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Conosco degli uomini e delle donne intelligenti, coraggiosi, indipendenti e di buona volontà, i quali sono certi che Bachar el-Assad – quel tipo affabile che assomiglia ad un gendarme francese e che, se fosse stato per lui, sarebbe oggi il chirurgo oftalmico che avrebbe voluto essere e per il quale si era formato, se la Storia non gli avesse riservato altri progetti – sia un mostro. Qualcuno si spinge a dire che egli è cattivo quanto quei tagliatori di teste, che si accaniscono a trasformare un paese diverso da loro e un tempo prospero in un teatro di orrori incredibili: quelli che realizzano i fanatici della volontà di Allah sulla terra.
Io, da parte mia, propendo per una maggiore indulgenza, e ciò per tre ragioni.
PRIMO, le informazioni sulla pretesa tirannia di Assad junior e la sua universale impopolarità, e sugli incidenti di Daraa unanimemente presentati dai media sociali e commerciali come all’origine della “rivoluzione” siriana, sono di dubbia fonte. Si tratta prevalentemente di chiacchiere che si fanno a Washington, a Whitehall e tra i politici della NATO, il cui grado di conoscenza della regione sarebbe, in un mondo sano e più o meno avvertito, trattato con disprezzo. Tra le fonti c’è anche Al-Jazeera – proprietà dell’emiro del Qatar, la cui decennale ostilità verso Damasco rende pressoché senza valore le informazioni sulla Siria provenienti da queste emittente, in altri casi utile – e il pomposamente intitolato Osservatorio Siriano sui diritti umani. Permettetemi di parlare di questi soggetti. O piuttosto di questo soggetto, giacché perfino il New York Times – che non è risultato un portavoce di Damasco all’ultima verifica che abbiamo fatto – descrive questo Osservatorio come un uomo-orchestra, il cui fondatore, Rami Abdul Rahman, è fuggito dalla Siria tredici anni fa e osserva da un appartamento (a Coventry, in Gran Bretagna)».
(Vuoi dire che è come “steel city scribblings”? [il blog dell’autore, NdT] Noi abbiamo schiere di reporter investigativi a libro paga …)
Guardate: l’Ucraina e la Grecia… l’Iraq, la Libia e la Siria … la Bolivia, il Venezuela e una serie di altri paesi la cui linea politica non era gradita a Washington e a Wall Street. Grandi narrazioni globali vengono costruite sui governi di questi paesi – prima degli interventi palesi o occulti – sulla base di prove incerte. A forza di ripeterli, e per merito del tono sobrio usato dai politici e dagli esperti imparziali, queste narrazioni acquisiscono il carattere di verità indiscutibili. Io ho sentito degli universitari esperti – donne e uomini che quotidianamente rimproverano i loro studenti perché non dimostrano le loro affermazioni – sostenere simili opinioni inconsciamente filo-imperialiste senza l’ombra di una prova. Ho sentito una militante di sinistra agguerrita e coraggiosa dirmi, quando l’ho sfidata a dimostrare la sua affermazione secondo cui Assad è criminale quanto lo Stato Islamico, che avrebbe visto se poteva “recuperare qualcosa” – salvo perdere ogni sangue freddo quando le ho fatto osservare che questo significava cercare delle prove per dimostrare una conclusione aprioristica. (Oltre ad Al Jazeera, la sua fonte primaria era questo tipo straordinario dell’Osservatorio siriano che dovrò riascoltare). E ho incontrato un amico ebreo che mi diceva che gli orrori che vengono attribuiti ad Assad «non possono essere tutte invenzioni». Una persona meno attrezzata di me avrebbe potuto disperarsi nel vedere qualcuno come questo mio amico – apparentato a gente che ne sa tanto sulla calunnia in scala industriale  – parlare in questo modo.
Un esempio di scuola del meccanismo di autenticazione della calunnia attraverso la ripetizione è quello del presunto uso di gas sarin neurotossico, elevato al rango di fatto accertato attraverso la ripetuta divulgazione. Su questa questione ad altre simili, ho visto troppi soggetti chiaramente prevenuti sentenziare la responsabilità di Assad senza alcuna prova o sulla base di labili sospetti; troppi gruppi e individui creduloni che rilanciavano queste sentenze via Facebook o Twitter. Ho anche ascoltato degli amici intelligenti, che avrebbero dovuto saperne di più, dire che non c’è fumo senza arrosto, un proverbio pericolosamente compiacente quando tutti i media occidentali parlano con un’unica voce e singolarmente non critica. Al contrario, vi raccomandoquesta inchiesta di Who What Why [Chi, cosa, perché]; non solo perché consiglia prudenza, ma anche per il suo approccio imparziale. Who What Why non esclude affatto la possibilità che responsabile sia Assad. Ma espone i fatti noti, a cominciare dal diffuso ricorso al sarin in Siria, per poi valutare le prove medico-legali e balistiche e porre la questione del cui prodest? – Damasco, gli islamisti e la NATO. Il risultato non è solo un raro esempio di sobria valutazione del disastro che è La Siria; in linea più generale, è un modello di ciò cui assomiglia una inchiesta solida e critica.
Un altro esempio spesso ripetuto della malvagità di Assad è l’uso di barili-bombe. E’ vero? In termini di certezza di gran lunga maggiori di quanto sia per il sarin, la risposta è probabilmente sì. Brutte cose i barili-bombe, ma essi sono anche artigianali e rudimentali: diversamente dal livello tecnico delle armi usate – a beneficio dell’enorme industria statunitense delle armi – dalla coalizione occidentale in Iraq, dove la gente muore ancora per l’uranio impoverito lanciato con armi convenzionali. «Scandaloso, dicono Kerry e Obama. Questa gente spaventosa utilizza (gulp) barili-bombe». E come se non avessero atteso che questo, i parolai dei media commerciali e sociali si affrettano a rilanciare dovunque il messaggio – nessuno di essi preoccupandosi di verificare se i barili-bombe siano peggiori delle Blu 82 e di altre panoplie letali usate correntemente dalle nostre forze. All’improvviso il discrimine tra buoni e cattivi diventa l’utilizzo di barili-bombe. Come siamo facilmente manipolabili!
Ma questi sono solo dettagli, semplici florilegi di narrazioni più ampie che servono a dimostrare la nostra capacità di comprendere i conflitti esterni e il nostro ruolo infallibilmente di buona volontà. E gli imbroglioni e i bugiardi sono tanti nelle nostre classi politiche, ma essi riescono a plasmare i nostri punti di vista sulle questioni di politica estera, non solo perché di solito ne sappiamo poco e poco ce ne preoccupiamo, ma anche perché solo loro i primi a convincersene. Per qualcuno questo succede perché si tratta di una bestia (situazione aggravata da una debole memoria e una incapacità di lettura critica). Per altri il problema è che sanno meno ancora di noi. E per la maggior parte è perché – influenzati da conformismo, dissonanza cognitiva, dal lato in cui la tartina viene imburrata o da semplice pigrizia – gli umani sono disposti a credere quel che conviene loro credere. Perché noi ad ovest sappiamo, o pensiamo di sapere, che i nostri leader e i nostri media siano tenuti a delle verifiche che più o meno funzionano e che dunque non può essere il meccanismo della menzogna ripetuta che diventa perciò la verità di Hitler. Pensate che Assad sia il diavolo che ci hanno detto che è? Come l’avete scoperto? Ecco una inchiesta di opinione internazionale – sicuramente più affidabile delle fonti citate prima – che dimostra che una maggioranza di Siriani appoggia Assad. Non lo leggerete sul Daily Mail. Vi potrebbe essere capitato di leggerlo sul Guardian o sull’Independent, ma solo come una nota dissonante di minore importanza – giacché la quantità conta più della qualità – di una sinfonia bene orchestrata, Assad il diavolo in sol maggiore.
SECONDO, ogni qualvolta l’ovest ha impegnato tutto il suo potenziale militare e finanziario per allontanare un presunto tiranno in Medio Oriente, i risultati sono stati: morti e caos… privatizzazioni… distruzione del welfare… enormi benefici non solo per i mercanti di armi ma per il grande capitale in generale, con l’aiuto di politici opportunisti – verificate i casi Haliburton-Cheney, Clinton-ExxonMobil. Insomma, chi più ci guadagnano a rovesciare il tiranno sono proprio quelli che mettono in campo la storia della sua tirannia. Questo non scredita di per sé la storia, ma dovrebbe almeno renderci sospettosi. Allora perché non è così? Perché tante persone di sinistra e di centro-sinistra ripetono e rilanciano quella storia senza preoccuparsi minimamente di fare una verifica indipendente delle prove? E sì, lo so che certa gente lavora, ha dei figli e tante occupazioni. Nessuno ha la possibilità di dedicare ore e ore a studiare ogni singola affermazione dei media miliardari, ma quello che tutti possiamo fare è di mantenere un atteggiamento di scetticismo all’antica e di chiederci in modo sempre utile: cui prodest?
(Benché non mi senta ancora in grado di esporre definitivamente il mio punto di vista a questo proposito, mi pare molto evidente che il caos siriano sia il risultato delle politiche occidentali, da considerare nel contesto delle tensioni tra l’Occidente e, non solo la Russia, ma anche la Cina. Queste tensioni hanno molteplici aspetti, fiscali ed economici oltre che geopolitici e militari, e vi sono indizi di una cooperazione tra la Cina e la Russia – la prima portando in dote il suo enorme surplus, la seconda le sue enormi riserve energetiche – per contestare una egemonia del dollaro che è stata operativa nel mondo occidentale dal 1945 e in quasi tutto il mondo dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1990. Per quanto vi siano aspetti positivi in questa contestazione, soprattutto la possibilità per i singoli paesi in via di sviluppo di sottrarsi all’austerità imposta dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) concludendo accordi meno draconiani con Pechino e Mosca, il risultato è che il mondo è più pericoloso. La Storia non offre esempi di paesi potenti che abbiano accettato che la loro economia fosse messa in discussione e, in questo contesto, la localizzazione geografica della Siria è importante. I suoi porti nelle acque calde del Mediterraneo ne fanno la candidata ideale per il trasporto del petrolio di produttori senza sbocchi in quel mare fino all’Europa, con la presenza sul tavolo di rotte concorrenti. Assad ha respinto il progetto di oleodotto occidentale/saudita/qatarino sostenuto dall’Egitto, che passava per Homs (arabo), e ha scelto quello Iran-Iraq (islamico) patrocinato anche dalla Russia. Partendo da tale constatazione, una lettura del conflitto siriano come una guerra degli oleodotti – con Washington che ha, ancora una volta, inventato o esacerbato una sollevazione popolare che doveva essere appoggiata in nome della Democrazia – non può essere facilmente respinta. Al pari del più ampio contesto che si è brevemente delineato).
TERZO, supponiamo che almeno una parte delle cose che si dicono sulla brutalità di Assad possano essere provate. Io non ho ancora visto prove affidabili, ma questo non significa che non possa trovarsene qualcuna. Quali conseguenze dovremmo trarne? Per quelli che, a sinistra, collocano il loro universalismo al di sopra della realpolitik, la risposta è chiara: tutte le parti in conflitto sono altrettanto e indicibilmente vili, dunque la peste è dovunque! Ok, a titolo puramente teorico, ammettiamo pure che Assad sia cattivo quanto i tagliatori di teste (forse peggiore, perché almeno questi ultimi ci fanno la cortesia di postare le prove della loro malvagità in internet). Per i sostenitori di una terza forza islamista moderata, che si è ridotta a pura appendice di Londra e Washington (che anche loro non ci credono più, ma tengono il punto), la conclusione, raramente formulata ma che costituisce una conseguenza logica di una simile premessa, è che spetta ad Assad di gettare la spugna e imbarcarsi stasera stessa per una clinica svizzera dove potrebbe praticare quella oftalmoiatria che gli è tanto cara, e tutto andrà per il meglio. Soprattutto se partiranno anche i Russi, seguiti da Hezbollah. Tre demoni eliminati; che gioia! E’ vero, i soldati di Allah amano cantare: “Alauiti al coltello, i cristiani a Beirut”, ma è l’irruenza della giovinezza, vero?
Di Philip Roddis
Fonte: Off Guardian del 23/5/2016
Traduzione: ossin
agosto 2016 – http://www.ossin.org/crisi-siria/1998-assad-il-tiranno
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