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Lunedì pomeriggio, un drone Mq-9 Reaper proveniente da Sigonella e 2 elicotteri d’attacco Super Cobra con 3 convertiplani Osprey decollati dalla nave d’assalto anfibio Uss Wasp hanno eliminato un carro armato T-72 e due veicoli corazzati a Sirte. L’intervento in Libia è avvenuto su esplicita richiesta del Consiglio di Presidenza guidato dal premier al-Serraj.

Dopo il raid semiufficiale del febbraio scorso, quando 2 F-15E hanno attaccato un centro d’addestramento vicino a Sabratha provocando vittime civili, l’attacco di lunedì ufficializza l’intervento di Washington in Libia. Il Pentagono ha comunicato che seguiranno altre missioni nell’ambito di un’operazione divisa in tre fasi: la prima (Odyssey Resolve), già iniziata la settimana scorsa, prevede l’impiego di ricognitori; la seconda (Junction Serpent) è in corso, con Forze Speciali impegnate a individuare obiettivi; con la terza (Odyssey Lightning), iniziata lunedì, cominciano i bombardamenti.

Ad operare saranno le basi di Sigonella ed Aviano, con l’autorizzazione formale dell’Italia in arrivo anche sulla seconda.

L’Isis è stato come sempre l’alibi perfetto per giustificare l’intervento occidentale (e non solo) in Libia: per mesi e mesi le bande del “califfo” sono state lasciate indisturbate a radicarsi; raggiunto un accordo fra le potenze straniere che vogliono spartirsi le risorse del Paese, sono divenute inutili ed è giunto il momento di accantonarle.

Da Ovest, due mesi fa hanno attaccato le milizie di Misurata che in breve tempo hanno spazzato via i Daesh da 200 chilometri di costa entrando a Sirte, mentre le Petroleum Gards di Ibrahim Jadran (che controllano Ras Lanuf, Es Sider e Zuwaytinah, i tre principali porti petroliferi della Libia) hanno attaccato da Est.

Entrati a Sirte e spazzata via la gran parte dei terroristi, i miliziani si sono trovati dinanzi la resistenza disperata del nucleo dei veterani (non più di 800 uomini) asserragliati nel centro della città, fra l’ospedale e l’enorme centro congressi Ouagadogou. Malgrado l’assistenza di Special Forces Usa, inglesi e pare anche italiane, da allora è stata una battaglia casa per casa fra cecchini e trappole esplosive che ha mietuto numerose vittime fra gli attaccanti (dall’inizio delle operazioni, le milizie di Misurata avrebbero avuto 360 morti e oltre 1300 feriti). Di qui la richiesta di un appoggio aereo per eliminare i nidi di resistenza.

Nel frattempo, in Cirenaica il generale Haftar, anch’esso assistito da Forze Speciali americane e soprattutto francesi (il recente abbattimento di un elicottero Mi-17 con tre soldati di Parigi ha messo in piazza ciò che tutti già sapevano), sta continuando le sue operazioni a Bengasi e a Derna per eliminare i qaedisti ed i fondamentalisti che gli impediscono un controllo reale del territorio.

Il quadro della Libia è a tutt’oggi un orribile pasticcio: Haftar non ha nemmeno riconosciuto il governo di al-Serraj imposto dall’Onu, e men che meno lo ha fatto il parlamento di Tobruk che è nelle sue mani. Difficilmente ciò avverrà prima che si definisca la sua posizione nel futuro assetto del Paese, e con lui quella dell’Egitto di cui è l’agente.

Per superare lo stallo, l’inviato dell’Onu, Martin Kobler, è giunto a ipotizzare un Esercito libico basato su tre comandi diversi in Cirenaica, Tripolitania e Fezzan; un’assurdità che si commenta da sola, ma dettata dalla realtà di una Libia irrimediabilmente spappolata fra milizie e potentati che non intendono cedere il potere acquisito con le armi.

In ballo ci sono le vendite di petrolio e gas bloccate dal fermo dei tre terminal principali imposto da Ibrahim Jadran, che è già costato alla Libia almeno 90 Miliardi di euro. Un accordo già s’intravede, malgrado la strenua opposizione della Nioc (l’ente petrolifero nazionale) che si vede tagliata fuori, con la riapertura dei porti dietro il pagamento di un “indennizzo” per Jadhran e i suoi uomini.

A tutt’oggi la Libia è un campo di battaglia dove l’Occidente ora entra in campo accanto alle proprie pedine incapaci di fare da sole. Il governo di al-Serraj è un ectoplasma senza alcun potere e con i ministri della Cirenaica dimissionari, buono solo a fare da paravento alla comunità internazionale.

La soluzione è lontana e arriverà (semmai arriverà) solo quando le potenze che vogliono spartirsi le risorse del Paese avranno ottenuto ciò che vogliono. Allora, e solo allora, l’ennesima rivoluzione “assistita” dall’Occidente avrà la sua fine, benedetta dai media e dall’ipocrisia della comunità internazionale.

 

Di Salvo Ardizzone

 

2 agosto 2016

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/libia-guerra-sirte/