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L’opposizione siriana ha elogiato la recente  avanzata dei ribelli nella città strategica di Aleppo come un successo clamoroso ottenuto da forze ribelli improvvisate, che combattevano mentre la comunità internazionale stava a guardare, senza fare nulla, i 300.000 siriani che soffrivano un assedio durato settimane.

Ma questa offensiva contro le truppe del Presidente Bashar al-Assad potrebbe aver ricevuto, nei fatti, molta più assistenza dall’estero di quanto non traspaia di primo acchito. Infatti, sia gli attivisti che gli stessi ribelli dicono che le forze dell’opposizione sono state foraggiate con armi, denaro e provviste, sia prima che durante i combattimenti.

“Alla frontiera, ieri – ha riferito un attivista siriano che fa la spola tra la Siria e la vicina Turchia – abbiamo contato decine di camion che portavano armi ai ribelli; e questo succede ogni giorno da settimane…  non sto parlando di munizioni o di armi leggere, bensì di armi pesanti e di artiglieria.”

Anche due miliziani ribelli – i quali, come tutti gli intervistati, hanno chiesto l’anonimato per via della delicatezza dell’argomento – hanno raccontato come, da settimane, denaro contante e approvvigionamenti arrivino da fuori ai ribelli. I due sono del parere, come lo sono anche altri, che questi soldi e queste provviste arrivano in camion da paesi medio-orientali sostenitori della rivolta, come l’Arabia Saudita e il Qatar, attraverso la frontiera tra la Turchia e la Siria.

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Tutto questo malgrado l’offensiva dei ribelli – denominata “la grande battaglia di Aleppo” – sia stata organizzata e diretta da  Jabhat Fatah al-Sham, un gruppo jihadista che si chiamava prima Jabhat al-Nusra. [Si tratta di un’organizzazione designata dagli USA e dall’ONU come gruppo terrorista – n.d.t.]

Alcuni ribelli asseriscono che gli esponenti statunitensi che sono presenti in Siria, per sostenere i ribelli moderati, hanno deliberatamente chiuso un occhio sul ruolo che gioca Fatah al-Sham nell’offensiva; a loro importa solo che le forze dell’opposizione mantengano una presenza dentro Aleppo.

“Gli Stati uniti sapevano benissimo come stavano le cose, ma hanno scelto di guardare dall’altra parte” ha affermato un diplomatico occidentale.  “Per loro l’avanzata è vitale per controbilanciare la Russia e l’Iran.”

Infatti, sia l’Iran che la Russia sostengono il regime di Assad; inoltre, le forze aeree russe sono state essenziali durante l’assedio da parte delle truppe governative intorno alle zone di Aleppo ancora in mano ai ribelli.

I ribelli asseriscono di aver rotto quell’assedio, sabato scorso, e di essere penetrati dentro alcune zone che erano state riconquistate dal regime. Giurano che ora riprenderanno l’intera città.

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Dicono che, se alcune potenze straniere hanno voluto aiutarli di soppiatto a rompere l’assedio governativo, è per via di alcune forti ragioni strategiche.

Innanzitutto la città è la più grande della Siria ed è l’ultima roccaforte urbana in mano ai ribelli, dopo cinque anni di combattimenti contro Assad. Senza Aleppo, la ribellione diventerebbe soltanto rurale e ciò conferirebbe ai ribelli molto meno peso nei negoziati politici che, secondo quanto sperano i poteri mondiali, dovrebbero porre fine alla carneficina.

Questi colloqui di pace dovrebbero essere mediati dagli Stati Uniti e dalla Russia, ma le scadenze vengono continuamente rinviate, creando frustrazione tra i Paesi sostenitori dei ribelli. L’ultima scadenza era stata fissata dagli USA per il primo di agosto; ma sia Washington che Mosca l’hanno ignorata.

In compenso, le autorità statunitensi e russe hanno dichiarato di essere vicini all’accordo di un piano che avrebbe consentito a entrambi di colpire l’Isis e Jabhat al-Nusra, l’affiliato di al-Qaeda in Siria. Solo che, durante le settimane di discussioni senza fine sul piano d’azione, al-Nusra ha potuto revocare i suoi legami diretti con al-Qaeda, dissolversi e poi rinascere come Jabhat Fatah al-Sham. È questo il gruppo che si è imposto ora come cervello della recente avanzata dei ribelli.

Il ministro degli affari esteri dell’Arabia Saudita, Adel Jubair, ha minacciato ripetutamente di aumentare gli aiuti militari che Riyad fornisce ai ribelli, qualora le scadenze per una risoluzione politica al conflitto fossero rinviate ulteriormente.

“Durante quest’ultimo mese, sono stati spesi molti soldi per portare questi gruppi [ribelli] ad agire di concerto [coordinarsi]”, ha affermato un rappresentante dell’opposizione con base in Turchia. “È l’unico modo per far sì che questi lavorino insieme – bisogna pagarli.”

Nonostante tutto ciò, molti osservatori del conflitto siriano rimangono convinti che il cambiamento in positivo della fortuna dei ribelli sia attribuibile, non tanto agli aiuti ricevuti dall’estero, quanto al ruolo decisivo svolto da Fatah al-Sham.

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“Ai ribelli non sono mai mancate le armi”, il diplomatico occidentale ha precisato.  “Se questa avanzata, concepita e diretta internamente, ha avuto successo, non è solo grazie agli aiuti dall’esterno, ma sopratutto grazie a Fatah al Sham e agli altri gruppi jihadisti. Sono incredibilmente motivati; hanno un sacco di uomini pronti a farsi esplodere in prima linea.”

Ma secondo un analista militare è ragionevole sospettare che alcuni dei combattenti arruolati con Fatah al-Sham abbiano beneficiato di un addestramento [militare] e non solo della fornitura di armi.

Come indizio di ciò, egli ha citato un video che fa vedere i colpi d’artiglieria [dei ribelli]; le esplosioni sono sincronizzate con uno scarto di pochi secondi. “Questo non è il lavoro di guerriglieri improvvisati, è il lavoro di una forza militare ben addestrata, capace di piazzare dieci colpi entro centro metri quadrati”, ha affermato, chiedendo l’anonimato per via dei suoi sospetti sul coinvolgimento della Turchia e degli stati del Golfo. “Per fare un lavoro simile, ti serve qualcuno che ti addestri… qualcuno che sappia di dottrina militare.”

Altri due esponenti dell’opposizione hanno confermato, infatti, che uno dei gruppi islamisti alleati con Fatah al-Sham ha effettivamente ricevuto un addestramento, negli ultimi mesi, fuori dalla Siria.

Ma rappresenta un problema il fatto che,  a dirigere la recente offensiva, il più grande successo conseguito dalle forze dell’opposizione dopo anni di bombardamento quotidiano di Aleppo, siano stati i jihadisti. “Questo ci obbliga a fare i conti con un dato di fatto tragico: ossia che, tra i salvatori della gente di Aleppo, ci sono dei terroristi”, ha scritto Abdelaziz Hamza, attivista siriano e uno dei fondatori (in esilio) di “Raqqa viene trucidata nel silenzio”, un’associazione che documenta gli abusi del gruppo jihadista Isis. “Ora siamo costretti ad ammettere che un gruppo terrorista ha fatto più per aiutare la gente di Aleppo, assediata ed affamata, di quanto non abbia fatto l’intera comunità internazionale.”

 

Di Erika Solomon da Beirut – Financial Times

Traduzione di Patrick Boylan

 

12 agosto 2016 – http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ora_che_lo_scrive_il_financial_times_ci_credete_ecco_chi_finanzia_jihadisti_e_ribelli_moderati_in_siria/82_16852/

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