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Mosca – Domani, 18 settembre, si terranno le elezioni in Russia. Gli elettori sono chiamati a nominare i deputati della Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento), gli esponenti delle assemblee legislative regionali e i presidenti di diversi distretti federali (tra cui la Repubblica di Cecenia, Ossezia Settentrionale-Alania, Komi). In totale, saranno assegnati di 450 seggi, 225 eletti su base uninominale e 225 con le liste dei partiti.

Tra i partiti che si presenteranno alle elezioni c’è anche Parnas, in cui militava Boris Nemtsov, l’oppositore assassinato nel 2015. Ma la formazione liberale non sembra più in grado di impensierire Putin: l’ondata di patriottismo e nazionalismo, che ha investito la Russia dopo l’annessione della Crimea (che si prepara a partecipare elezioni parlamentari russe per la prima volta dopo cento anni) ha finito per danneggiarla.

A proposito di Crimea, segnaliamo che il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha chiesto ai cittadini di non votare nei seggi elettorali della penisola. Il portavoce del presidente, Sviatoslav Tsegolko, ha scritto a riguardo su Twitter: “Il presidente ha incaricato il ministero degli Esteri di informare Mosca dell’impossibilità di svolgere elezioni russe in territorio ucraino“. Di controIl governatore della Crimea, Sergej Aksenov ha esortato tutti i crimeani, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, ad andare a votare e opporre resistenza agli avversari esterni, pronti a screditare il processo elettorale nella penisola a qualsiasi costo.

Gli ultimi sondaggi affermano che Putin gode dell’82% dei consensi degli elettori. L’opposizione appare debole e nonostante sia in atto la rituale campagna propagandistica dei media internazionali che danno la Russia nella solita visionaria condizione di recessione economica, nulla pare impensierire il presidente Vladimir Putin, uomo politico dai consensi popolari record.

Da registrare l’intervento di Mattia Bernardo Bagnoli e Giuseppe Agliastro dell’Agenzia di stampa italiana ANSA che in uno speciale pubblicato poche ore fa dedicato appunto alle elezioni russe di domani, definiscono letteralmente “vertici del regime” l’attuale governo del Cremlino e parlano di “brogli che hanno piagato le scorse elezioni”. Ecco quanto scrive :

L’economia che non tira è la principale preoccupazione dei vertici del regime. E’ uno dei motivi che hanno spinto Viacheslav Volodin, tra i gran visir di Putin, con delega alla politica interna, ad allargare le maglie e permettere la possibilità – logo_ansama per ora è solo un’ipotesi – di una sorta di dissenso moderato. Nessuno vuole veder ripetersi le proteste di piazza del 2011, quando i russi scesero in strada per protestare contro i brogli che hanno piagato le scorse elezioni. Tant’è vero che a capo della Commissione Elettorale è stato rimosso l’odiato Vladimir Churov, sinonimo di truffa, e al suo posto è stata nominata Ella Panfilova, ex commissaria ai Diritti Umani”.

Qualcuno ha già detto: “molti nemici, molto onore”…

 

17 settembre 2016

Fonte: russianews.it