#NahedHattar #scrittore #giornalista #assassinio #Amman #Giordania #vignetta #ISIS #FratelliMusulmani #Islam

1

Hattar era sotto processo per aver condiviso sulla sua pagina Facebook, lo scorso agosto, una vignetta (di autore ignoto) che raffigura il Paradiso dove un uomo con la barba, che fuma nel letto con due donne, chiede a Dio di portargli da bere, da mangiare e di bussare prima, la prossima volta che vuole disturbarlo. Secondo alcuni media, la vignetta sarebbe stata postata con il titolo di “Il Dio di Daesh” e l’uomo barbuto sarebbe un noto esponente dell’ISIS.

1

La vignetta in Giordania era stata ritenuta un insulto all’Islam e aveva provocato molte critiche sui social media e tra l’opinione pubblica. Hattar, ateo ma di confessione cristiana, si era “difeso” spiegando che la sua intenzione non era assolutamente quella di offendere la religione musulmana bensì mettere alla gogna i militanti dell’ISIS, che con l’Islam non hanno nulla a che vedere. Dopo la pubblicazione, Hattar era stato arrestato e poi rilasciato a settembre su cauzione. Era in attesa di giudizio.

1

di PAOLO GALLORI

AMMAN – Il giornalista e scrittore giordano Nahed Hattar, 56 anni, è stato assassinato davanti al tribunale di Amman, dove si recava per essere giudicato su un caso molto controverso.

Lo scrittore aveva condiviso su Facebook una vignetta che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto mettere in ridicolo i jihadisti dell’Isis e la loro visione dell’Islam. Invece, Hattar si è ritrovato a dover rispondere alle accuse di oltraggio alla religione, settarismo e razzismo. Hattar era atteso questa mattina dalla corte giudicante. Ma davanti alla scalinata del tribunale lo aspettava anche un uomo armato di pistola, barbuto e vestito di una thobe (tunica tradizionale araba) grigia. Gli si è fatto incontro e da distanza ravvicinatissima gli ha esploso contro tre colpi, come riporta l’agenzia Petra. Ferito alla testa, Hattar è spirato al suo arrivo in ospedale. L’assassino è stato arrestato. Si tratta, secondo fonti della sicurezza, di un 49enne di Amman.

Hattar aveva condiviso la vignetta il 12 agosto. Nel disegno, siglato “M80” e intitolato “Il Dio del Daesh”, si vede Abu Saleh, ministro delle finanze dell’Isis ucciso da un raid americano nel novembre 2015, che ritrovandosi in paradiso dentro una tenda e a letto con due donne, chiede a un Dio ossequioso che fa capolino all’ingresso di portargli un bicchiere di vino. E poi lo avverte: “La prossima volta però bussa prima di entrare”.

La reazione sui social e nella società giordana era stata di grande risentimento. Lo scrittore si era visto attaccare in quanto “cristiano” e allo stesso tempo “secolarista”. Sorpreso, definendosi semplicemente “non credente”, Hattar aveva cercato di spiegare, ancora su Facebook, che sua intenzione era non di causare offesa ai musulmani ma di ridicolizzare la visione dell’Isis, ma anche della Fratellanza Musulmana, riguardo Dio e il paradiso.

I toni non si erano calmati. I fratelli musulmani, che in Giordania restano una forza politica oltre che un gruppo religioso, avevano diffuso un comunicato in cui invitavano il governo ad adottare misure drastiche contro chi diffonde materiale che mina l’unità nazionale. Sempre su Facebook, Hattar aveva allora aggiunto, “in quanto non credente”, di provare “rispetto per i fedeli che non comprendono la satira dietro la vignetta”.

Intanto, sulla vicenda si era attivata l’autorità giudiziaria. Contro Hattar era stato spiccato mandato di arresto già nella giornata di venerdì 12 agosto, lo scrittore si era consegnato spontaneamente alla polizia il giorno seguente. Interrogato, era dapprima stato trattenuto in detenzione preventiva, poi rinviato a giudizio a seguito di un’indagine voluta personalmente dal primo ministro giordano Hani Mulki. Alle iniziali accuse di aver alimentato divisioni, odio, settarismo e razzismo, il pubblico ministero Abdullah Abul-Ghanam aveva aggiunto quella di insulto a sfondo religioso, per aver diffuso “materiale inteso a colpire il sentimento e il credo religioso”.

Nahed Hattar era noto in Giordania come un intellettuale polemico e provocatorio. Era ad esempio un aperto sostenitore di Bashar al Assad e come il dittatore siriano definiva “terroristi” quanti si oppongono al regime di Damasco. Inoltre, Hattar era pubblicamente a favore del ritiro dei diritti civili e legali ai giordani di origini palestinesi. Per queste sue posizioni, il giornalista e scrittore si era più volte trovato a difendere le proprie opinioni in tribunale, ribattendo anche all’accusa di aver insultato lo stesso re di Giordania. Accanto a sè aveva sempre avuto l’avvocato Faisal al-Batayneh, ma questa volta, subito dopo aver assistito Hattar nell’interrogatorio sostenuto davanti al magistrato, il legale aveva scelto, “per ragioni religiose”, di non occuparsi personalmente del caso. Retromarcia che rende l’idea del clima che si era creato attorno alla vicenda.

“Quando ho appreso i dettagli – aveva dichiarato Batayneh – ho deciso che la mia coscienza e il mio impegno con la nobile Sharia (la legge islamica, ndr) non mi avrebbero permesso di continuare a rappresentare il signor Hattar”. L’avvocato aveva poi aggiunto che, pur considerando la pubblicazione della vignetta da parte di Hattar un gesto di grande insensibilità e un grave errore, le accuse contro il giornalista e scrittore poggiavano su basi deboli e sarebbero cadute. Soprattutto in un paese come la secolarizzata Giordania, che pur riconoscendo nell’Islam la religione ufficiale mantiene una stretta separazione tra Stato e credo.

Forse, ad armare la mano dell’assassino è stata proprio la convinzione che la legge degli uomini alla fine non avrebbe punito Nahed Hattar come, dal suo punto di vista, meritava. Ora il governo giordano condanna l’assassinio definendolo “un crimine atroce”. E attraverso il portavoce Mohammad Momani promette: “L’esecutivo agirà con pugno di ferro contro quanti proveranno a sfruttare questa vicenda per trasmettere alla nostra comunità discorsi di odio”. Ma la famiglia e i sostenitori di Hattar accusano proprio il governo e in particolare il premier Mulki di essere i veri responsabili dell’omicidio, per aver alimentato quel clima di ostilità che ha incoraggiato ad agire con violenza contro il giornalista e scrittore. Il cugino Saad Hattar lo scrive apertamente su Twitter: “Il primo ministro è stato il primo a incitare l’odio contro Nahed ordinando il suo arresto e mandandolo a processo. Questo ha acceso il pubblico contro di lui e ha portato al suo assassinio”.

 

fonti: https://editoriaraba.wordpress.com/2016/09/25/ucciso-lo-scrittore-giordano-nahed-hattar/

http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/25/news/giordania_scrittore_ucciso_dopo_aver_condiviso_vignetta_anti-isis-148483478/

 

25 settembre 2016 – invictapalestina.wordpress.com

Advertisements