#AmnestyInternational #Syria #bufale

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Amnesty International è una organizzazione per la difesa dei diritti umani posticcia, complice nei crimini di guerra commessi contro il popolo siriano.

Raramente Amnesty perde l’occasione di sponsorizzare una bufala, sia che si parli dei bambini nelle incubatrici di Saddam, di mercenari neri usati da Gheddafi per uccidere i Libici, delle truffe di Richard Engel, se c’è materiale utilizzabile come pretesto per promuovere una guerra o per imporre sanzioni a paesi percepiti come nemici dell’occidente.

Nel 2014 ci fu  la frode delle foto di “Caesar”: vennero mostrate al mondo le foto di 11.000 supposte vittime del governo siriano che erano morte (stando a quanto ci venne riferito) a causa di orribili torture. Venne presto fuori che di questi 11.000 detenuti morti, almeno la metà era morta in battaglia, gli altri erano dubbi, e alla fine Human Rights Watch, primo promotore della campagna, poté dimostrare solo 27 casi di vittime di torture: che fossero vittime del governo o dei “ribelli democratici” non è ancora chiaro. Nel frattempo Amnesty, fedele alla linea, gettò il suo non trascurabile peso a sostegno della bufala e annunciò che esistevano 11.000 ragioni per dichiarare Guerra alla Siria.

Amnesty ora spera ovviamente che il disvelamento dell’inganno Caesar sia stato dimenticato, visto che ha prodotto una frode tutta sua sulle atrocità del regime siriano: resoconti strazianti di torture, condizioni disumane e omicidi di massa nelle prigioni siriane.

Le terrificanti esperienze di detenuti soggetti a devastanti torture e ad altri maltrattamenti nelle prigioni siriane sono spiattellate in un nuovo, dannato, rapporto, pubblicato da Amnesty International oggi, rapporto che stima in 17.723 le persone morte durante la detenzione in Siria dall’inizio della crisi nel marzo 2011, una media di più di 300 morti al mese (Amnesty International Report).

Sfortunatamente per Amnesty, il rapporto è completamente destituito di credibilità, visto che tutti i dati, senza eccezione, sono forniti da organizzazioni che prendono attivamente parte alla campagna informativa contro il governo siriano, il che rende i dati inutilizzabili.

In primo luogo i dati sono stati analizzati dallo Human Rights Data Analysis Group. Così come Amnesty, lo  HRDAG è finanziato dalla Open Society di George Soros. Soros è un imprenditore in fondi speculativi riciclatosi come filantropo. Le ONG da lui sostenute sono completamente coinvolte nella denigrazione del governo siriano, finalizzata ad ottenere un cambiamento di regime in Siria.

Comunque il maggior problema di Amnesty sono le modalità con le quali questi dati sono stati ottenuti. Le informazioni vengono da fonti con nomi altisonanti: Syrian Center for Statistics and Research, Damascus Center for Human Rights, Syrian Network for Human Rights (SNHR), e Violations Documentation Center.  Almeno due di queste organizzazioni sono a loro volta finanziate da Soros: SNHR e Damascus Center for Human Rights sono entrambe membri della International Coalition for the Right to Protect, parzialmente finanziata da George Soros e dall’Open Society Institute attraverso l’International Crisis Group.

Basta una occhiata ai loro siti web per capire che tutte e quattro le fonti di Amnesty nella produzione di questo rapporto sono apertamente impegnate nella “rivoluzione” siriana. Il Damascus Center for Human Rights (fondato nel 2005, registrato a Washington), per esempio, ha una pagina: ‘Eroi caduti della Rivoluzione’. Il Violations Documentation Center (fondato nell’aprile 2011) divide le vittime in due categorie: “a- I martiri della rivoluzione: uccisi dalle forze del regime e dagli estremisti; b- Le perdite del regime: morti per fuoco anti governativo”.

Il Syrian Center for Statistics and Research, fondato nell’agosto 2011, pretende di essere una delle fonti più affidabili sulla Siria per le Nazioni Unite, con personale in tutte le aree della Siria, ma i suoi rapporti rappresentano sempre il punto di vista dei terroristi, quando ad esempio parla degli “ostacoli affrontati di gruppi rivoluzionari siriani” e delle  ‘posizioni pubbliche a proposito dei negoziati di Ginevra‘: una indagine effettuata solo nelle aree sotto il controllo dell’opposizione armata. Il logo di uno dei due suoi “collaborator” locali, il Free Syrian Lawyers Association, con sede in Turchia, mostra una bandiera terrorista.

Il Syrian Network for Human Rights (SNHR, fondato nel giugno 2011) è una pessima scelta per Amnesty, essendo ben noto per le sue attive campagne contro il governo siriano. Il Network sta ancora commemorando il terzo anniversario dell’attacco di Ghouta, attribuendo le responsabilità al governo, nonostante le schiaccianti prove del contrario.

Tutte e Quattro le “risorse” usano con sinecura un linguaggio associato alla denigrazione del governo Siriano (il “regime di Assad”) e delle sue forze, e coprono di un’aura di romanticismo ed esaltazione quelli che cercano di rovesciare il governo con l’uso della forza (i “ribelli”, la “resistenza armata”). Ci parlano da una parte di “martiri della rivoluzione” e dall’altra degli “estremisti del regime” (i soldati siriani).

Al fine di assicurarsi i giusti riscontri Amnesty Internationl ha scelto di usare organizzazioni totalmente avverse al governo siriano e alle sue forze e prone nel sostegno dei “ribelli” filo occidentali, gente dal credo settario e dalla cultura barbara. Le informazioni sono probabilmente totalmente costruite e il rapporto è inutilizzabile.

Postfazione: tutto già visto ad Atene nel febbraio 1945.

Nel dicembre del 1944 i britannici sostennero collaborazionisti dei tedeschi nella battaglia contro il popolo di Atene, nell’ennesimo passo verso la repressione della sinistra, e per assicurare il ritorno della monarchia e di un governo favorevole agli inglesi. Churchill in persona andò a ispezionare i bombardieri della RAF che colpivano le periferie di Atene. Ci fu una reazione virulenta da parte della Casa dei Comuni della Stampa, che non riuscivano a capire perché l’Inghilterra stesse attaccando i suoi più leali alleati in tempo di guerra. Per soffiare vento nelle vele dei detrattori, fu organizzata una mostra ad Atene.

La mostra Walter Citrine, che prendeva il nome dell’organizzatore, un funzionario dei sindacati britannici che la visitò e la divulgò, mostrava corpi mutilati (secondo quanto veniva detto) dalla resistenza greca dell’ELAS. I corpi in un primo tempo vennero portati in giro nei sobborghi di Atene in una truculenta mostra mobile. In realtà i corpi erano stati forniti da bande di destra, e poi mutilati: si trattava in molti casi di combattenti dell’ELAS. La verità venne alla luce quando la gente andò ad identificarli. Un esempio tipico (un po’ abbreviato”: “Spiros Georgiou Venieris, 22, residente in Via Akominatos n. 64. Colpito dal fuoco di un carro armato il 12 dicembre, deceduto il giorno stesso. Il corpo è stato in un primo tempo trasferito in San Basilio in Via Metsovo, e quindi tumulato in San Spiridione. Il 10 febbraio sua madre trovò la tomba aperta e svuotata. Le venne detto che il corpo era stato prelevato e portato a Peristeri, dove lo trovò messo in mostra con altri corpi, asseritamente mutilato da ELAS.” I dettagli delle annotazioni sono di per sé interessanti, ma sfortunatamente le migliori fonti sono in greco.

Sebbene la mostra venisse velocemente denunciata come falsa in Grecia, la denigrazione dell’ELAS come forza brutale sortì il suo effetto in Inghilterra, visto che le critiche verso le politiche di Churchill vennero messe in sordina.

 

Ulteriori Letture [in inglese]

Eva Bartlett, Human Rights Front Groups: Humanitarian Interventionists Warring on Syria

Amnesty International

Rick Sterling, Eight Problems with Amnesty’s Report on Aleppo Syria

Tony Cartalucci, Amnesty International is US State Department Propaganda

Gearóid Ó Colmáin, Amnesty International, War Propaganda, and Human Rights Terrorism /a>

Domihol, Syrien: offene Gesellschaft, kluge Macht und die Begnadigung = Syria: Open Society, Soft Power and Human Rights (in German, very good on Amnesty background)

Caesar files

Monitor on Mass Marketing, Fail Caesar: Exposing the Anti-Syria Photo Propaganda (in 10 parts)

George Soros

Vanessa Beeley, George Soros: Anti-Syria Campaign Impresario

Bashar al Assad

Barbara McKenzie, The Demonisation of Bashar al Assad

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Di Barbara McKenzie

Articolo pubblicato da Barbara McKenzie il 30 Agosto 2016
Tradotto da Digenis Akritas per Sakeritalia.it

 

11 settembre 2016

Fonte: sadefenza

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