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Non ci sono stati molti momenti buoni per i musulmani Rohingya della Birmania negli ultimi quattro anni.

Hanno vissuto drammatici cambiamenti politici di questo Paese. Una maggiore democrazia non ha portato maggiore rispetto dei Diritti Umani agli apolidi Rohingya.
Ma la formazione di una Commissione consultiva sullo Stato di Rakhine rappresenta un raro barlume di speranza.
Per la prima volta, il governo birmano è alla ricerca di esperienze internazionali per cercare di risolvere uno dei problemi più complessi del Paese.
Si tratta di un cambiamento significativo. Per anni, il mantra birmano ufficiale è stato che “nessuno straniero può eventualmente comprendere i problemi di Rakhine”.
Ora Kofi Annan, l’ex segretario generale delle Nazioni Unite, a capo di una commissione composta di nove membri, è stato incaricato di dare un nuovo sguardo alla questione. La sua relazione si potrebbe semplicemente aggiungere alla montagna di carte scritte sullo Stato di Rakhine e i Rohingya, oppure potrebbe essere solo un cambio di gioco.

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Allora, fino ad ora chi è stata Aung San Suu Kyi?
Beh, in primo luogo una cinica che ha incassato. La prossima settimana il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon andrà nella capitale birmana Nay Pyi Taw e a settembre la signora Suu Kyi si recherà negli Stati Uniti per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e per intrattenere colloqui con il presidente Obama.
Il premio Nobel senza dubbio si sta preparando alle domande imbarazzanti sul perché lei non stia facendo di più per aiutare la minoranza musulmana del Myanmar, in particolare i circa 800.000 Rohingya. Tali questioni possono essere facilmente deviate facendo riferimento a questa nuova Commissione.
Ma in gioco c’è più di questo. Con l’istituzione della Commissione, la signora Suu Kyi sta segnalando che lei è aperta a nuove idee e non ha tutte le risposte.
Kofi Annan può avere 78 anni, ma, come ci si aspetterebbe da un ex segretario generale delle Nazioni Unite, lui è il suo uomo.

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La relazione finale, che dovrebbe essere consegnata entro la fine del mese di agosto 2017, è probabile che conterrà suggerimenti che molti birmani considereranno sgradevoli.
Quasi certamente si insisterà affinchè i Diritti Umani fondamentali del Rohingya siano rispettati, forse raccomandando che il Myanmar possa offrire loro un percorso migliore alla cittadinanza.
Nell’attuale clima politico del Myanmar è difficile per la signora Suu Kyi mettere queste idee sul tavolo. Lei sarebbe attaccata non solo dai buddisti della linea dura, ma anche da molti all’interno del suo stesso partito.
Così Kofi Annan e la sua relazione potrebbe essere il “cavallo di Troia” che porta questo tipo di proposta nel dibattito nazionale.
Naturalmente ci sono un sacco di avvertimenti.
I problemi profondamente radicati, come quelli esistenti tra le comunità buddista e musulmana nello Stato di Rakhine, non saranno risolti in una notte. L’animosità tra di loro si è costruita nel corso di decenni, con molti nella maggioranza buddista che vedono i Rohingya come immigrati clandestini provenienti da oltre confine, il Bangladesh.

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Dopo le violenze del 2012, più di 100.000 Rohingya sono stati costretti a lasciare le loro case per andare nei campi profughi. Negli anni che sono seguiti non c’è stato nessun vero sforzo per aiutarli a ritornare.
Lo Stato di Rakhine è diventato sempre più segregato, con qualcuno che lo ha comparato all’apartheid del Sud Africa. Le cose sono diventate più tranquille ma si è fatto poco per la riconciliazione.
Qualunque sarà la conclusione della Commissione, qualsiasi mossa si attuerà per dare maggiori diritti ai Rohingya, saranno estremamente controverse non solo nello Stato di Rakhine, ma in tutto il Paese.
Le voci della comunità buddista sono apertamente ostili nei confronti delle agenzie umanitarie internazionali e le Nazioni Unite. E’ improbabile che la squadra di Kofi Annan sarà la benvenuta, senza dubbio anticipando il genere di raccomandazioni che potrebbe fare.
Mettere in atto qualsiasi “soluzione” sarà ancora più difficile.
Ma la formazione di questa Commissione consultiva è qualcosa di nuovo. Per quanto piccolo, è il primo briciolo di notizie positive che i Rohingya hanno ricevuto da lungo tempo.
Di Jonah Fisher
Fonte: http://www.bbc.com/news/world-asia-37172014 del 24 agosto 2016

Traduzione: Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace