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udai

Braccia sottili come ramoscelli, guance scavate, occhi asciutti e sgranati. La foto del piccolo Udai Faisal, il bimbo di 5 mesi morto di fame a causa della guerra in Yemen, mostra i devastanti effetti di cosa significa la parola assedio.

Quando il piccolo Udai venne al mondo, gli aerei da guerra Sauditi stavano bombardando il suo quartiere. Il frammento di proiettile ha colpito la stanza in cui la madre del piccolo stava partorendo. Il padre ha raccontato: “Stava gridando e partorendo mentre il bombardamento faceva scuotere la casa”.

La mamma, Intissar Hezzam, dice: “Udai non ha pianto, non aveva lacrime, ha solo urlato e poi è svenuto”.

Faisal Ahmed, il padre di Udai, ha altri 9 figli e una pensione da ex soldato di 140 dollari al mese. Trovare un lavoro è impossibile, lo Yemen è dilaniato dalla guerra e i prezzi del cibo aumentano giorno per giorno.

La famiglia Faisal può permettersi di mangiare un solo pasto al giorno: yogurt e pane, quando sono fortunati ci sono i piselli.

La mamma di Udai è stata in grado di allattarlo solo per circa 20 giorni, poi però non ha più prodotto latte, questo a causa dello stress e dalla malnutrizione. Da allora la famiglia ha optato per il latte artificiale, di difficile reperibilità, e comunque a prezzi superiori alle loro possibilità: Udai beveva latte solo pochi giorni alla settimana, poi il suo pasto veniva sostituito con acqua e zucchero.

A 3 mesi Udai ha iniziato a soffrire di diarrea (complice anche l’acqua che il bambino beveva), si pensi infatti che sono 19 milioni gli Yemeniti che soffrono per la mancanza di acqua potabile.

Udai è stato portato nel reparto di emergenza dell’al-Sabeen Hospital il giorno 20 marzo. I medici gli hanno diagnosticato una grave forma di malnutrizione, la diarrea e una infezione al torace: è stato curato per alcuni giorni con gli antibiotici, ma a 5 mesi pesava solo 2,4 chilogrammi (la metà rispetto alle dimensioni di un bambino sano) e il suo corpo era disidrato per i continui pianti di disperazione. I medici dissero alla famiglia Faisal che per il piccolo non c’era più nessuna speranza, così i genitori decisero di portarlo a casa. Uday morì nelle braccia della mamma 3 ore dopo.

Ricordo che lo Yemen è sotto assedio via cielo, mare e terra dal 26 marzo 2015. Numerosi gli appelli da parte degli ospedali a cui mancano medicine, garze, antibiotici etc

Numerosi gli appelli delle associazioni che chiedono aiuti umanitari: i Sauditi infatti hanno bombardato numerosi depositi di beni primari… fattorie, campi, granai, oltre ai depositi di acqua e cibo.

 

Post pubblicato sulla nostra pagina FB in data 24 settembre 2016

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