggio di quelle stesse milizie sciite in Siria, a combattere al fianco del governo siriano.

Un’eventualità che ieri il loro portavoce, Ahmed al-Assadi, ha lasciato intendere in un’intervista all’Afp: «Dopo aver ripulito la nostra terra, siamo pronti ad andare in qualsiasi luogo rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale».

Tal Afar, da questo punto di vista, è centrale anche per la Turchia. È a 50 km da Sinjar, l’area yazidi liberata un anno fa dai peshmerga. Ma a Sinjar non c’erano solo i combattenti del Kurdistan iracheno: c’erano anche le Ypg kurdo-siriane e gli uomini del Pkk, i primi ad accorrere quando migliaia di yazidi finirono nell’agosto del 2014 sotto assedio dell’Isis sul monte Sinjar. E da lì Ypg e Pkk non se sono mai andati, giocando un ruolo centrale – seppur poco raccontato – nell’operazione del novembre 2015.

Non è dunque un caso che pochi giorni fa il presidente turco Erdogan abbia tuonato contro il Partito Kurdo dei Lavoratori perché si tenga a distanza da Sinjar: non diventerà una nuova Qandil, ha detto Erdogan, il cui timore principale è vedere il confine siriano-iracheno in mano a kurdi nemici (non gli alleati del Krg di Barzani) e milizie sciite. Ovvero a soggetti che porrebbero fine al progetto di un corridoio sotto il controllo di Ankara lungo la frontiera turca con Siria e Iraq.

 

Di Chiara Cruciati

Fonte: Il Manifesto

 

31/10/2016 – contropiano.org

ITALIA: TERREMOTO NUCLEARE!

#DisarmoNucleare #nucleare #Italia #ONU #NATO #TrattatoNonProliferazione #TNP #CostituzioneItaliana #ReteItalianaDisarmo –

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L’ONU approva una risoluzione contro le armi nucleari, ma l’Italia vota contro. Effetti collaterali dopo la trasferta dell’ineletto Renzi da Obama?

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Ieri le Nazioni Unite hanno adottato a larga maggioranza una risoluzione che chiede di avviare nel 2017 i negoziati per un Trattato internazionale che vieti le armi atomiche. L’Italia però ha votato contro. A favore della risoluzione si sono espresse 123 nazioni, con Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sud Africa che si sono assunti il compito di redigere concretamente la Risoluzione. L’Italia, appunto, ha votato contro, insieme ad altre 37 nazioni guerrafondaie; 16 invece i Paesi astenuti. In sostanza la maggior parte delle nove nazioni nucleari ha votato contro la risoluzione ONU e molti dei loro alleati, compresa l’Italia e gli altri Paesi in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo segreto NATO (ovvero, mai ratificato dal Parlamento italiano), non hanno sostenuto la risoluzione.

Nel belpaese, infatti, in violazione del trattato internazionale di non proliferazione (TNP) e della nostra Costituzione repubblicana (già annichilita dal trattato di Lisbona) che Renzi & soci intendono mutilare definitivamente in barba allo Stato di diritto e alla democrazia, gli Stati Uniti d’America hanno realizzato 4 pericolosi arsenali nucleari ad Aviano, Ghedi, Livorno (Camp Darby) e Sigonella.

Inoltre, l’ 8 novembre prossimo, all’aeroporto militare di Amendola, ad un soffio da Manfredonia dove il governo dell’ineletto Renzi intende lasciar impiantare un mastodontico deposito costiero di gas esplosivo (progetto Energas/Q8), giungeranno i primi due cacciabombardieri nucleari italiani. L’Italia ha previsto l’acquisto di 90 velivoli F-35: l’intero ciclo operativo costerà agli ignari contribuenti italiani circa 60 miliardi di euro. Proprio in Puglia – trasformata in obiettivo sensibile di conflitto nucleare – nelle basi di Amendola e Grottaglie saranno dislocati e pronti all’uso contro la Russia, questi strumenti di guerra e di morte. Perché il governatore Michele Emiliano tace? E la società civile dorme?

Attualmente nel mondo sono pronti all’uso almeno 15 mila ordigni nucleari, custoditi principalmente negli arsenali di Stati Uniti d’America e Russia. Sette altri Stati possiedono armi atomiche: Gran Bretagna, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord.

Le armi nucleari rimangono le uniche armi di distruzione di massa non ancora fuori legge in modo globale, nonostante i loro catastrofici impatti ambientali e umanitari, ben chiari e documentati. Le armi biologiche, le armi chimiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono infatti ordigni tutti esplicitamente proibiti dal diritto internazionale, mentre per le armi nucleari esistono solo divieti parziali nonostante il disarmo nucleare sia stata una priorità delle Nazioni Unite sin dalla loro nascita, nel 1945.

 

Di Gianni Lannes

 

riferimenti:

http://www.unog.ch/oewg-ndn

https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N14/473/26/PDF/N1447326.pdf?OpenElement

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=b+61

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=f+35

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/10/ecco-i-primi-cacciabombardieri-nucleari.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=energas

 

28/10/2016 – sulatestagiannilannes.blogspot.it

IL DIO DEI PAZZI PROVOCA I TERREMOTI!

#Dio #follia #israele #Kara #Likud #ministro #punizione #terremoto #Vaticano #UNESCO #Gerusalemme –

Una nota dell’ambasciata israeliana in Italia, ieri, spiegava che : «Ci sarà un controllo sulla vicenda. Israele ha massima considerazione delle sue importanti e amichevoli relazioni con l’Italia ed è vicino al governo e al popolo italiano per i tragici terremoti».

Incuriositi, siamo andati a cercare quale fosse quella “vicenda”, perché se l’ambasciata è stata costretta a prendere carta e penna – invece di affidarsi alle telefonate semi-minatorie ai giornali, come accade di solito – deve trattarsi di una cosa seria.

Abbiamo scoperto che in realtà era a metà strada tra la cosa seria (da ricovero urgente) e la scemenza che ti aspetteresti da un salviniano di quinto livello.

Il vice ministro israeliano della Cooperazione regionale, Ayoub Kara (Likud), mentre era in visita a Roma, ha scoperto che esistono i terremoti. Una delle due scosse che hanno semidistrutto Ussita, Santangelo sul Nera, Visso e altri paesini dell’appennino umbro-marchigiano, lo ha soprpreso mentre era in Vaticano. Inevitabile dunque che anche lui dicesse la sua sulla terra che trema, anche se – lo diciamo da testimoni diretti – quella scossa a Roma ha al massimo fatto tremolare la sedia davanti alla scrivania.

«Passare attraverso un terremoto non è stata la più piacevole delle esperienze, ma – ha detto Kara – abbiamo avuto fiducia che la Santa Sede ci avrebbe tenuto al riparo. Sono certo che il terremoto sia avvenuto a causa della decisione Unesco».

L’Unesco, nei giorni scorsi, ha approvato a maggioranza una risoluzione in cui si definisce la Palestina “terra occupata” e di conseguenza Israele come potenza occupante. Oppressore, insomma. Una realtà incontrovertibile che viene però osteggiata solo dagli Stati Uniti e dalla stessa Israele, com’è scontato che sia. Nella votazione, come su tutti i temi scabrosi, l’Italia si è astenuta (come se fosse complicatissimo capire chi occupa e chi è occupato, anche solo mettendo a confronto le carte geografiche nell’arco di 70 anni).

Il governo israeliano ha interpretato l’astensione come una scortesia gravissima, pretendendo ovviamente il voto contrario che legittimerebbe l’occupazione.

Perciò, nella testa del povero signor Ayoub Kara, l’Italia avrebbe meritato uan dura punizione. Fosse stato nelle sue possibilità, insomma, un bel terremoto non ce lo avrebbe tolto nessuno.E siccome è un vero laico, è anche convinto che il suo dio ragioni esattamente come i suoi pochi neuroni, anche se dispone naturalmente di un potere devastante infinitamente più grande.

E dunque che il terremoto colpisca questi vigliacconi di italiani incapaci di sostenere Israele nella sua politica criminale.

Inutile far notare al signor Kara che, così pensando, il suo dio dimostrerebbe anche una mira decisamente scarsa (avrebbe insomma avuto senso scagliare la collera contro le dimore del ministro degli esteri Gentiloni e degli alti funzionari della Farnesina, non certo sui poveri abitanti delle colline marchigiane che nulla sapevano del voto all’Unesco).

Nella testa di chi crede di essere un fortunatissimo membro di un “popolo eletto”, ben piantato nel cuore di un dio ostile al resto del genere umano, lo spazio per il dubbio è stato cancellato all’origine. E si sa: dio confonde coloro che vuol perdere…

Noi, che non abbiamo dei da venerare o che siano costretti a proteggerci, preferiamo usare il cervello. E dunque non confonderemo mai “gli ebrei” con il misero viceministro del Likud…

 

Di

 

29 ottobre 2016 – contropiano.org

PERCHE’ HO ABBANDONATO IL CULTO (SIONISTA)

#sionismo #israele #EbreiIsraeliani #olocausto #occupazione #colonialismo #nazionalismo #BDS #Palestina #Gaza –

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Caro Israele e cari ebrei israeliani,
Penso che scrivervi sia inutile e, d’altra parte, non mi aspetto una risposta da voi. Scrivo per una sorta di senso del dovere. Dopo tutto ero una di voi e allora qualcuno potrebbe ascoltarmi, incuriosirsi, assumersi un rischio e prendere in considerazione quel che per voi è impensabile.
Mi sembra di essere partita da un’eternità, venticinque anni. Non credo che siate troppo cambiati da allora, se non in peggio. Le psicologie come le vostre hanno il vizio di aggravarsi se nessuno le cura. Vi ricordo sempre come gente dura, sulla difensiva, collerici e pronti a esplodere per qualsiasi ragione, sguaiati e implacabili. Pure avete momenti di calma e forse anche di bontà, ma questi sentimenti erano prerogativa solo di coloro che vivevano in luoghi più verdi e gradevoli, e che erano più ricchi di noi.
Io sono cresciuta a Bat-Yam ed era terribile lì. Un ammasso di cemento, rumoroso e immenso; blocchi residenziali fatti di appartamenti separati da muri sottilissimi, a perdita d’occhio, separati da strade asfaltate. Non è l’immagine che amate mostrare al resto del mondo, e non corrisponde a quello che il resto del mondo pensa di voi. Io sono scresciuta in via Hashikma. Che scherzo crudele è stato chiamare quella mostruosa via di collegamento tutta in asfalto Hashikma… il sicomoro. Non c’era nessun albero lì. Nella mia infanzia, non avevo alcuna idea di cosa potesse essere un sicomoro. Chiunque siano stati quelli che l’hanno fatto, pensavano forse che chiamando la strada «sicomoro», questo avrebbe reso le cose più facili per chi ci abitava? Pensavano di poterci ingannare e farci pensare che fosse più idilliaco di quanto non fosse nella realtà? E invece provocava solo problemi e tormenti. Il nome della mia strada mi faceva pensare a qualcosa che io non avevo e non avrei mai potuto avere.
Questa distanza tra il nome del luogo e la sua realtà è uno dei simboli della vostra esistenza. Quello là non è tanto diverso dagli altri quartieri popolari del mondo intero, ma mi hanno sempre detto che noi eravamo diversi dagli altri. Eravamo speciali, eravamo migliori, eravamo più morali, più etici, più civili. E non mi dite che non l’avete detto. Me ne ricordo perfettamente! A scuola ero attentissima.
Ma nei miei sentimenti di bambina, io sentivo che noi non eravamo così speciali. Io penso che molti bambini cui sia capitato di essere abusati all’interno della loro famiglia, per mano del loro stesso popolo, dubitino del loro gruppo. Se mi aveste protetto di più, forse sarei ancora tra voi. Ma voi non potevate proteggermi, né me né gli altri bambini, proprio perché voi non siete quel che dite di essere, un popolo più intelligente e più etico. Voi siete solo un gruppo di esseri umani con qualità e difetti, e pieni di paure come qualsiasi altro gruppo. Voi non siete diversi dalle altre società umane, che consentono e nascondono dei crimini contro i loro stessi figli e che non sono capaci di proteggere quelli tra di voi che sono più vulnerabili.
Qualche anno dopo essermene andata, piano piano ho capito di assomigliare a tutti quelli che seguono un culto. Per me è stato uno shock ma, guardandomi indietro, mi chiedo come mai non l’abbia capito prima. Certamente le persone che seguono un culto raramente si rendono conto di cosa fanno. Se lo facessero, i culti non sarebbero quel che sono. I fedeli pensano di far parte di un gruppo speciale, con un destino speciale, e sempre sotto qualche minaccia. La sopravvivenza del culto essendo sempre la priorità. Ai membri di un culto viene insegnato, fin dalla nascita, che il mondo esterno è pericoloso, che devono stare sempre insieme per stare al sicuro.
A questo punto, senz’altro vorrete dirmi che, culto o non culto, tutto quanto ho detto non ha alcuna giustificazione. Ho forse dimenticato l’olocausto? Certamente no. La persecuzione del popolo ebraico attraverso la Storia è sicuramente una realtà. Quale che sia l’identità ebraica, gli ebrei erano un gruppo odiato e discriminato dalle altre culture europee e gli ebrei hanno sempre avuto una coesistenza difficile con i non ebrei. Ogni gruppo perseguitato o emarginato intrattiene una relazione difficile con la cultura dominante. Quando si sperimenta la discriminazione, è difficile avere fiducia.
Ma due cose importanti mi disturbano. Prima di tutto questa storia di persecuzione è talmente collegata alla vostra identità che non siete capaci di guardare oltre. Sembrate tutti totalmente presi in questa logica, salvo una minuscola minoranza capace di vedere che cosa è davvero il sionismo. Chiunque abbia subito un trauma tende a sentirsi diverso e separato. La psicologia umana comporta che, quando si è abusati, ci si senta diversi dagli altri. Ma chiunque sia stato abusato o abbia subito un trauma deve guarire e non deve permettere alla paura e al sentimento di vittimizzazione di plasmare la propria identità. Quelli come noi che siamo stati traumatizzati e abusati abbiamo questo dovere, perché se non guariamo, faremo del male a noi e agli altri. Ed è ciò che voi siete e che fate. Non solo voi avete permesso al trauma di diventare la vostra intima identità, ma l’avete addirittura glorificato e lo venerate come un dio.
La seconda e più importante cosa che non mi piace sono i crimini che avete commesso e che continuate a commettere in nome della «nostra» sopravvivenza. Voi vorreste una soluzione alla persecuzione del vostro gruppo, ed è proprio qui che sta il problema. Avete deciso di creare un ghetto che considerate un rifugio, mentre quella terra era già occupata. Voi siete venuti e ve la siete presa, avete perpetuato una pulizia etnica e continuate a farla. So bene che non considererete la vostra missione compiuta, se non quando avrete tutta la terra, senza il suo popolo.
Voi siete il prodotto di una colonia di popolamento, uno Stato creato attraverso la cacciata e l’eliminazione del popolo che viveva su questa terra prima di voi. La relazione che intrattenete con le vostre vittime, i Palestinesi, ha tutte le caratteristiche di una relazione tra coloni e quelli che questi ultimi vorrebbero eliminare dalla loro esistenza. I coloni non fanno altro che cacciare un popolo dalla sua terra, cancellano i loro luoghi storici, i loro monumenti, le prove della loro storia, materiali e orali, ogni traccia della loro esistenza… Se le vittime scompaiono, non vi saranno più crimini. Se il territorio viene ripulito da ogni traccia culturale del popolo che viveva qui, sarà libero di essere occupato da un nuovo popolo.
So che cosa vuol dire essere ciechi per il fatto di essere un colono, di essere un popolo che commette un crimine orribile. Voi non riuscite a considerarvi come i «cattivi» qui. Voi siete talmente sprofondati nel vostro proprio mito, che siete sempre stati e sempre sarete la vittima più tragica della Storia dell’umanità. Anche io, all’epoca, ero come voi, e so che per voi è praticamente impossibile andare al di là del vostro ritornello: «Noi vogliamo solo ritornare alle nostre antiche terre. Noi vogliamo solo restare in pace tra di noi. Cosa c’è di male? Perché gli altri non ci lasciano vivere in pace?».
V’è un potente campo magnetico, una specie di gabbia d’acciaio in voi, che protegge quel che credete, dalla verità, dalla realtà. Non negate certo di essere «ritornati» e di esservi sistemati in queste terre, ma non riuscite semplicemente a prendere in considerazione le implicazioni di questo fatto. Allora lasciatemelo dire ancora una volta. Quando un gruppo di persone si sistema su di un territorio (qualsiasi ne sia la ragione), elimina il popolo indigeno e si impadronisce delle sue terre e delle sue risorse, questo si chiama colonizzazione. La colonizzazione da insediamento è immorale, è un crimine contro l’umanità. Non sempre le vittime si rassegnano ad andarsene in silenzio, e allora occorre commettere altri crimini, fino a quando non si riesca a spezzare la resistenza delle vittime e a farle sparire dalla vista e dalla memoria. Non c’è niente di originale né di speciale in quel che siete, né in quel che fate. Voi siete come tutti i coloni prima di voi. Anche la vostra capacità di incantare gli altri non ha niente di speciale. E’ già stato fatto prima. Voi non avete davvero niente di speciale.
Ammettiamo pure che siate «rientrati a casa», come afferma il vostro mito, che la Palestina sia stata la vostra antica terra. Ma la Palestina era già totalmente occupata quando voi avete cominciato a sognarla. Per prenderla, avete seguito alla lettera l’ordine biblico dato a Joshua di entrare e prendere tutto. Voi avete ucciso, avete espulso, violentato, rubato, bruciato e distrutto tutto, e avete rimpiazzato la popolazione originaria col vostro popolo. Mi è stato sempre insegnato che il movimento sionista era essenzialmente non religioso (come si possa essere ebrei senza religione ebraica mi rende perplessa). Per un movimento sedicente non religioso, è straordinario come il sionismo – vostro creatore e vostra identità – abbia seguito alla lettera la Bibbia. Certamente non osereste mai criticare le storie bibliche, anche il più laico tra di voi. Nessuno dei bravi professori della mia scuola laica ha mai posto in dubbio la moralità di quel che Joshua aveva fatto. Se fossimo capaci di rimettere questo in discussione, la tappa logica seguente sarebbe di rimettere in discussione il sionismo, i suoi crimini e la eticità della nostra esistenza nel nostro Stato. No, non eravamo autorizzati a spingerci così lontano. Ciò avrebbe indebolito la già fragile struttura su cui poggiamo.
Avigail Abarbanel da piccola, quando viveva in Israele
Dunque, come in ogni culto già esistito e in quelli che, senza dubbio, continueranno ad essere creati, voi vivete in una cecità autoimposta. Voi create e ricreate una immagine della realtà piena di buchi, ma vi sentite benissimo così. La possibilità di riempire questi buchi vi metterebbe di fronte ai vostri terrori mortali, la vostra paura morbosa di annientamento. E voi non potete sopportarlo. Io so che cosa l’annientamento vuol dire per voi. Non vuol dire solo essere ucciso. L’annientamento vuol dire che il popolo ebraico, lo stesso ebraismo, non esisterebbe più. Per voi, «assimilazione» vuol dire annientamento. Ci hanno insegnato questo a scuola. Ci hanno insegnato che l’assimilazione era da respingere, che era vigliaccheria, tradimento del nostro popolo. Se degli ebrei sposano dei non ebrei nel loro paese e quando ogni traccia di ebraismo, qualsiasi sia, si diluisce, voi vi preoccupate. Pensate che sia la fine. Perché non esistono individui, solo il gruppo, e se il gruppo va bene allora anche gli individui vanno bene. Prendete allora ogni minaccia contro il gruppo come una minaccia personale. Per questo gridate all’antisemitismo così facilmente e di riflesso anche di fronte alla minima minaccia verso il vostro culto nazionalista.
Io ho abbandonato il culto, perché volevo scoprire chi ero veramente. Ho respinto l’idea che il solo obiettivo della mia vita fosse di difendere il culto e permettergli di perpetuarsi. E’ umano, è dei mammiferi lasciare che la propria identità venga posseduta dal gruppo, ma non rende la vita felice. Noi siamo sopravvissuti come mammiferi, in parte perché abbiamo vissuto in gruppo. Senza un gruppo, i nostri antenati sarebbero probabilmente morti nel mondo difficile dove vivevano. La vostra psicologia è quella del tempo delle caverne e ciò riguarda solo voi. Ma noi apparteniamo ad una specie capace di fare molto meglio. Nel mondo attuale la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra capacità di trascendere i nostri istinti animali. Noi possiamo sviluppare e utilizzare la parte morale ed etica del nostro cervello, quella parte che produce coscienza di sé ed empatia, quella parte che può assumersi la responsabilità dei suoi crimini e dei suoi peccati e può fare penitenza. Ciò che ci può salvare non è più di restare nel nostro piccolo gruppo ma di raggrupparci in tanti, uniti dal fatto di appartenere alla stessa specie, la specie umana. Via, abbandonate il culto e la mentalità da ghetto e unitevi alla razza umana, fate la cosa buona. Voi volete essere davvero speciali e seguire un destino speciale? A tutti i costi? Allora aprite la strada al risveglio ammettendo, e ripetendovelo e trasformando la vostra identità in qualcosa di sano e di positivo. Dimostrate che cosa si può fare quando non si è più un semplice mammifero spaventato.
Non mi aspetto che mi ascoltiate o che riusciate a vedere quello che non riuscite a vedere. Voi siete degli esperti in indottrinamento e siete troppo sprofondati nella vostra visione della realtà basata sulla paura. Mi avete troppo delusa. E’ per questo che sostengo il BDS contro di voi. Se non volete fermarvi da soli, qualcuno dovrà farlo per voi.
Di Avigail Abarbanel –Mondoweiss, 8 ottobre 2016
(traduzione: ossin)
Avigail Abarbanel è nata e cresciuta in Israele. Si è trasferita in Australia nel 1991 e vive attualmente nel nord della Scozia. Lavora come psicoterapeuta e milita per i diritti dei Palestinesi. Ha scritto: Beyond Tribal Loyalties. Personal Stories of Jewish Peace Activists, Cambridge Scholars Publishing.

 

ottobre 2016 – ossin.org

L’UNIONE EUROPEA RICONOSCE IL DIRITTO DEI CITTADINI A BOICOTTARE ISRAELE

#israele #boicottaggio #UnioneEuropea #FedericaMogherini #UE #BDS #Palestina #Gaza –

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L’Unione europea riconosce il diritto dei cittadini a boicottare Israele, ha detto il suo alto funzionario per la politica estera.

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L’UE si impegna fermamente a tutelare la libertà di espressione e la libertà di associazione – in linea con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, applicata sul territorio degli stati membri dell’UE – anche per quanto riguarda le azioni effettuate su questo territorio dal movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni)”, ha detto Federica Mogherini al Parlamento europeo, in risposta ad un quesito scritto di fine settembre.
La Mogherini ha osservato che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che la libertà di espressione si applica alle idee “che offendono, destano scalpore o disturbano lo stato o una parte della popolazione”.
Ha anche ribadito che il blocco dei 28 paesi membri “rifiuta i tentativi della campagna BDS di isolare Israele e si oppone a qualsiasi boicottaggio di Israele.”
“Accogliamo con favore la difesa tardiva dell’UE del diritto dei cittadini europei e non ad appoggiare i diritti dei palestinesi, anche attraverso le tattiche di BDS,” ha detto in risposta alla dichiarazione della Mogherini, Riya Hassan, rappresentante della Campagna ufficiale europea per il Comitato Nazionale BDS palestinese (BNC).


Minacce

La dichiarazione UE arriva dopo che Israele o organismi ad esso allineati avevano avviato segrete “black ops” (operazioni occulte) volte a sabotare il movimento di solidarietà con la Palestina.
Questa campagna di sabotaggio è stata collegata a minacce e molestie rivolte agli avvocati per i diritti umani che operano con la Corte penale internazionale a L’Aia, su cui investiga la polizia olandese.
Israele ha fatto, inoltre, pressione su governi e parlamenti perché adottino leggi e politiche volte a limitare il BDS.
L’affermazione della Mogherini può essere vista come una correzione alla politica dell’UE.
All’inizio di quest’anno Lars Faaborg-Andersen, l’inviato UE a Tel Aviv, ha partecipato a una conferenza anti-BDS in cui i ministri israeliani hanno fatto esplicite minacce contro i difensori palestinesi per i diritti umani.
Le dichiarazioni hanno causato tale allarme che Amnesty International ha espresso i suoi timori per la “sicurezza e la libertà del difensore dei diritti umani dei palestinesi Omar Barghouti e di altri attivisti del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), in seguito agli inviti fatti da ministri israeliani che alludono a minacce, tra cui danni fisici e privazione dei diritti fondamentali”.

Faaborg-Andersen ha risolutamente difeso la sua partecipazione alla conferenza anti-BDS e ha respinto le preoccupazioni per le minacce israeliane.
Tenendo fede alle minacce, Israele ha sottoposto Barghouti – co-fondatore del movimento BDS – a un divieto di viaggio.


Consenso crescente

La citazione fatta dalla Mogherini riguardo la Corte dei diritti dell’uomo europea manderà un messaggio incoraggiante agli attivisti BDS che in Francia si trovano ad affrontare una severa repressione legale dei loro diritti.
Il tardivo riconoscimento della burocrazia europea del diritto di libertà di parola dei suoi cittadini arriva dopo che tre governi membri, Svezia, Irlanda e Paesi Bassi, avevano già, con molta chiarezza, riconosciuto il diritto di boicottare Israele.
Centinaia di sindacati europei, gruppi religiosi e partiti politici hanno invitato l’UE a difendere il diritto di boicottare Israele come risposta alla sua occupazione e alle violazioni dei diritti dei palestinesi.
Pur accogliendo con favore la dichiarazione della Mogherini, il BNC affema che siamo ancora molto al di sotto rispetto a quanto ci si aspetta dall’Unione europea.

“La società civile palestinese si aspetta che l’Unione europea adempia agli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dai propri principi e leggi e che, come minimo, imponga un embargo militare contro Israele, vieti i prodotti delle aziende che fanno affari nelle colonie illegali israeliane e sospenda l’accordo EU-Israel Association Agreement fino a quando Israele non si sarà completamente conformato alla clausola sui diritti umani presente nell’accordo”, ha detto Hassan Riya.

 

Di Ali Abunimah – Activism and BDS Beat, 28 ottobre 2016

Fonte:https://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/eu-recognizes-right-boycott-israel

Traduzione: Simonetta Lambertini

 

29/10/2016 – invictapalestina.wordpress.com

FARE GUERRA ALLA RUSSIA PER SALVARE AL-QAEDA?

#WW3 #Russia #USA #AlQaeda #11Settembre #Afghanistan #Iraq #Syria –

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Se il poker più rischioso di tutti i tempi dovesse concludersi con un grande slam nucleare, e i sopravvissuti dovessero analizzare le cause che hanno provocato la Terza Guerra Mondiale, ci sarà da morire dal ridere. La Terza Guerra Mondiale serve a salvare Al Qaeda. Sì, cari lettori! Zio Sam ha invaso l’Afghanistan per punire Al Qaeda, e adesso ha cominciato la Terza Guerra Mondiale per salvare Al Qaeda. Indubbiamente una grande relazione, appassionata e ambigua, di amore/odio tra il gentleman statunitense e la ragazza araba, dall’11 settembre fino ad Aleppo.

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Per gli storici futuri, la Terza Guerra Mondiale è cominciata con la decisione statunitense di interrompere i negoziati bilaterali con la Russia sulla Siria. «Lasciate parlare le armi», hanno detto. Ecco una rivelazione esclusiva:
Gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere i negoziati dopo che la Russia ha chiesto il ritiro da Aleppo dei combattenti di Al Qaeda, del Fronte Al-Nusra, ecc. Questo è stato il casus belli.
Ho in mio possesso due documenti di dichiarazione di guerra:
Primo documento, intitolato Accordo del 2 ottobre. E’ un progetto statunitense di accordo presentato dal segretario di Stato USA John Kerry al ministro russo degli Affari esteri Sergueï Lavrov. Al primo rigo la seguente dichiarazione: «Il 3 ottobre la Federazione di Russia assicurerà un arresto immediato di tutte le operazioni militari offensive, ecc». E’ una rielaborazione del vecchio accordo di breve durata Lavrov-Kerry, con una aggiunta importante: «senza la precedente condizione di riposizionamento delle forze».
Secondo documento, chiamato Riduzione della violenza ad Aleppo, consistente aiuto umanitario alla popolazione civile, realizzazione di una «effettiva cessazione delle ostilità» e separazione delle forze dell’opposizione moderata da quelle di Jabhat al-Nusra. Esso è sottotitolato «Bozza di documento di posizione». Si tratta della contro-proposta russa, che riprende l’accordo di Ginevra del 9 settembre 2016.
La parte più importante è l’invito a tenere separati i combattenti di Al Qaeda – i terroristi – spingendoli fuori da Aleppo, attraverso un corridoio umanitario sulla strada di Castello.
La risposta statunitense a questo documento è stata la chiusura del negoziato.
Dunque i Russi volevano cacciare Al Qaeda da Aleppo, perché la città potesse essere nuovamente approvvigionata e riportata in vita. Gli USA sono pronti a riprendere le ostilità contro la Russia, per affermare il diritto di Al Qaeda a restare in città.
In altri termini, nemmeno gli Statunitensi credono al mito (che loro stessi hanno creato) dell’esistenza di una opposizione moderata. Essi sanno bene, come d’altronde i Russi, che senza i terroristi l’insurrezione in Siria non ha futuro. E non vogliono lasciare la Siria ad Assad, aiutato dai Russi.
Come sempre, hanno fatto un formidabile battage umanitario sulle sofferenze dei bambini di Aleppo. Perché Aleppo e non Mosul, con il suo numero crescente di vittime? Semplicemente perché gli uccisori di Mosul sono sostenuti dagli Stati Uniti? Perché non in Yemen, dove le truppe saudite usano armi statunitensi – comprate distribuendo sontuose tangenti al tesoro di guerra della Fondazione Clinton – per uccidere più bambini di quanti ve ne siano ad Aleppo? Dov’è la grande sostenitrice della signora Clinton, la sua quasi sorella signora Albright (nella foto in alto), resa celebre dalla sua famosa dichiarazione, che la morte di cinquecentomila bambini in Iraq «ne era valsa la pena»?
Non v’è alcun dubbio che bambini e adulti di Aleppo soffrono, e vi è un mezzo semplice per far cessare le loro sofferenze: eliminare i terroristi e permettere alle forze più moderate di impegnarsi in un processo politico. Ma in questo modo Assad e i Russi manterranno il controllo sulla maggior parte della Siria.
L’insurrezione in Siria sarebbe terminata da molto tempo se gli Stati del Golfo e gli Stati Uniti non vi avessero iniettato miliardi di dollari, un sacco di armi e carrettate di disoccupati combattenti dai paesi vicini. La cosa potrà essere triste per molti, ma certo non sarebbe una catastrofe per i Siriani. Talvolta le ribellioni vengono sconfitte, non è la fine del mondo.
L’insurrezione irlandese del 1916 si è conclusa con una disfatta, ma l’Irlanda è sempre là. Le Tigri Tamil non sono riuscite a prendere il potere in Sri-Lanka. L’annientamento della Confederazione nella guerra civile (di secessione) americana del 1861 è stata sanguinosa e cruenta. Atlanta è stata incendiata e i suoi abitanti cacciati con la forza. Un milione di morti: molti più che in Siria, per quanto la popolazione fosse molto inferiore all’epoca. Potremmo immaginare una forza europea attraccare alle coste americane per portare aiuti ad Atlanta in nome dei diritti dell’uomo e della conservazione della Confederazione. Ma ciò non è avvenuto. Le guerre civili hanno una logica tutta propria. Una sconfitta dei ribelli non è la fine della nazione.
Da giovane soldato israeliano idealista, volevo andare in Nigeria e unirmi all’esercito ribelle del Biafra. Pensavo che la tribù Ibo era composta dagli «ebrei dell’Africa» e che bisognasse proteggerla da un eventuale genocidio. Alla fine sono rimasto intrappolato nella guerra di attrito del canale di Suez, e la guerra del Biafra è terminata senza che io intervenissi. A onta delle previsioni apocalittiche, la Nigeria è stata riunificata, e la tribù Ibo si è integrata.
Anche la guerra siriana può concludersi con la sconfitta dei “ribelli”. Il governo riprenderà il controllo del territorio, i Siriani faranno le elezioni, e raggiungeranno finalmente un minimo di coesistenza. Temete che le elezioni con Bachar al-Assad non saranno affidabili? Gli Stati Uniti potranno mettere a disposizione la signora Debbie Wasserman-Schultz (1) per controllare il processo elettorale e potrete stare sicuri che le chances di Assad non saranno migliori o peggiori di quelle della signora Clinton nelle elezioni statunitensi.
Le forze di Al Qaeda (continuo ad usare questo nome, dal momento che cambiano continuamente la loro denominazione ufficiale, era al-Nusra, poi Ahrar al-Sham, e probabilmente presto l’Unione degli scoiattoli per le noci siriane, ma restano sempre quello stesso buon vecchio al-Qaeda che ha bombardato New York l’11 settembre e che è stato poi bombardato in Afghanistan, in Iraq e in Libia) sono sul punto di essere sconfitte. Se gli Statunitensi sono così entusiasti di loro, se li vadano a prendere con dei voli diretti Aleppo-Washington, dal momento che quest’ultima città sembra essere il luogo più filo-Al Qaeda che esista, a parte le grotte di Tora Bora. Facile che il Partito democratico plauderà al loro arrivo e il presidente Obama conferirà loro la cittadinanza USA.
L’unico modo di salvare Al Qaeda – a parte quello che ho appena descritto – è di cominciare la guerra contro la Russia. Ed è infatti la scelta che l’amministrazione USA è sul punto di fare.
Supponendo che non sia possibile che gli Stati Uniti mettano a rischio la sopravvivenza dell’umanità per salvare Al Qaeda, siamo costretti a cercare una spiegazione più convincente. Io non sono troppo attaccato alle tesi cospirative, «per amore di Israele», o per i gasdotti.

Per carità, non sono tesi campate in aria. Lo sappiamo che gli Stati Uniti appoggiano il piano del Qatar di costruzione di un gasdotto a partire dai campi di gas qatarini verso l’Europa, per indebolire l’economia russa e attenuare la dipendenza europea dal gas russo. Sappiamo anche che Hillary Clinton ha promesso di distruggere la Siria «per amore di Israele», come lei stessa ha scritto in una mail rivelata da Wikileaks.
E insomma, queste sono razionalizzazioni. Io vi dirò quali sono le vere ragioni.
Perché la guerra? Per il piacere. I leader statunitensi amano il filo del rasoio, mi ha detto un iniziato alle cose statunitensi assai importante. Si tratta di un tratto umano. I bambini amano camminare sul bordo del precipizio. E’ il loro modo di dimostrare di essere migliori dei loro compagni. Gli adulti fanno lo stesso, per la stesse ragioni.
La pratica del filo del rasoio consiste nel provocare una situazione pericolosissima pur di ottenere i risultati che si vogliono, spiega un dizionario troppo razionale, ma nella vita reale delle élite, l’espressione «pur di ottenere i risultati che si vogliono» è stata dimenticata. E’ l’arte pura, il filo del rasoio fine a se stesso.
Da un bel po’ di tempo, i leader statunitensi sono all’affannosa ricerca di come stuzzicare il più possibile l’orso russo, portando il mondo più vicino all’orlo dell’abisso. Perché? Solo perché sta là, come disse Sir Edmund Hillary a proposito della sua scalata dell’Everest. Forse per la sua grandezza, per l’ostentata goffaggine – «colosso dai piedi d’argilla» –, per la sua vicinanza, la Russia suscita un desiderio suicida nel cuore dei leader potenti, da Napoleone a Hitler.
Le ragioni pratiche, quasi razionali, sono sempre state deboli, e di solito riguardavano la volontà di salvare il popolo russo da governanti cattivi, che si trattasse dei giudeo-bolscevichi o dello Zar del knut (una frusta russa, ndt) – L’intervento umanitario non è una invenzione recente! -. Oggi si tratta di salvare i bambini di Aleppo.
Sicuramente i bambini di Aleppo potrebbero essere salvati dal ritiro dei combattenti dalla città, ma questo non conta nel gioco del filo del rasoio.
I Russi capiscono il gioco. Tentano di salvare la Siria, e le loro posizioni in Siria; in precedenza hanno tentato di salvaguardare le proprie posizioni nelle loro immediate vicinanze conquistando la Crimea, dopo il colpo di Stato organizzato dall’Ovest a Kiev. Ogni volta, hanno sempre tentato di mantenersi ragionevoli. Essi non amano quello che fanno loro, ma ci hanno convissuto.
Adesso, sono finalmente arrivati alla conclusione che gli Stati Uniti non la smetteranno di stuzzicarli fino a quando la sfida non sarà raccolta. Devono arrendersi o sarà la guerra. Anche se dovessero lasciare la Siria – e non hanno alcuna intenzione di farlo – gli Statunitensi troveranno altri motivi per stuzzicarli.
Ecco perché Putin ha pubblicato i decreti sul plutonio e l’uranio. Essi simboleggiano la fine dell’era Gorbaciov-Eltsin e negano la «vittoria della guerra fredda» degli Stati Uniti sull’URSS. Negli anni 1980, le due superpotenze dell’epoca avevano toccato il potenziale militare MAD (Reciproca Distruzione Assicurata) ma, a partire dal 1986, Gorbaciov e poi Eltsin hanno abbandonato le posizioni russe. Molti missili sono stati smantellati, delle ogive nucleari sono state distrutte e spedite negli Stati Uniti per essere utilizzate come fonti di energia per i reattori statunitensi.
Gli scienziati e gli esperti russi hanno lamentato il fatto che il costosissimo plutonio e l’uranio arricchito siano stati venduti in cambio di noccioline, e che dei missili mortali ed efficaci siano stati distrutti, riducendo la capacità russa di contrastare il nemico. Ma il governo russo aveva dichiarato che la Russia non aveva nemici, che gli Stati Uniti sono amici e che i missili e le testate nucleari non erano più necessarie.
Da qualche anno, Putin ha lentamente cominciato a ripristinare e ammodernare l’arsenale nucleare. Lo ha fatto quasi troppo tardi, quando già i dottor Stranamore statunitensi avevano cominciato a propugnare un primo attacco nucleare su una Russia ormai debole. Dicevano che non ci sarebbero state rappresaglie, perché l’armamento nucleare russo era troppo vecchio e poteva essere intercettato dai nuovi sistemi anti-missile statunitensi. In ogni caso la Russia ha rispettato gli accordi stipulati da Gorbaciov ed Eltsin, debitamente trasferendo plutonio e uranio arricchito a Ovest. Questi accordi hanno messo in sicurezza gli Stati Uniti, e mantenuto la Russia vulnerabile.
Se gli Stati Uniti avessero giocato le loro carte in tutta sicurezza e in modo equo, questa situazione avrebbe potuto durare per un lungo periodo. Fino ad oggi i Russi hanno timidamente risposto al crescendo di minacce e accuse della NATO. Ma adesso, in una sola settimana i media occidentali hanno accusato la Russia di molteplici crimini di guerra, d’avere abbattuto l’aereo di linea malese in Ucraina e bombardato un convoglio umanitario in Siria [oltre alle accuse di pirateria informatica nei confronti del partito democratico USA, NdT].
I Russi affermano che queste accuse sono infondate. Meno dell’8% dei Russi pensano che siano stati i loro soldati ad attaccare l’aereo di linea malese. Pensano che esso sia stato abbattuto dagli Ucraini che lo avevano scambiato per un jet di Putin. Quanto al convoglio umanitario, il video della BBC mostra chiare tracce di munizioni termobariche Hellfire, utilizzate dal drone USA Predator. Un drone di questo tipo è stato osservato sul luogo della tragedia, dicono.
Putin è stato demonizzato come lo furono Milosevic e Saddam, paragonato a Hitler e perfino (oh, orrore!) a Trump. L’editoriale del New York Times ha descritto la Russia come uno Stato fuori legge. Questa azione concertata ha avuto un impatto. Non si sa mai fino a dove ci si può spingere prima che sia troppo tardi. Per i Russi, è oramai troppo tardi.
Hanno quindi cominciato a smantellare il sistema di accordi concluso dopo il crollo sovietico. E così come in una lite coniugale la persona esasperata dal congiunto isterico prende una pila di piatti e la fracassa al suolo, adesso la guerra nucleare è diventata probabile, a meno che i governanti USA non ritornino alla ragione.
I Russi non sono preoccupati di un’eventuale guerra. Non c’è né panico, né paura, solo l’accettazione stoica di quanto dovrà accadere. Questa settimana, una quarantina di milioni di persone hanno partecipato ad una grande esercitazione di difesa civile. I rifugi di Mosca e di altre città sono stati riaperti e riparati. Non vogliono la guerra, ma se viene essi la aspettano. I Russi hanno combattuto diverse guerre contro l’Occidente; non hanno mai cominciato una guerra, ma l’hanno sempre combattuta fino alla fine.
Un attacco statunitense sulle basi siriane o russe potrebbe essere il punto di partenza della valanga. Io sono davvero sbalordito per il morale russo: è assai più alto di quando non lo fosse all’epoca della guerra di Corea, della guerra del Vietnam o della crisi di Cuba. A quei tempi essi avevano paura della guerra ed erano pronti a fare sacrifici per evitare l’apocalisse. Adesso non più.
Questo essere preparati all’Armageddon (il giudizio finale, ndt) è la caratteristica più inattesa e tremenda che ho potuto osservare. Tanto più inattesa, adesso che il livello di vita del Russo medio è molto migliorato. La Russia non ha mai probabilmente vissuto meglio di adesso. Hanno molto da perdere; è solo la sensazione di esservi costretti ingiustamente che li spinge a reagire in questo modo.
Le richieste azzardate di Putin [per il ripristino degli accordi sul plutonio] : levare tutte le sanzioni, pagare i danni provocati da queste ultime e dalle contro-sanzioni, ritirare le truppe e i carri dagli Stati baltici, dalla Polonia e da altri paesi recentemente integrati nella NATO, dimostrano che la posta è effettivamente elevata. I leader statunitensi non sono gli unici a poter camminare sul bordo del precipizio: i Russi possono mostrare loro l’arte del filo del rasoio. Dopo l’umiliazione totale subita negli anni 1990, i Russi non sono disposti a allontanarsi per primi dalla rotta che spinge i due mastodonti nucleari l’uno contro l’altro a grande velocità.
C’è qualche segnale che gli Statunitensi possano tornare alla ragione. «Il presidente ha discusso in dettaglio del perché l’azione militare contro il regime di Assad per tentare di risolvere la situazione di Aleppo non raggiungerà probabilmente gli obiettivi che molti attualmente auspicano in termini di riduzione della violenza laggiù», ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, giovedì ai giornalisti.
E perfino il migliore amico dei guerrafondai, il New York Times, ha pubblicato un appello: «Non interveniamo in Siria».
Allora forse vivremo un po’ di più.
Di Israël Shamir
The Unz Review, 9 ottobre 2016
(traduzione: ossin)
(1) Presidente del Partito democratico USA, costretta alle dimissioni, dopo che Wikileaks ha rivelato le trame poste per favorire Hillary Clinton nel corso delle primarie
ottobre 2016 – ossin.org

“ATTACCARE L’IRAN PER AIUTARE I SAUDITI”

#HillaryClinton #Iran #MichaelMorell #CIA #SaudiArabia #Yemen –

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Attaccare l’Iran per aiutare i sauditi in Yemen. Questa la proposta shock lanciata da Micheal Morell, ex-direttore della Cia e consigliere di Hillary Clinton. Destabilizzare Teheran per “far tornare la fiducia ai nostri alleati sunniti”, celebri per essere il più grande sponsor mondiale del terrorismo. Così si è espresso martedì al Center for American Progress di Washington, centro fondato da John Podesta, direttore della campagna elettorale della candidata democratica. Parole pesanti, che hanno fatto subito scoppiare la polemica. “Siamo tornati e ora ritorneremo ad essere leader”, ha aggiunto Morell, che molti ritengono avrà un ruolo di primo piano nell’amministrazione della Clinton, se sarà lei a vincere.

Parlando dei rifornimenti mandati dall’Iran via mare ai ribelli Houthi, massacrati in Yemen con l’aiuto decisivo dei sauditi, Morell ha dichiarato: “Non avrei alcun problema, come linea di condotta, a mandare i nostri marines sulle navi iraniane e, se ci fossero armi a bordo, a invertire al rotta”. Un vero e proprio atto di guerra nei confronti di Teheran.

Fiero oppositore dell’accordo sul nucleare con l’Iran, Morell non è nuovo a uscite di questo genere. Solo tre mesi fa in una trasmissione Tv aveva dichiarato di voler “farla pagare a russi e iraniani in Siria”, facendo esplicito riferimento ad assassinii mirati da eseguire in segreto. Un approccio muscolare e aggressivo, che la dice lunga su quale potrebbe essere la linea in politica estera della favorita nella corsa alla Casa Bianca. Tempo fa il consigliere Morell è salito alla ribalta anche per aver difeso l’uso della tortura, nonché le uccisioni con i droni, che sono forse l’eredità più importante lasciata ai posteri dal premio Nobel per la pace Barack Obama.

Tutti i media continuano a ripeterci che se vince la Clinton il mondo sarà un posto migliore. Possibile, e in effetti Trump, almeno a parole, ha dato prova di non essere uno stinco di santo, di essere uno che i conflitti li crea anziché risolverli. Ma siamo proprio sicuri che Hillary e i suoi siano meglio? La politica estera della Clinton, anche per quanto riguarda il Medio Oriente, ha molte zone oscure. Come ha dichiarato il presidente iraniano Rouhani a chi gli chiedeva la sua opinione sui due candidati: “Dobbiamo preferire il male al peggio o il peggio al male?”.

 

Di Simone Zoppellaro

 

29/10/2016 – occhidellaguerra.it

CARI ITALIANI NON DIMENTICATE MAI ENRICO MATTEI

#EnricoMattei #risorse #petrolio #Capitalismo #Multinazionali #EconomiaMondiale #Libertà –

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Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo che visse lottando per la libertà, per il benessere di tutti, contro ogni forma di sfruttamento, di sottomissione. Un visionario nella posizione di poter risolvere la gran parte dei problemi del mondo semplicemente proponendo un modello diverso di gestire il petrolio.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo e con lui la possibilità di un capitalismo diverso, etico, funzionale per tutti, anche per i più deboli. Fu assassinato un metodo per trattare con i Paesi arabi, pacifico,alla pari. Fu assassinata la possibilità di rendere liberi ed indipendenti i paesi del terzo mondo. Fu assassinata la visione di un mondo dove le risorse energetiche sono di tutti, non di poche ricche società.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo, il nemico delle grandi multinazionali, degli accordi segreti per gestire l’economia mondiale. Fu assassinato il nemico di chi uccide per soldi, per potere. Fu assassinata la speranza di riscatto per le classi più deboli, più povere.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinata l’Italia, fu assassinata la libertà.

Qualsiasi leader volesse provare a risolvere gli errori del mondo moderno non può iniziare da zero, deve ripartire da dove un grande leader del passato ha fallito, provando a non commettere gli stessi errori. Per questa ragione ogni grande leader di oggi dovrebbe necessariamente trovare ispirazione in quell’Uomo assassinato il 27 Ottobre del 1962. L’unico errore che commise quell’Uomo fu non cedere di un millimetro, spingersi sempre oltre ciò che è possibile per fare ciò che è giusto, instancabilmente, ignorando l’enorme importanza della sua vita.

Tutto questo male è stato fatto al mondo dall’impunito autore di quell’assassinio. Altrettanto male fate voi che non ricordate, voi che lasciate cadere nell’ oblio della storia, della memoria, il significato profondo di quel 27 Ottobre.

Di Luca Pinasco

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