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Lo scorso 29 luglio ho pubblicato su Articolo21 e Antimafia Duemila un documentato articolo dal titolo Ilaria Alpi. Il giallo dell’aereo, dell’aeroporto e la “rete” della CIA.
A questo articolo ha risposto il presidente della Organizzazione Non Governativa CISP operativa a Mogadiscio nel 1994.
 
Penso sia interessante per tutti coloro cui interessa la vicenda di Ilaria e Miran leggere quel che dice il Presidente del CISP e le mie risposte. E’ chiaro che sulla vicenda dei rapporti tra la CIA, i nostri servizi segreti e il delitto di Mogadiscio, siamo solo all’inizio e ci sarà ancora molto da raccontare. (Nel testo la lettera di “smentita” è in grassetto, le mie risposte no, le citazioni sono in corsivo)
Riceviamo e rispondiamo ad una lettera ricevuta dal dottor Paolo Dieci, presidente del CISP, in relazione all’articolo dal titolo “Ilaria Alpi. Il giallo dell’aereo, dell’aeroporto e la ”rete” della CIA” pubblicato lo scorso 29 luglio. L’autore, Luigi Grimaldi, risponde, punto per punto ai rilievi del presidente della ONG
Alla Redazione di Antimafia Duemila
Via Molino I, 1824
Sant’Elpidio a Mare
Fermo (FM) 63811
In merito all’articolo apparso sul vostro sito web in data 29 luglio 2016 a firma di Luigi Grimaldi, dal titolo “Ilaria Alpi. Il giallo dell’aereo, dell’aeroporto e la rete della CIA”, il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli — CISP sottolinea quanto segue.
 
L’articolo in oggetto propone, come potrebbe facilmente evidenziarsi nelle sedi opportune, ricostruzioni di fatti e circostanze contraddistinte da gravi falsi e irricevibili insinuazioni, così come priva di qualsiasi fondamento è l’illazione circa presunti legami tra il CISP ed altre istituzioni estere, all’infuori di quelle umanitarie con le quali la nostra organizzazione da circa 30 anni collabora.
Come vedremo tra poco non si capisce dove stiano i gravi falsi e in cosa consistano le illazioni. Nessuno ha sostenuto legami tra il CISP e “istituzioni estere”. Si sostengono invece simili relazioni tra quello che è stato per 10 anni il vostro responsabile regionale in Somalia e la CIA.
1) Nell’esaudire la curiosità dell’autore informando che nella tragica giornata del 20 marzo 1994 la dottoressa Stefania Pace non si trovava in Somalia essendo impegnata con il sottoscritto in incontri con agenzie delle Nazioni Unite e fondazioni filantropiche.
E in effetti nell’articolo si dice chiaramente che non si sa se la Dottoressa Pace fosse a Mogadiscio o meno e che il dettaglio di per sé non ha importanza. Cioè si evidenzia che la presenza fisica della Dottoressa Pace di per se è ininfluente nella ricostruzione proposta.
2) Si evidenziano, tra gli altri, due contenuti dell’articolo privi di qualsiasi corrispondenza con la realtà: il Signor Giancarlo Marocchino non ha mai ricoperto alcun incarico per il CISP in Somalia, né in altri paesi;
Sul punto forse il dottor Dieci non è ben informato.
a) Nell’occasione del fermo da parte delle autorità Unosom di Giancarlo Marocchino, sospettato di traffico d’armi, e precisamente il 28 settembre 1993 alle 19,06, l’Ansa ha battuto un’agenzia (mai smentita nel corso degli ultimi 20 anni ed agli atti della commissione Parlamentare di inchiesta) che recita testualmente:
“Da vari mesi Marocchino curava i trasporti di gran parte delle merci giunte a Mogadiscio per le attività umanitarie di varie organizzazioni, italiane e non, compresa la stessa Unosom. In particolare in dicembre, qualche giorno dopo l’arrivo dei marines e di altri caschi blu, assicurò il transito di numerosi autocarri carichi di medicine e generi alimentari destinati al Cisp (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli)”.
b) Dato sostanzialmente confermato dalla deposizione del Dott. Franco Oliva del ministero degli Esteri davanti alla Corte d’Assise di Roma il 23/04/1999 nell’ambito del processo per l’Omicidio Alpi-Hrovatin.
“MAROCCHINO poteva garantire, nei confronti della nostra delegazione (aiuti italiani, nda), per quello che mi risulta, solo a partire poi da una certa data, perché fino, diciamo ai primi del ’93, la nostra delegazione si serviva della collaborazione di un certo MALIL, morto poi in singolari circostanze, suicidato, qualcuno dice, qualcuno dice che sia stato ucciso da un operatore italiano, ma questo fa parte delle voci di ambiente. A partire da quella data, comunque, inizia questa collaborazione tra MAROCCHINO e la nostra delegazione”.
c) Concetti meglio precisati nella deposizione resa dallo stesso funzionario davanti a ufficiali del Corpo Forestale dello Stato su mandato della Procura della Repubblica di Asti:
“Verificai che i rapporti d’affari fra la delegazione e il MAROCCHINO erano frequenti e per altro assunti dopo un episodio che indicava il MAROCCHINO Giancarlo in affari già con tale Antonio RUSSO al quale veniva attribuita la responsabilità della morte di un certo MALIL, persona somala, spostata ad una dottoressa italiana quale la sig.ra Stefania PACE, responsabile di un progetto di aiuto sanitario nel territorio”.
3) le dolorose circostanze della morte del Signor Ibrahim Maalin, come a suo tempo evidenziato da coloro che ebbero ad assistere all’evento, non rientrano in alcuna della due categorie fantasiosamente e irrispettosamente ipotizzate e si trattò di un tragico incidente.
Anche qui la smentita mi pare del tutto incomprensibile.
E’ di pubblico dominio la ricostruzione del fatto basata sul racconto di Michel Shanklin, nuovo consorte della dottoressa Stefania Pace Shanklin.
Si legge infatti in “Confessioni di un Eroe”, di Vernon Loeb 29 aprile 2001 sul Whashington Post che:
“Per mesi, Shanklin ha lavorato notte e giorno coltivando una relazione con un ricco uomo d’affari in Nord Mogadiscio. Un potente e ben collegato giovane con il suo esercito privato – il cui nome Shanklin non può rivelare – è diventato, in ultima analisi, un “bene” pregiato della CIA nel fornire informazioni e spunti preziosi durante la guerra civile che ha inghiottito la Somalia. (…)
Shanklin ha detto che ha forgiato un legame di fedeltà estremamente stretto con la sua recluta pregiata. Come il caos discese su Mogadiscio Shanklin conobbe anche l’amico intimo e il compagno dell’uomo, Stefania Pace, un medico italiano che lavora per un’organizzazione umanitaria. La tragedia avrebbe finito per abbattersi su tutti loro in Somalia. E Pace avrebbe finito per fare affidamento su Shanklin per il conforto – e poi, molto di più.
Una sera, un paio di settimane dopo il ritorno di Shanklin, il giovane uomo d’affari in piedi con una manciata di fidati luogotenenti sul prato davanti alla sua villa, stava giocando l’ultimo high-stakes gioco: roulette russa. Shanklin aveva sentito voci che il suo amico l’aveva fatto prima – una prova di machismo folle sullo sfondo del caos mortale – ma non era mai stato in grado di confermarlo. Fino ad ora.
L’uomo ha una pistola alla testa di un aiutante e preme il grilletto. La pistola non spara. Lui punta alla testa di un altro e preme il grilletto. Un’altra camera vuota. Lui punta verso un terzo uomo e spara. Cilecca di nuovo. Poi ha messo la pistola alla sua testa – e si è sparato un proiettile nel cervello.
Pace, sempre terrorizzata da quello che lei chiama la “passione per le pistole” del suo compagno ha sentito il colpo e ha guardato giù da un balcone vedendo che giaceva in una pozza di sangue. Shanklin ha ricevuto una chiamata frenetica e si è precipitato in ospedale dove ha trovato uno dei confidenti più stretti dell’uomo che vagava per le sale con la camicia intrisa del sangue del suo amico. “Quel sangue è il mio sangue”, ha detto Shanklin al somalo, porgendogli una camicia nuova e prendendo l’abito macchiato. Al mattino, il suo amico era morto. Shanklin lo ha detto a Pace, che piangeva tra le sue braccia.
“Abbiamo pensato che eravamo fregati, l’abbiamo davvero fatto”, ricorda Shanklin. Lui e i suoi colleghi di agenzia (la Cia n.d.t.) ritiene che con la morte del suo amico, la capacità di Shanklin di organizzare squadre di sorveglianza somale in grado di penetrare Sud Mogadiscio e trovare Aideed era stata distrutta”.(…) Pace aveva portato avanti il lavoro a Mogadiscio per mesi, vivendo con il pilota automatico emotivo, lunghe ore di lavoro, distribuendo forniture di soccorso e organizzando i voli di cibo e medicine nel paese.
“Stavo cercando (…) di tenermi occupata, occupata, occupata,” ha detto. “Ma ho sentito il bisogno di lasciare, perché sapevo che dovevo piangere, e non l’avevo ancora fatto.” (…)
(Stefania Pace n.d.t.) Ha trovato un po’ di sollievo a Roma. “Mi sentivo come se fossi stata totalmente isolata. Non avevo voglia di vivere, ma sapevo che dovevo. I miei genitori avevano solo me. Avevo bisogno di parlare con qualcuno che conosceva la Somalia. Nessuno, nemmeno i miei amici più cari, avrebbero potuto essere coinvolti in quello che avevo fatto. Così è venuto Mike e lui davvero mi ha fatto un sacco di bene “. (…)
Per puro caso, Pace e Shanklin dicono, si sono incontrati di nuovo il mese successivo a Nairobi. Entro la fine dell’anno (1994), entrambi si sono resi conto che stavano cominciando a innamorarsi…“.
Non mi pare che servano commenti.
4) Non conosciamo i Signori Sid Ali Abdi e Mahmud Nur Abdi, né possiamo quindi entrare nel merito di loro presunte dichiarazioni.
Si tratta dell’autista e della guardia di scorta di Ilaria e Miran. Non ci sono presunte dichiarazioni. Ci sono verbali e testimonianze agli atti della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Alpi e le lettere (sempre agli atti) inviate dal responsabile della Delegazione Diplomatica Speciale per la Somalia, Ambasciatore Cassini, inviate ai genitori di Ilaria Alpi
5) Ovviamente l’ufficio del CISP a Mogadiscio disponeva negli anni novanta di una stazione radio, esattamente come tutti gli uffici delle organizzazioni umanitarie al tempo presenti nella città. Come è normale avvenga in simili circostanze e in un contesto urbano segnato dal conflitto tra clan rivali, la stazione radio era messa a disposizione di operatori, giornalisti e colleghi di altre organizzazioni su loro richiesta.
Questo fatto nessuno l’ha messo in discussione. Ci si domanda però perché la stazione radio del CISP abbia attivato Giancarlo Marocchino anziché le autorità italiane con cui era strettamente in contatto per l’organizzazione dei soccorsi.
E che sia stato l’apparato radio del CISP ad attivare Marocchino lo hanno testimoniato diverse persone, alcune presenti a Mogadiscio il giorno dell’omicidio Alpi-Hrovatin. Sono forse dei bugiardi?
a) La testimonianza di Giovanni Porzio, presente a Mogadiscio sul teatro dell’omicidio il 20 marzo 1994
“II personale di sicurezza dell’Amana esce di corsa e spara verso gli assalitori che si dileguano. I guardiani si precipitano al porto per chiedere soccorso ai nigeriani (i più vicini),ma non ottengono aiuto. Allora vanno alla sede del Cisp e via radio avvertono Marocchino che si dirige sul posto”
b) La testimonianza di Remigio Benni, corrispondente dell’Ansa resa alla Digos di Roma: Riguardo ai soccorsi il Benni ha dichiarato che i primi ad intervenire sono stati i somali del servizio di sicurezza dell’hotel Amana., “… i quali a loro dire … hanno cercato inutilmente di ottenere soccorsi prima presso un vicino comando di Caschi Blu nigeriani e poi presso quello pachistano. Quest’ultimo avrebbe, sempre a loro dire, mandato sul posto due blindati due ore dopo. Sempre gli stessi uomini dell ‘Amana hanno dichiarato che uno di essi ha raggiunto successivamente gli uffici dell ‘O.N.G. “Cisp” dalla cui radio ha lanciato un messaggio di soccorso all’autotrasportatore italiano Giancarlo MAROCCHINO”.
c) La testimonianza di Gabriella Simoni – Inviata di Italia 1 presente sul luogo del delitto Commissione Governativa d’Inchiesta per i fatti di Somalia
Oggetto: Verbale di audizione di Gabriella SIMONI
A domanda risponde: (SIMONI)
”Non so come MAROCCHINO abbia saputo dell’omicidio. Penso sia stato informato via radio, tramite il CISP, una NGO”.
6) Altre circostanze riportate nell’articolo risultano allo scrivente CISP prive di qualsiasi fondamento.
Scusi dottor Dieci: quali? Perché se le esplicita posso rispondere.
7) Volutamente poi, per un elementare principio di rispetto nei confronti della persona citata, non entriamo nel merito di illazioni riportate nell’articolo, in particolare per quanto concerne identità e relazioni interpersonali prive di qualsiasi rilievo oggettivo.
Scusi ancora: come sarebbe prive di valore oggettivo? In effetti io non ho conoscenze dirette nell’ambiente della CIA, ma se il vostro responsabile in Somalia è prima la compagna del top asset del servizio segreto Usa e poi del Capo operazioni della CIA a Mogadiscio come si fa a parlare di mancanza di “rilievo oggettivo”?
8) Si desidera aggiungere che il CISP in Somalia e in particolare la dottoressa Stefania Pace nutrivano sincera ammirazione e profonda amicizia nei confronti di Ilaria Alpi e desiderano tuttora, assieme alla famiglia e all’opinione pubblica, che tutta la verità su quella tragica vicenda venga ricostruita.
Sono d’accordo ma allora mi chiedo:
a) per quale motivo molte delle sue affermazioni in questa smentita sono tanto generiche?
b) perché (visto che quello è il tema dell’articolo) nella sua replica lei non nomina mai né il Signor Shanklin né la Cia, né in sostanza cosa intenda smentire a fronte delle dichiarazioni degli stessi protagonisti?
9) Il fondato timore che si esprime è che ricostruzioni di fantasia e prive di qualsiasi concretezza possano rendere più complesso il cammino verso la meta.
Si tranquillizzi, sono della sua stessa opinione aggiungendo al suo elenco anche affermazioni generiche, smentite tanto categoriche quanto imprecise, e accuse infondate.
Di Luigi Grimaldi
21 agosto 2016
Fonte: https://www.facebook.com/notes/luigi-grimaldi/ilaria-alpi-la-cia-e-la-smentita-che-non-smentisce/10154314478916397