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MORTI-MEDITERRANEO

Anche il terremoto diventa un’occasione per dare addosso agli immigrati. Alcuni mezzi d’informazione riportano “brillanti” idee di sospendere l’aiuto in mare a chi rischia di morirci annegato per usare i fondi risparmiati per i terremotati. O ancora c’è chi si scaglia contro i profughi che stanno – dicono – negli hotel a cinque stelle: cacciamoli, sostengono, e ci mettiamo quelli che sono rimasti senza casa ad Amatrice e negli altri paesi rasi al suolo. Proposte davvero geniali, luminosi esempi di solidarietà “benaltrista”. Perché, allora, non rimettere in strada i senza fissa dimora? O perché non liberare anche le comunità di recupero dei tossicodipendenti per far posto alle vittime del sisma? Oppure – forza, liberiamo la fantasia – rimandiamo a casa dalle corsie d’ospedale i meno malati per far posto ai feriti del Centro Italia. Beh, magari non tutti. Chiediamo prima il passaporto, e dimettiamo solo i non italiani.

Naturalmente, dietro queste boutade c’è l’idea del “prima gli italiani”. Che in fondo, se ci pensiamo bene, non è diversa dal “prima gli ariani” o “prima i miei amici” o “prima quelli che pagano le tasse”… Possiamo pensarne diecimila di iniziative del genere.

Ma da quando in qua un atto di solidarietà ne annulla un altro? Da quando in qua la generosità verso qualcuno in difficoltà si esprime togliendo l’aiuto a qualcun altro?

Si è più o meno meritevoli di aiuto in base alla razza, al passaporto, al Paese di origine, al colore della pelle?

Coloro che lanciano queste idee pseudo-solidali, ovviamente, le condiscono poi con la minestra dei più triti luoghi comuni: i profughi stanno negli alberghi a cinque stelle… a loro danno i soldi e ai poveri italiani no… dietro al sistema dell’accoglienza c’è il business dell’aiuto… e via di questo passo. Tutte affermazioni che non hanno fondamento, confezionate dai “professionisti dell’incitamento all’odio”. Ma tant’è, sappiamo che è facile solleticare la pancia dell’opinione pubblica e giocare strumentalmente sul “fanno per gli altri e non per i connazionali”.

Noi la vediamo in un altro modo. Pensiamo che ogni essere umano nel bisogno va aiutato, ogni persona in difficoltà va sostenuta, tanto chi ha perduto la casa ad Amatrice quanto chi rischia di perdere la vita nel cimitero-Mediterraneo. Noi leggiamo questo nel Vangelo, il “prima qualcuno di qualcun altro” non l’abbiamo mai trovato scritto.

P.S. A proposito, cosa propongono di fare questi sostenitori del “prima gli italiani” con gli immigrati rimasti sotto le macerie? Mantengono il diritto a rimanere nella categoria terremotati, o vengono declassati automaticamente a immigrati da mandare a casa?

 

Di Luciano Scalettari

 

26 agosto 2016

Fonte: http://www.famigliacristiana.it/articolo/la-solidarieta-pelosa-del-prima-gli-italiani.aspx

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