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Che spettacolo! Che indecenza! Tutti addosso alla sindaca di Roma, e al Movimento Cinque Stelle. Hanno trovato la pagliuzza e si sono dimenticati le centinaia di travi sulle quali hanno taciuto (o messo la sordina) per decenni.

Che il M5S avrebbe avuto problemi nel governo della città di Roma sono stato il primo a dirlo. Ne avrà, e di ben più gravi, quando dovesse governare il Paese. Il processo di selezione dei quadri non funziona come se lo erano figurato. La casalinga non può governare lo Stato. La democrazia (vera) non è come se la erano figurata. Il Movimento si è frettolosamente (e non democraticamente) trasformato in partito. E non ha una visione d’insieme della crisi del Paese e del mondo.

Dunque era inevitabile che tutto questo emergesse, prima o dopo. Peccato che loro stessi non l’abbiano ancora capito.

Ma lo scandalo non è questo: lo scandalo è la veemenza con cui tutti i canali tv hanno inscenato il processo.

Tutti divenuti santarelline a fare la lezione morale alla Raggi: il belante Mannoni, il mielato Mieli, con l’occhio semispento, il principe decaduto De Bortoli, il prode “direttore” (nella ripetuta slinguata dello sguaiato Parenzo) Mentana, il velenoso Orfini e la pletora sterminata dei corifei del ladrocinio generalizzato.

Impossibile citarli tutti, e non intendo farlo per non sporcare la tastiera. Il loro finto “sdegno” è semplicemente la difesa del sistema così com’è: quello che ha dato loro un buon reddito.

Sono i rottamatori del futuro e i conservatori del passato.

 

Di Giulietto Chiesa

 

7 settembre 2016

Fonte: megachip.globalist.it

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