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Un nuovo programma di monitoraggio fa luce sugli assetti proprietari, ma anche su legami ed interessi tra il sistema dell’informazione tunisino, politici e uomini d’affari. Uno strumento importante per dare all’opinione pubblica potere di controllo sui media. E non viceversa…

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È stato lanciato in Tunisia il progetto Media ownership monitor (Mom), realizzato da Reporter senza frontiere (Rsf) in collaborazione con l’organizzazione non governativa locale Al Khatt.

Si tratta di un progetto di monitoraggio per garantire ai cittadini un’informazione libera e di qualità. Un progetto che ha visto la luce finora solo in Cambogia e Colombia: la Tunisia è, dunque, il terzo paese interessato a livello mondiale. Mom si propone di dare risposte a tre le domande fondamentali: chi detiene o controlla i media tunisini? Ci sono legami con la politica e il denaro? Vi è trasparenza?

La trasparenza viene accertata tramite l’invio di un formulario da compilare, contenente dei quesiti chiave sulla proprietà, le entrate annuali, il mercato pubblicitario, i finanziamenti pubblici e privati, e la loro percentuale. Un altro aspetto riguarda il rischio di concentrazione dei media nelle mani di una sola persona o azienda. In questo senso, attraverso la raccolta dei dati e un lavoro sul campo, Mom ha realizzato una cartografia dei proprietari. I risultati sono pubblici e aggiornati regolarmente. Il sistema di monitoraggio rivela perciò chi possiede i media, quali sono gli interessi, gli affiliati dei proprietari e che legami ci sono tra loro. Dati importanti per capire chi controlla il mondo dell’informazione – e il potere di esercitare un’influenza potenziale sull’opinione pubblica -, facendo allo stesso tempo anche un’analisi di tipo qualitativo.

“Il lavoro di ricerca – spiega Kais Zriba, membro fondatore di Al Khatt – è durato circa quattro mesi, su un campione di 40 media, 10 in ogni settore: radio, Tv, carta stampata, testate online. L’idea è di allargare la ricerca, arrivando a coprire tutti i media tunisini, tenendo aggiornati i dati”.

Una delle difficoltà, spiegano i ricercatori, è ottenere informazioni finanziarie e di bilancio, anche se quest’ultimo non è un problema esclusivo dei media: secondo le statistiche del registro del commercio, infatti, solo il 20% circa delle società deposita il bilancio finanziario. Nonostante l’obbligo legale di pubblicare le informazioni, vi è quindi una trasparenza selettiva.

“Il giornalismo in Tunisia – continua Zriba – si trova davanti a diverse sfide: l’indipendenza finanziaria, il contenuto, il modo di trattare l’informazione, il rispetto della deontologia e l’obiettività. È stato fatto molto dal post rivoluzione, ma vi è ancora della strada da fare”. Non sono mancate neppure le difficoltà durante la fase iniziale del progetto: “Dei proprietari non hanno voluto risponderci – prosegue Zriba -, altri hanno risposto parzialmente alle nostre domande e nascondevano dei dati, che bisognava indagare tra le righe. Per quanto riguarda l’audience e la classificazione dei media tunisini, non siamo riusciti a trovare delle cifre affidabili. Abbiamo avuto problemi anche per la concentrazione: alcune persone detengono una parte importante di più media, ma bisogna cercare i prestanome, dietro di cui si nascondono questi uomini d’affari”.

In generale, dalla ricerca è emerso che lo Stato è il principale proprietario dei media, con due Tv, nove radio, due quotidiani e un’agenzia di stampa, ai quali si aggiunge la gestione delle strutture confiscate che saranno poi vendute, ad eccezione di Radio Zitouna Fm che, essendo a vocazione religiosa (islam), sta per essere nazionalizzata per evitare che possa diffondere messaggi estremisti. La maggior parte dei canali televisivi analizzati (6 su 10), ha invece un legame diretto o indiretto con un partito o con una personalità politica.

Di Giada Frana

31 agosto 2016

Fonte: http://m.nigrizia.it/2016/08/31/chi-controlla-i-media/20022

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