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Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace

Saremo ancora in grado di volare e rendere libere le nostre anime? L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino.

Mese

settembre 2016

Il Punto di Giulietto Chiesa: “DA DONETSK”

#Donetsk #Donbass: L’editoriale di Giulietto Chiesa dalla Repubblica Popolare di Donetsk, dove è in corso un esperimento di partecipazione democratica in vista delle ormai prossime elezioni politiche.

 

30 settembre 2016

Fonte: PandoraTV

Le News di PandoraTV del 30/9/2016

  • #Syria #USA: E li chiamano ribelli moderati…
  • #DisastroFerroviario in #Algeria. Lo sapevate?
  • Il nuovo #Brasile #privatizzato
  • Comunicato stampa del #PianetaTerra: 8 i continenti di #plastica

 

30 settembre 2016

Fonte: PandoraTV

LA MORTE DI UN USURPATORE

#ShimonPeres #israele #NobelPace #AccordiOslo #Palestina #Qana #Libano #macellaio #CriminaleDiGuerra

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Shimon Peres è morto, non è una sorpresa perché era molto anziano ed era anche malato; sicuramente tutte le redazioni dei grandi giornali internazionali e delle grandi reti televisive avevano già pronti da mesi, se non da anni, il suo profilo e le analisi sulla sua vita: lunga e vissuta da protagonista.

Commentare e ricordare la vita di un personaggio come Shimon Peres non può sfuggire ad un bilancio di ciò che quest’uomo ha realizzato. Ultimo esponente di quella generazione che ha costruito le fondamenta dello Stato di Israele e delle sue mortali contraddizioni, ora viene ricordato come il “costruttore del solo tentativo di pace con i palestinesi”; quegli accordi di Oslo siglati a New York nel 1993, che un anno dopo gli garantirono il premio Nobel per la pace insieme a Yasser Arafat e Yitzhak Rabin, che dopo pochi anni svelarono interamente l’inganno sul quale si basavano. E di quell’inganno, che di fatto ha prodotto la corsa verso l’abisso umano, politico e sociale dello Stato di Israele, Shimon Peres non si è mai pentito. Quegli accordi che non impegnavano in nessun modo Israele, mentre costringevano i palestinesi alla resa incondizionata, spianarono la strada a tutto ciò che oggi sul terreno rende irrisolvibile la “questione palestinese”: il conflitto che, fino allo scoppio delle rivolte arabe nel 2011 e il caos che ha seguito la loro sconfitta, dal 1947 era ciò che contraddistingueva il Vicino Oriente.

Shimon Peres è morto nel momento più favorevole alla sua memoria, perché la cristallizzazione e la polarizzazione dei conflitti che stanno insanguinando il Vicino Oriente, dalla Siria alla Libia – passando per lo Yemen – hanno fatto sì che diventasse abitudine molto diffusa rimpiangere il passato. Disinvoltamente molti sostengono che alla fine dei conti la responsabilità del caos sanguinoso dilagante è di quei popoli che si sono sollevati contro le dittature che li opprimevano. Paradossalmente, il conflitto israeliano-palestinese è l’unico rimasto fedele alle sue origini.

I “grandi della terra”, nessuno escluso, venerdì si recheranno alle esequie di Shimon Peres. Con faccia immobile parleranno del “suo contributo alla pace”; nessuno, o pochissimi, riterranno necessario cercare di capire se le origini dell’abisso in cui oggi il mondo è precipitato abbia qualcosa a che fare con quell’uomo che riuscì a mascherare la guerra e la spoliazione, travestendole con la “pace” che produsse il raddoppio della colonizzazione della Cisgiordania, la costruzione del Muro di separazione unilaterale costruito da Israele a partire dal 2001 e che come obiettivo aveva quello di confiscare quanta più terra palestinese, compresa Gerusalemme est.

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Certamente, se fosse stato in grado, avrebbe trovato le parole adatte per giustificare anche la recente affermazione di Benjamin Netanyahu sulla “pulizia etnica voluta dai palestinesi” quando chiedono lo smantellamento delle colonie in Cisgiordania.

Shimon Peres non era un militare ed è stato esponente di primo piano del partito laburista israeliano al suo apice: l’età avanzata gli ha risparmiato il peso del declino. Ma è un errore, anche grossolano, pensare che Shimon Peres negli anni abbia mutato la sua posizione sulla politica coloniale israeliana su cui è basata la stessa esistenza dello Stato di Israele. Come ha giustamente osservato Amira Hass, in un commento scritto al momento in cui era giunta la notizia che Shimon Peres era stato colpito da un ictus:

Negli anni settanta ha sostenuto il movimento dei coloni. Negli anni novanta, come ministro degli esteri, è stato artefice degli accordi di Oslo, che hanno consolidato la realtà delle enclave palestinesi. Gli insediamenti e le enclave sono due facce della stessa medaglia, a dimostrazione di quanto sia stata coerente la sua visione delle cose. (1)

Shimon Peres è morto e lo piangeranno più in Occidente che in patria, dove nella sua lunga vita non è mai riuscito a farsi eleggere a nessuna carica che ha rivestito. Anzi, in Israele lo prendevano in giro con la battuta che sottolineava come non avesse mai vinto un’elezione, neanche quella di capoclasse alle elementari. In Occidente, si coglierà, grazie alla morte di Shimon Peres, ancora una volta l’occasione per ribadire che l’unico mondo possibile è quello costruito sulle usurpazioni spacciate per negoziati. In definitiva questa era la vera caratteristica di Shimon Peres.

Di Cinzia Nachira

Fonte: http://www.rproject.it/?p=5979

 

Immagini liberamente inserite da Invictapalestina.org

29 settembre 2016 – invictapalestina.wordpress.com

LIBIA: HAFTAR HA CHIESTO L’INTERVENTO MILITARE RUSSO?

#Libya #Libia #accordo #ArabiaSaudita #SaudiArabia #Cirenaica #Egitto #gas #governo #guerra #KhalifaHaftar #petrolio #Russia #Syria #USA #Tobruk #Tripoli #Tripolitania #UE

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E’ un intenso lavorio quello in corso in Libia da parte delle potenze grandi e piccole interessate alle risorse naturali di un Paese frantumato tra due governi, centinaia di milizie e gli appetiti di una vorace pattuglia di multinazionali.

Mentre il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, informa che la prossima settimana a Parigi avrà luogo un vertice internazionale sulla Libia con la partecipazione dei rappresentanti dei diversi Paesi coinvolti, Egitto compreso, da Tripoli e da Tobruk arrivano notizie quantomai contraddittorie.

Il presidente del cosiddetto Consiglio Presidenziale, Fayez al Serraj, a capo del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, sembra aver lanciato un amo nei confronti dei rivali di Tobruk: “Nel processo di riconciliazione nessuno è escluso, cerchiamo di riunire tutte le identità libiche e le loro correnti. Non sono in disaccordo con Haftar, quello che ci unisce è realizzare la stabilità”. Al Serraj ha poi aggiunto: “Non manca qualche disaccordo, ma vogliamo costruire un’istituzione militare unita, posta sotto una direzione e volontà politica”.

In realtà il ‘qualche disaccordo’ citato eufemisticamente da al Serraj ha portato le forze militari dei due esecutivi a scontrarsi frontalmente due settimane fa per il controllo dei pozzi e dei terminal petroliferi della cosiddetta Mezzaluna petrolifera, la zona più ricca di giacimenti di petrolio e gas del Paese, bloccando di nuovo le esportazioni e gettando il Paese sull’orlo di una nuova sanguinosa guerra civile.

Il capo del governo creato ed eterodiretto dalla maggior parte delle potenze occidentali, ha annunciato che nelle prossime settimane sarà presentato un nuovo esecutivo, definito come maggiormente inclusivo rispetto a quello attuale e che dovrà essere sottoposto anche al voto di fiducia del parlamento scissionista di Tobruk. In una intervista concessa al quotidiano arabo Asharq al-Awsat, Serraj si è spinto fino a dichiarare che “non opporrà alcun veto contro nessuna persona nella formazione del nuovo governo. La porta è aperta a tutti”.

E’ arrivato il tempo della riconciliazione definitiva, dunque? Non sembra proprio, stando alle notizie di segno opposto che giungono dalla Cirenaica. Solo tre giorni fa lo speaker della Camera dei rappresentanti (Hor) di Tobruk, Aqila Saleh, ha affermato che il governo di Fayez al Serraj è “illegittimo perché non ha avuto la fiducia del Parlamento” e ha chiesto a tutte le istituzioni dello Stato di non applicare alcuna risoluzione del governo di Tripoli. In una nota Saleh ha poi sottolineato che “il governo provvisorio di Abdallah al Thani (quello di Tobruk, ndr) è l’unico governo legittimo e proseguirà il suo mandato fino alla formazione di un governo reale che otterrà la fiducia del Parlamento e giurerà”.

Sul fronte opposto, contemporaneamente, il vice presidente del Consiglio di Stato di Tripoli, Mohamed Muazeb, affermava che quest’organismo teoricamente solo consultivo – egemonizzato dalla Fratellanza Musulmana – da ora in poi eserciterà il potere legislativo sostituendosi al Parlamento di Tobruk che continua a non voler riconoscere l’autorità del Governo di Accordo Nazionale insediato in Tripolitania.

Questo mentre il sito di informazione Libya Herald ha riferito che al momento il generale Haftar non avrebbe affatto risposto alla richiesta di nuovi colloqui avanzata da al-Serraj in vista della formazione di un eventuale nuovo governo maggiormente rappresentativo. Anche perché il suo nome, allo stato, non figurerebbe né nella lista dei nuovi ministri né alla guida delle eventuali forze armate unificate.

E, come se non bastasse, fonti diplomatiche russe citate dal quotidiano Izvestia hanno informato che il generale Haftar – sostenuto da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e a momenti alterni anche dalla Francia, oltre che da Mosca – avrebbe chiesto alla Russia di porre fine all’embargo sulle armi in vigore contro la Libia, di fornire armi e attrezzature militari alle forze militari sotto il suo comando nell’Est del Paese e di “avviare un’operazione militare anti-islamista come quella realizzata in Siria”.

L’indiscrezione è stata diffusa subito dopo l’incontro avvenuto l’altro ieri a Mosca tra il rappresentante speciale di Haftar, Abdel Basset Badri, e il viceministro della Difesa russo Mikhail Bogdanov. “Badri è venuto a Mosca per un giorno – ha detto la fonte – nel corso del colloquio con Bogdanov è stata discussa la questione della revoca dell’embargo sulle armi. I libici ci stanno chiedendo di fornire loro armi di piccolo calibro, ma anche attrezzature, tra cui aerei. Hanno anche chiesto a Mosca di avviare un’operazione militare anti-islamista in Libia simile a quella in corso in Siria”.

Le notizie diffuse da Mosca su una richiesta di intervento militare da parte del governo della Cirenaica potrebbero anche essere gonfiate dallo stesso governo russo, che ora ha bisogno di mandare un avvertimento agli Stati Uniti e all’Unione Europea in un momento in cui la collaborazione in Siria rischia di saltare del tutto. E la dichiarazione, in fondo, fa comodo anche a Tobruk e ad Haftar – che pure hanno minimizzato ed in parte smentito – che hanno bisogno di dimostrare il loro peso proprio in vista della possibile costituzione di un governo che riunisca i due soggetti che attualmente si sfidano per il controllo della Libia e dietro i quali si muovono quasi tutte le potenze attualmente attive in Nord Africa.

 

29 settembre 2016

Fonte: conropiano.org

La Notizia di Manlio Dinucci – #PSYOP: OPERAZIONE #SYRIA

 

29 settembre 2016

Fonte: PandoraTV

I COMPLICI FIRMANO LA RAPINA SULLE PENSIONI

#pensioni #Ape #aumento #crociera #governo #media #minime #mutuo #propaganda #rata Renzi #sindacati #taglio

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Bisogna ammettere che certe idee possono venire solo se ti prendi il tempo di riflettere per bene, magari andando in crociera con i soldi dei tuoi “azionisti”, com’è “capitato” al segretario generae della Uil. Cgil-Cisl-Uil hanno firmato un accordo in cui la rapina legalizzata contro i lavoratori a un passo dalla pensione diveta legge. Ciliegina sulla torta, in qualche passo non è nemmeno indicato il “tetto” entro cui determinati passaggi diventeranno norma. Al buon cuore del governo, insomma; ma intanto si firma.

Stiamo ovviamente parlando dell’accordo governo-sindacati complici siglato ieri a Palazzo Chigi, con tg e giornali di regime pronti a cantarne le lodi. Un florielgio di menzogne propagandistiche che avrebbero imbarazzato anche i gerarchi del Minculpop fascista. Leader di questa classifica indegna, come sempre, Repubblica:Fatto l’accordo sulle pensioni. Minime più alte”, oppure “quattordicesima, aumento del 30%”.

Vediamo i punti uno per uno.

Sulle pensioni minime gli interventi sono due. a) L’aumento della quattordicesima – una mensiità aggiuntiva, erogata a luglio, per chi prende 500 euro al mese. Dunque si tratta di 150 euro in più (tutto qui il “più 30%!”) in unica soluzione. Meglio che un calcio sui denti, certo, ma in pratica di tratta di 40 centesimi al giorno. Non proprio un cambiamento di status sociale… b) La quattordicesima verrà estesa a chi prende fino a 1000 euro mensili lordi, ossia 830-840 euro mensili.

Attenzione, però. Entità ed estensione della 14° dipenderanno dal calcolo di tutti i redditi a capo del singolo pensionato (casa di proprietà, terreni ecc). Dunque l’aumento potrebbe anche essere minore o addirittura nullo, così come l’estensione.

Ma arriviammo all’Ape (anticipo pensionistico), vero cuore pulsante di questo intervento. Com’è noto, la Fornero ha brutalmente innalzato – per l’ennesima volta – l’età pensionabile da 63 a 66 anni e sette mesi. Con una doppia conseguenza: tenere al lavoro persone che non sono più in grado di lavorare (si pensi ai mestieri “usuranti”, turnisti, ecc) e impedire l’assunzione di giovani (e per fortuna che tutti i governi se ne preoccupano tanto!). Ergo, sembra per un verso inevitabile permettere l’uscita di un po’ di anziani e l’ingresso di qualche giovane (il 40% sono disoccupati).

Ma chi dovrebbe pagare la pensione a chi va via – volontariamente o meno – prima del limite segnato dalla Fornero?

Le risposte sono tre, secondo il governo.

Al primo livello c’è infatti la cosiddetta “Ape social”, in cui il lavoratore over 63 va in pensione senza pagare nulla, ci pensa lo Stato tramite l’Inps. Una opportunità riservata ovviamente solo agli “svantaggiati” (disoccupati, “usurati”, esodati, disabili o con un disabile nel nucleo familiare, ecc). Ma nemmeno a tutti costoro. Anzi solo a quelli il cui assegno pensionistico raggiungerà “un limite prefissato”, c’è scritto nel testo dell’accordo. Quale? Non si sa. Il governo aveva parlato di 1.500 lordi; al tavolo di discussione ha invece presentato un testo in cui fa rifermento al massimale Naspi (assegno di disoccupazione), ovvero 1.300 euro. Alla fine non hanno messo cifre ma appunto un limite da fissare in un secondo momento.

La seconda tipologia è l’”Ape aziendale”. Se l’azienda ristruttura, è in crisi, ecc, si fa carico anche del 40% del carico monetario (il resto ce lomette lo Stato); ovvero ti paga lei la pensione – tramite Inps – per il periodo di anticipo (da uno a tre anni e sette mesi). Per il lavoratore, dunque, non cambia niente? No. Ci rimette comunque una percentuale fissa per ogni anno di anticipo, ovvero riceverà a vita una pensione più bassa (tra i 100 e i 200 euro al mese in caso di assegno pensionistico atteso di 2.000 euro lordi, ossia 1.500-1.600 netti).

L’”Ape volontaria” è invece totalmente a carico del lavoratore che incautamente dovsse cadere nella trappola. Qui la penalizzazione è addirittura doppia. Da un lato c’è la riduzione dell’assegno pensionistico (circa il 6% per ogni anno di anticipo, quindi in pratica il 20% nel caso del periodo più lungo, 3 anni e 7 mesi). In seconda battuta arriva anche il taglio per pagare la rata del mutuo, perché la pensione – per tutto il periodo dell’anticipo rispetto al limite Fornero – te la paghi da solo, con un prestito bancario (più interessi e assicurazione contro la “pre-morienza” del pensionando), nell’arco di venti anni.

I giornali mainstream, su questo punto, fanno una confusione tanto totale quanto scientificamente intenzionale. Persino IlSole24Ore, che tecnicamente ci capisce, propone dei casi in cui i due tagli non vengono mai sommati. Dando quindi la sensazione di poter ricevere un assegno pensionistico minore, sì, ma tutto sommato ancora accettabile rispetto all’idea di andare al lavoro ancora per anni.

Prendiamo dunque sul serio un esempio fatto dal giornale di Confindustra: “Paolo”, quadro che andrebbe normalmente in pensione con un assegno di 2.615 euro mensili lordi. Si tratta quasi di una pensione da insegnante con 42 anni di anzianità contributiva, per un assegno netto mensile vicino ai 2.000 euro. In questo caso, calcola IlSole,la pensione netta percepita scende a 1.646 euro mensili. Cui però vanno detratti (cosa che IlSole si guarda bene dal fare) i 465 euro della rata del mutuo con la banca (li tratterrà direttamente l’Inps, comunque).

In pratica, dunque, questo semi-agiato pensionando che stava facendosi i conti con un assegno atteso di quasi duemila euro si ritroverebbe ad arrabattarsi con un mensile da 1.200 euro.

Oltre ai livelli di reddito, però bisogna guardare l’accordo su questo punto anche dal lato civilistico-giudiziario: di fatto, come sottolineano alcuni acuti commentatori in rete, divertente questa storia dell’Ape, l’anticipo pensionistico. Per andare in pensione devi accendere un mutuo come per comprare una casa, che però è già di tua proprietà”.

Va ricordato infatti che la pensione è tecnicamente “salario differito”, ossia una quota dello stipendio che non ti è mai stata data durante la vita lavorativa perché andava accantonata – al pari del tfr – e restituita alla fine sotto forma di assegno mensile. Quindi costringerti a pagarti da solo da uno a tre anni di pensione che hai già accantonato in quasi quattro decenni di lavoro è – anche tecnicamente – una rapina a mano armata. Perché lo stato ha sia il monopolio della forza che la chiave del rubinetto dell’Inps…

 

Di Claudio Conti

 

29 settembre 2016

Fonte: contropiano.org

R.A.I.= RIDOTTA ATTITUDINE INFORMATIVA

#RAI #Informazione #PresidenzialiUSA #Syria #Russia #Referendum #IoVotoNO #TrilateralItalia #MonicaMaggioni

Nota delle Admin: Quello a sinistra è Giulietto Chiesa. Quello a destra, invece, è Klaus Davi che noi, non guardando la Tv, non sappiamo nemmeno chi sia e da quale buco provenga. Viene descritto come “esperto di comunicazione” ……….. bbbbbwahahahahahahahahah!!! A noi sembra più un “esperto invasato”.

Se sono questi quelli che hanno l’arduo incarico di convincerci a votare SI al Referendum, allora Renzi sta raschiando davvero il barile con tutta la cantina!!!!!

Giulietto Chiesa rilancia il problema dell’informazione ‘truccata’ alla puntata del 28 settembre 2016 de ‘La Gabbia Open’

 

29 settembre 2016

Fonte: PandoraTV

 

Le News di PandoraTV del 29/9/2016

  • #SaudiArabia #Veto: Scacco matto a #BarackObama
  • #Syria, l’#aggressività #USA cresce con l’avanzare di #Assad
  • #Petrolio: L’accordo #Opec scuote i mercati
  • Volo #MH17: La propaganda #Nato non frena le accuse a #Kiev
  • #AiutiUmanitariRussi ad #Aleppo

 

29 settembre 2016

Fonte: PandoraTV

#SYRIA: PICCOLO RIPASSINO PER CHI AVESSE ANCORA QUALCHE DOMANDINA IN SOSPESO……..

17 giugno 2016

Fonte: PandoraTV

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