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Israele e Usa chiudono un accordo su un nuovo programma di aiuti militari: in dieci anni Washington fornirà assistenza per 38 Mld di dollari.

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Dopo una lunga trattativa, Stati Uniti e Israele hanno chiuso l’accordo per un nuovo programma decennale di assistenza militare del valore complessivo di 38 Mld di dollari attraverso i canali Fms (Foreign Military Sales). Quello attuale è in scadenza nel 2018 ed è fissato in cirda 3,1 Mld l’anno.

Israele chiedeva un budget fra i 4,1 e i 4,5 Mld annui, quale “compensazione” per l’accordo sul nucleare iraniano. L’intesa è stata raggiunta sulla base di 3,8 Mld all’anno; per raggiungerla ha contribuito notevolmente la spinta delle lobby Usa, sia quella ebraica che quella degli armamenti, interessata alle massicce forniture a Tel Aviv.

Il nuovo MoU (Memorandum of Understanding), che sostituirà quello in scadenza, sarà sottoscritto a giorni. Si tratta del più costoso programma di assistenza militare mai approvato dagli Stati Uniti.

L’Amministrazione Obama ha voluto fortemente questa intesa, per smorzare le forti polemiche innescate con l’accordo con Teheran raggiunto a Vienna l’anno scorso. Nel MoU, tuttavia, contrariamente alle richieste iniziali di Tel Aviv, Israele s’impegna a non richiedere al Congresso Usa nuovi fondi e a rinunciare gradualmente a diverse concessioni economiche ed industriali fin qui godute. Inoltre, è dal nuovo MoU che proverranno i fondi per la difesa missilistica israeliana, fin qui finanziati separatamente dal Congresso.

Gli Stati Uniti hanno fin qui finanziato e/o sviluppato congiuntamente i tre sistemi di difesa aerea missilistica di Israele: Iron Dome (a corto raggio), David’s Sling (a medio raggio) ed Arrow (a lungo raggio).

Nella sostanza, l’accordo congela il livello d’aiuti fin qui concesso, facendo confluire in esso anche gli stanziamenti deliberati a parte dal Congresso; ma a fronte di ciò, Tel Aviv dovrà rinunciare, sia pur gradualmente, a diverse altre condizioni privilegiate. Da indiscrezioni, pare che Natanyahu abbia accettato l’accordo, da lui giudicato insoddisfacente, per evitare l’incertezza derivante dalla trattativa con un nuovo Presidente Usa.

Nell’ultima lista della spesa presentata lo scorso anno, Israele chiedeva la fornitura di F-15I equipaggiati con nuovi radar, oltre a V-22 Osprey per l’infiltrazione di Forze Speciali nel territorio degli Stati confinanti. Dalle forniture a Tel Aviv, dipende anche il mantenimento in funzione delle linee di produzione di alcuni sistemi d’arma Usa, come appunto gli F-15.

È tuttavia dubbio che la spesa approvata, in assenza di ulteriori accordi al momento esclusi dal MoU, possa soddisfare le richieste israeliane. Toccherà al nuovo Congresso, e soprattutto alla nuova Amministrazione, impinguare ulteriormente il già imponente flusso di aiuti militari, ma dovrà farlo con una legge speciale che superi i paletti posti nell’accordo raggiunto.

 

Di Salvo Ardizzone

 

15 settembre 2016

Fonte: ilfarosulmondo.it