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In Yemen i sauditi hanno ingaggiato 5000 mercenari per difendersi dagli Houthi. Ansarullah ha portato la guerra all’interno dell’Arabia Saudita.

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In Yemen Riyadh ha ingaggiato 5mila mercenari per difendersi dagli attacchi che gli Houthi stanno portando sempre più all’interno del territorio saudita. Saranno affiancati alle Guardie di Frontiera, incapaci di fronteggiare le formazioni di Ansarullah che penetrano a piacimento in Arabia saudita dal nord dello Yemen, dilagando per tutta la provincia di Najran. Secondo i rapporti, due reparti, rispettivamente di 500 e 400 mercenari, hanno già lasciato Aden, con destinazione Najran.

La scelta d’ingaggiare mercenari yemeniti, è stata dettata sia dalla familiarità che essi hanno con il terreno aspro e accidentato delle aree di confine, sia dalla manifesta incapacità dei militari sauditi di respingere gli attacchi che Ansarullah e l’Esercito yemenita portano sempre più in profondità in Arabia Saudita, come rappresaglia ai bombardamenti terroristici con cui la coalizione messa in piedi da Riyadh sta martirizzando lo Yemen.

La decisione dei comandi sauditi mostra il fallimento di un’aggressione iniziata il 26 marzo del 2015, con l’intento di stroncare la Resistenza e reinsediare l’ex presidente Hadi, un fantoccio nelle mani di Riyadh.

Nel corso di questo anno e mezzo, l’Esercito saudita, malgrado disponga di sistemi d’arma modernissimi e sia affiancato da contingenti regolari e mercenari inviati da una coalizione di altri sette Paesi, è stato sistematicamente tenuto in scacco dai combattenti yemeniti, subendo perdite pesantissime, tanto che gli Emirati Arabi si sono già staccati dalla coalizione, ed altri stanno riconsiderando la propria partecipazione alla guerra in Yemen, malgrado i fiumi di denaro versati da Riyadh per assicurarsene l’appoggio.

Gli oltre 87 Mld di dollari stanziati dall’Arabia Saudita l’anno scorso per spese militari, se hanno fatto la felicità delle industrie del settore (e comprato la complicità dei loro Governi) non hanno certo migliorato un Esercito inesperto, peggio guidato dai fedelissimi della famiglia reale e privo di motivazioni. La cosa è talmente evidente da aver costretto i comandi a ritirare i reparti dalle prime linee, mandando avanti per lo più le milizie mercenarie reclutate da Riyadh e dai suoi alleati o sul posto o tramite le agenzie di contractors di mezzo mondo.

Un documento trapelato nel giugno scorso, rivela che il principe Mohammad bin Salman, il 31enne artefice dell’attuale politica saudita, ha dato ai comandi del sud del suo Paese l’ordine perentorio di “collaborare” (leggi: mettersi agli ordini) della società israeliana Almajal G4S che, dietro un compenso ufficiale di 45 ml di dollari, avrebbe coordinato le barriere per proteggere i confini meridionali del regno, riconoscendo l’assoluta incapacità di difendersi dagli attacchi di rappresaglia di Ansarullah.

 

La pessima prova di sé che l’Arabia Saudita sta dando in Yemen, ha infranto l’immagine di potenza militare regionale che essa ha tentato di costruire, e dissipato vasta parte del peso politico e prestigio di cui godeva nell’area.

D’altra parte, la prova sanguinosa inflitta al Popolo yemenita, ha fatto crescere la consapevolezza della gente dinanzi all’aggressione dell’imperialismo, stringendola al movimento Ansarullah e facendo dello Yemen un altro braccio dell’Asse della Resistenza accanto a Siria, Iraq, Iran ed Hezbollah.

La casa reale saudita, con arroganza e distacco dalla realtà, si è lanciata in un’aggressione che i suoi petrodollari non possono vincere. I combattenti della Resistenza, sia pur male equipaggiati, stanno infliggendo una durissima lezione a chi pensava che tutto avesse un prezzo, e dando un esempio alla comunità internazionale.

Una comunità internazionale ignobile, che si è venduta alle monarchie del Golfo, Media in testa, ma che è già costretta a rivedere i facili dogmi su cui basa una visione del mondo falsa e bugiarda.

Lo Yemen sta dimostrando come una Nazione possa opporsi all’Imperialismo, e vincere accettando di pagare il prezzo per la propria libertà. Una lezione che, purtroppo, è assai difficile che i Popoli dell’Occidente apprendano.

 

Di Salvo Ardizzone

 

17 settembre 2016

Fonte: ilfarosulmondo.it

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