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Dall’analisi delle migliaia di pagine desecretate nei mesi scorsi dal parlamento relative alle inchieste sull’assassinio in Somalia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (un lavoro lungo e complesso) scava e scava, salta fuori un nuovo mistero.

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Il tema è quello del ritorno a Mogadiscio dei due giornalisti dalla trasferta a Bosaso, oggetto dell’inchiesta sui traffici di armi che ha decretato la loro condanna a morte.
A parte il TG3, cui Ilaria ha chiesto di prenotare il satellite per trasmettere il suo ultimo servizio, nessuno sa quando Ilaria sarebbe tornata a Mogadiscio. Forse lo sa solo chi gestisce il volo: Unosom.
Non lo sanno nemmeno le sue guardie del corpo e il suo autista.

QUANDO TORNA ILARIA?

Secondo le testimonianze di Sid Ali Abdi[1], l’autista, e di  Mahmud Nur Abdi[2], la guardia del corpo, il posto giusto per avere informazione sugli spostamenti e i programmi di viaggio di Ilaria e Miran, il 20 marzo, non è il servizio trasporti di Unosom ma, chissà perché, una ONG Italiana operativa all’epoca in Somalia: il CISP.

La mattina del delitto i due si recano presso l’ONG, che si trovava a Mogadiscio Nord, la zona controllata da Alì Mahadi, a pochi passi dal punto in cui poche ore dopo i due giornalisti saranno uccisi. E’ così che vengono informati che Ilaria sarebbe partita da Bosaso alle 12 e quindi, pensano, o viene loro suggerito, di andare ad aspettarla presso l’ambasciata americana, dove è in funzione una elinavetta che trasporta i passeggeri in arrivo all’aeroporto di Mogadiscio.

E così fanno. D’altronde il compaund Usa quella mattina è molto frequentato. Per lavoro anche Gelle[3], il falso testimone di accusa contro Omar Hasci, smascherato lo scorso anno da Chiara Cazzaniga di “Chi l’Ha Visto?”, si trova lì, così come Giancarlo Marocchino[4], che per primo arriverà sul luogo del delitto.

QUALCUNO LI ASPETTA

Ma Ilaria e Miran non arriveranno mai all’ambasciata USA perché, mentre la loro scorta è stata depistata, qualcun altro li sta aspettando all’aeroporto[5] per riaccompagnarli all’Hotel Shafi. Qualcuno, che evidentemente disponeva di un mezzo e di una scorta armata e, ovviamente,  della precisa informazione del loro arrivo. L’identità di questi “accompagnatori” non è mai stata scoperta. Non si tratta di un dettaglio. Ilaria e Miran avrebbero dovuto ripartire da Bosaso non il 20, ma il 16 marzo se, altro mistero, qualcuno non gli avesse fatto perdere l’aereo. Verrebbe da chiedersi se chi li accoglie a Mogadiscio non sia in relazione con chi ha determinato il ritardato rientro degli inviati RAI o con chi ha depistato la sua scorta. Anche perché, in base alle testimonianze, proprio mentre i due giornalisti Rai sbarcano a Mogadiscio, il commando omicida prende posizione davanti all’Hotel Hamana[6].

La domanda però é: per quale motivo la sede CISP di Mogadiscio è a conoscenza degli spostamenti dei due giornalisti Rai? E perché la scorta di laria sa di doversi informare li?

Il TOP ASSET DELLA CIA A MOGADISCIO

Ci sono solo due risposte possibili. Una innocente, l’altra estremamente curiosa.
La prima è che il centro del CISP disponeva di una stazione radio in grado di raccogliere informazioni, anche se non si capisce bene da chi.
La seconda invece è relativa alle particolarissime frequentazioni della responsabile del CISP in Somalia.
La dottoressa Stefania Pace [7]è stata responsabile regionale del CISP di Mogadiscio per 10 anni, dal 1988 al 1998. Non si sa se il 20 marzo 1994 fosse fisicamente a Mogadiscio, nessuno glielo ha mai chiesto. Si tratta però di un dettaglio non determinante.

Secondo quanto ricostruito dal Washigton Post [8] fino all’agosto del 1993 (ma non sappiamo da quanto tempo prima) Stefania Pace è la compagna del “top Asset somalo della Cia a Mogadiscio”, coordinatore e arruolatore della rete di informatori della agenzia spionistica USA: tale Ibrahim Hussein detto Malil [9], morto ufficialmente durante una partita di Roulette Russa, ma probabilmente assassinato, nell’agosto del ’93[10].

Prima della sua morte Malil si occupava di logistica assistendo la stessa ONG CISP e la Cooperazione allo sviluppo italiana del Ministero degli Esteri (MAE), secondo i ricordi del funzionario del MAE, Franco Oliva. Un ruolo, alla morte di Malil, che sarà assunto da Giancarlo Marocchino.

AGENTE CONDOR

Malil, rampollo di una famiglia di rispetto, ben introdotto politicamente, ricco, studi in una università americana, era stato arruolato nella CIA a Mogadiscio da Mike Shanklin (nome in codice Condor) nel 1990 quando questi era vice capostazione con la copertura di addetto commerciale. Nel ’92 Shanklin è per qualche mese a Londra (agente di collegamento con l’MI6) poi, tra novembre e dicembre, di nuovo in Somalia.

Nel 1993 Shankin [11] è direttore delle operazioni CIA a Mogadiscio e sovrintende, assieme al capostazione John Garret (nome in codice Crescent) e al suo vice John Spinelli (nome in codice Leopard, un italoamericano a lungo agente di collegamento col Sismi), a tutte le attività di appoggio ai militari Usa in Somalia e alla caccia al Generale Aidid.
Il fatto interessante è che, dopo la morte di Malil[12], Mike Shanklin ne prende il posto e diventa il compagno di Stefania Pace. Happy end con confetti in salsa somala. Al punto che Stefania Pace diventa, prima di fare un lusinghiera e lunga carriera nel nostro Ministero degli Esteri e poi in agenzie delle Nazioni Unite [13] (in particolare quella dedicata ai profughi Palestinesi con cui ha un rapporto di grande rilievo anche l’Ambasciatore Cassini[14] protagonista della vicenda Gelle), la signora Shanklin.

Bella e meritata carriera maturata dopo 10 anni di militanza nel CISP e quattro, dal 1998 al 2001, nella azienda di consulenza spionistica messa su da Mike, dopo il licenziamento dalla CIA[15].

ROBA DI CASA NOSTRA E DI CASA LORO

Un matrimonio contrastato il loro, proprio dalla CIA, determinata a  allontanare un “agente stellare” premiato con la più alta onorificenza prevista per gli uomini dell’Agenzia in quanto marito di una cittadina straniera. Peccato, carriera finita e un futuro nell’intelligence privata.
Personaggi d’eccezione, Shanklin e Spinelli. I loro nomi compaiono nelle inchieste sul rapimento di Abu Omar da parte della CIA e nell’inchiesta sullo scandalo spionistico Telecom, il caso Mancini-Tavaroli, per intenderci[16].

Stefania Pace, Mike Shanklin, John Spinelli (nonostante risiedano tutti in Italia) non sono mai stati sentiti da nessuno in relazione al caso Alpi nell’arco degli ultimi 22 anni. Certo non ci sono prove dirette di un loro coinvolgimento nella vicenda, né delle relazioni tra loro e il rappresentante della Comunità Europea a Mogadiscio (finanziatrice del CISP) Hamed Washington, che non si sa bene che nome abbia[17] visto che Washington è un soprannome affibiatogli a testimonianza della vicinanza di “sentimenti” con gli USA: è lui l’uomo che fa uscire da un cappello da prestigiatore, e lo invia all’Ambasciatore Cassini, il testimone corrotto Gelle che porterà alla condanna a 26 anni di Omar Hashi per l’omicidio di Ilaria e Miran: un depistaggio con capro espiatorio, per chiudere in fretta il caso.

ILARIA, MIRAN E LA CIA

Prove del ruolo della Cia e dei rapporti in Somalia con i nostri servizi segreti, d’altronde, nessuno le ha mai cercate. Nessuno si è mai chiesto per esempio se mai sia esistita una relazione tra la morte di Malil (agosto ’93) e quella del nostro 007 Li Causi (Novembre ’93).
Insomma, indizi, che si sommano a tanti altri che vanno nella stessa direzione.

Ad esempio in relazione agli esecutori materiali indicati dalla DIGOS di Udine [18](prima che venisse esclusa dalle indagini), tra cui un somalo/americano prima arruolatore di Mujadin per conto della Cia[19] e poi portavoce delle Coorti Islamiche. Oppure, sempre ad esempio, in relazione alla testimonianza di quell’ufficiale dei Carabinieri che mise a verbale di aver appreso, non al bar, ma da personale dei nostri servizi segreti militari e da personale della delegazione diplomatica Italiana a Mogadiscio (quindi la struttura per cui lavorava all’epoca l’Ambasciatore Cassini), che mandante dell’omicidio di Ilaria e Miran sarebbe stata la CIA[20].

DOMANDE SENZA RISPOSTE

E la domanda resta: perché quel 20 marzo 1994 il CISP di Mogadiscio era informato sugli spostamenti di Ilaria e Miran? Perché la scorta dei due giornalisti RAI sa di dover andare li per sapere come muoversi? Perché dopo l’Omicidio dei due giornalisti la sicurezza dell’Hotel Hamana si reca proprio al CISP per sapere come comportarsi e da lì viene contattato Via radio Giancarlo Marocchino perché intervenga?[21] E perché anni dopo un falso autista di Ilaria, ma in possesso di documeti autografi della giornalista Rai, incontra casualmente in Kenia la giornalista Isabel Pisano (buona e vecchia amica di Francesco Pazienza) durante un viaggio verso Mogadiscio, sulle tracce di Ilaria e Miran, organizzato per lei da Stefania Pace[22] ?

Forse tutte le domande hanno una risposta esauriente, innocente e semplice, o forse no. Il fatto è che sono domande che nessuno ha mai posto.

 

[1]  Questura di Roma, Sommarie informazioni testimoniali di persona informata sui fatti, rese da: SID ALI MOHAMED ABDI, 12 Gennaio 1998

[2]  Ministero degli Esteri, Delegazione Diplomatica Speciale per la Somalia, Roma 1 aprile 1997, Lettera ai coniugi Alpi a firma dell’Ambasciatore Cassini

[3] Dichiarazione resa a Chiara Cazzaniga di “Chi l’ha Visto?” In onda il 18 febbraio 2015

[4]  Corte di Assise di Roma Proc/Pen 24/98 rg Udienza 09/06/99 pag. 14

[5]  Ministero degli Esteri, Delegazione Diplomatica Speciale per la Somalia, Roma 1 aprile 1997, Lettera ai coniugi Alpi a firma dell’Ambasciatore Cassini

[6] Questura di Roma. Verbale di sommarie informazioni assunte in qualità di persona informata sui fatti, rese da ADAR AHMED OMAR, 16 luglio 1998

[7] Commissio Parlamentare di inchiesta Alpi Hrovatin verbale di sommane informazioni (ex Art. 351 C.P.P.) rese da:

CIPRIANI Dino, pagina 4, 29 novembre 2004

[8] Confessions of a Hero – The Washington Post 29 aprile 2001

[9] Maxaa ka jira in CIA-du Xamar ku Dishay Ganacsade iyaga u shaqeynayey? 10 marzo 2006

[10]  Infra nota 8

[11] Safe for Democracy: The Secret Wars of the CIA Di John Prados, Ivan R. Dee Chicago, 14 settembre 2006, pag 588 sgg

[12] Tribunale di Asti CFS Nucleo Operativo di Brescia Verbale Sommarie informazioni testimoniali di Franco Oliva, in Roma 31 marzo 1998

[13] http://www.unrwa.org/newsroom/press-releases

[14]  http://www.unrwaitalia.org/chi-siamo/unrwa-italia/struttura/

[15] http://www.zoominfo.com/p/Michael-Shanklin/841300319

[16] Tribunale di Milano proc. N. 25194/08 R.G.N.R. Sezione del Giudice per le indagini preliminari e dell’Udienza Preliminare, sentenza, pag 204 e sgg

[17] http://www.irinnews.org/news/2005/11/03/somaliland-asks-replacement-eu-liaison-officer  Ahmed Muhammed Mahamud, better known as Ahmed “Washington”.

[18] Questura di Udine, Digos, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin , patito omicidio. 02/02/1998

[19] Corriere della Sera 05 marzo 2007 Raid di elicotteri e commando nel Sud a caccia di terroristi Somalia, attacchi Usa contro basi islamiche, di Massimo Alberizzi

[20] Battaglione Carabinieri Paracadutisti Tuscania. Comando. “Oggetto: omicidio dei Giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”. Alla procura della Repubblica di Roma relazione di servizio a firma dal Ten ORSINI Stefano. 19 dicembre 1994

[21] Lettera di Giovanni Porzio a Giorgio Alpi, 26/05/1994, in Atti commissione Parlamentare di Inchiesta sul delitto Alpi Hrovatin,

[22] Commissione Parlamentare di inchiesta sul delitto Alpi Hrovatin Seduta del 25/3/2004, esame testimoniale di Isabel Pisano. Pagina 67

 

Di Luigi Grimaldi

 

28 luglio 2016

Fonte: http://www.articolo21.org/2016/07/ilaria-alpi-il-giallo-dellaereo-dellaeroporto-e-la-rete-della-cia/

 

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