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Nota dell’Admin: In questo Paese ormai ci sono troppe persone che hanno perso completamente i freni inibitori. Gli episodi di razzismo e xenofobia sono ormai all’ordine del giorno. I mostri sono intorno a noi: per strada, i nostri vicini di casa, i nostri colleghi di lavoro, sui social, in tv. E la cosa fa davvero paura. Nessuno si fa carico di prendersi la responsabilità di riportare un minimo di ordine. Tutto è concesso. Nessuno è denunciato. Gli insulti volano e nessuno paga. Si da libero sfogo al malcontento represso e ci si attacca a quelli più deboli di noi. La guerra tra poveri. E’ questo che voleva il “Potere” e lo ha ottenuto. Ci stiamo ammazzando tra di noi, ma non ce la prendiamo con i veri responsabili di tutto il male che sta succedendo nel mondo; non riusciamo a intravederli, complici i Media che ci raccontano una ‘verità’ distorta e assolutamente falsificata. Tacito disse “Faranno il deserto e lo chiameranno pace” … Ebbene, il Deserto è già qui!

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Non ce l’ha fatta il migrante nigeriano finito in coma irreversibile dopo un pestaggio subito ieri nella città di Fermo. Emmanuel Chidi Nambdi, 36 anni, richiedente asilo ospitato presso il seminario vescovile della città marchigiana, è stato aggredito da due persone dopo aver reagito agli insulti razzisti rivolti alla sua compagna. «Scimmia africana», avrebbero detto i picchiatori alla donna. Le condizioni dell’uomo erano apparse subito disperate. Era finito in coma irreversibile. È stato poi dichiarato morto oggi, alle 20, nell’ospedale Murri.

La compagna Chimiary, intanto, 24enne, ovviamente distrutta dal dolore, è stata ricoverata in ospedale. La storia è stata raccontata oggi da Massimo Rossi, ex presidente della Provincia di Ascoli, esponente di Rifondazione Comunista, in un post diventato virale sui social. Si tratta di una vicenda terribile, Emmanuel, è stato aggredito in maniera estremamente violenta, peraltro nel centro di una cittadina considerata tranquilla:

Le stanno proponendo la donazione degli organi di Emanuel, per dare la vita, magari, a quattro nostri connazionali… Lui, Emanuel, che era scampato agli orrori di Boko Haram nella sua Nigeria; con lei, la sua amata compagna, era sopravvissuto alla traversata del deserto, alle indicibili violenze della Libia, alla tragica lotteria della traversata del mare. Da noi si aspettava finalmente umanità, protezione ed asilo. A Fermo, nella mia “tranquilla” provincia, ha invece incontrato la barbarie razzista che cresce nell’indifferenza, nell’indulgenza e nella compiacenza di larghi settori della comunità, della politica, delle istituzioni. L’hanno ammazzato di botte dopo averlo provocato, paragonandolo ad una scimmia, due picchiatori, figli della città, cresciuti nell’umus del fascistume infiltrato ampiamente nella tifoseria ultras. Loro, che paragonarli alle bestie offende l’intera specie animale. Le mie lacrime, le nostre lacrime e la nostra vergogna per questo orrore che si è nutrito della putrefazione della nostra insensibilità, del nostro egoismo e delle nostre paure non basta affatto. Cosa dobbiamo attendere ancora per mettere al bando con ogni mezzo, tutti noi, cittadini e Istituzioni, il razzismo e fascismo che si annida nella nostra vita sociale e politica?

Emmanuel, era ospite con la moglie nel seminario vescovile di Fermo. È stato preso a pugni da due uomini mentre passeggiava in centro con la sua compagna in cerca di una crema. Uno dei due aggressori, 35 anni è ora indagato a piede libero. Si tratta di un noto ultrà della locale squadra di calcio, la Fermana, addirittura oggetto di un daspo. L’uomo avrebbe avvicinato la coppia per strada e avrebbe insultato la donna chiamandola «scimmia». Secondo le prime ricostruzioni della polizia Emmanuel avrebbe reagito alle offese e sarebbero stato poi riempito di botte. Il 36ennne sarebbe stato colpito più volte (una alla nuca) da un palo della segnaletica stradale divelto. Chiarity, presente all’aggressione, ha ricevuto cinque giorni di prognosi.

EMMANUEL UCCISO A FERMO, MONSIGNOR ALBANESI: «CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE»

«È stata una provocazione gratuita e a freddo, ritengo che si tratti dello stesso giro delle bombe davanti alle chiese», ha denunciato oggi in conferenza stampa monsignor Vinicio Albanesi. Il presidente della Comunità di Capodarco ha fatto un riferimento ai quattro ordigni piazzati nei mesi scorsi di fronte a edifici di culto di Fermo. Il religioso, che è presidente Caritas in veritate che assiste migranti e profughi, ha annunciato che si costituirà parte civile nell’eventuale processo a carico degli aggressori. La ricostruzione dei fatti di don Vinicio è infatti diversa da quella emersa sinora su alcune testate locali: il presule ha parlato di due picchiatori. Per stasera la comunità ha organizzato una veglia di preghiera. «Vogliamo pregare e chiedere perdono per non aver saputo proteggere e accogliere una giovane vita, sfuggita al terrore per trovare poi la morte in Italia», ha spiegato il prete sul sito della comunità. Vietato però scatenare odio su odio. «Non accettiamo vendette. C’è un ragazzo in condizioni disperate e un altro che ha rovinato la sua vita e quella della sua famiglia». Ora la realtà di Capodarco pensa di mettere a disposizione uno dei loculi che la comunità ha nel vicino cimitero. Non si sa ancora se sia possibile o meno la donazione degli organi anche perché purtroppo non ci sono documenti validi che possano dimostrare il matrimonio di Chimiary, sua compagna da una vita.

EMMANUEL UCCISO A FERMO, GIOVEDÌ MATTINA ARRIVO DI ALFANO

Come riferito dalle agenzie di stampa dopo averlo appreso da fonti del governo, nel tardo pomeriggio il premier Matteo Renzi ha sentito telefonicamente don Vinicio Albanesi, che il premier aveva conosciuto quando era giovane scout. Intanto per giovedì mattina, 7 luglio, alle ore 10, presso la Prefettura di Fermo, è stato previsto un comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica. A presiederlo il ministro dell’Interno Angelino Alfano con la partecipazione del Procuratore della Repubblica.

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La foto del giorno delle “nozze” diffusa sul sito della Comunità

EMMANUEL UCCISO A FERMO, CON CHIMIARY FUGA DA BOKO HARAM

Chimiary ed Emmanuel avevano affrontato di tutto. E nonostante l’orrore della guerra, le difficoltà per raggiungere l’Italia sono rimasti insieme. Sempre. La loro storia la racconta la comunità di Capodarco. I due si sono ‘sposati’, seppur in maniera irregolare, nel nostro paese. A celebrare le nozze don Albanesi:

Quella di Chimiary ed Emmanuel è una storia d’amore iniziata in Nigeria, che aveva superato le terribili violenze in Libia (per le botte ricevute, la giovane in stato di gravidanza si era sentita male durante il viaggio in mare, tanto da abortire al suo arrivo in Italia), le difficoltà nel nostro Paese. Emanuel aveva avuto problemi di salute, tanto che per lui la Commissione territoriale aveva chiesto un supplemento di istruttoria nella richiesta di permesso di soggiorno per motivi umanitari. “Ci sono ottime possibilità che il permesso venga concesso”, ha sottolineato l’avvocato Letizia Astorri. Lo scorso mese di gennaio, come ricordato,era stato lo stesso don Vinicio Albanesi a unirli in matrimonio, seppur in maniera “non regolare” vista la mancanza di documenti dei due giovani. La liturgia cristiana, celebrata da don Albanesi nella veste di parroco e di presidente della Fondazione che li ha accolti, è stato infatti un matrimonio privo di effetti civili poiché i due ragazzi non avevano i documenti necessari. Questo però non aveva impedito ai due di realizzare il sogno maturato nella terra di origine.

EMMANUEL UCCISO A FERMO, SDEGNO DEI POLITICI: «SERVE FERMEZZA ASSOLUTA»

Il pestaggio di Emmanuel ha suscitato lo sdegno del mondo della politica. Sono tanti i parlamentari che hanno voluto esprimere la loro opinione. «Quanto è avvenuto a Fermo con il migrante pestato a morte è agghiacciante per l’insulsa e atroce violenza razzista. Considero quanto meno singolare che il colpevole sia stato soltanto denunciato a piede libero e credo che di fronte a casi così feroci occorra dimostrare la fermezza più dura e assoluta. È un dolore che mi lascia sgomenta per quanto l’orrore xenofobo si manifesti purtroppo ancora troppe volte e in modo così atroce nel nostro Paese», ha dichiarato la senatrice del Pd Rosaria Capacchione. «Il brutale assassinio di Emmanuel Chidi Nambdi a Fermo ha una matrice esplicitamente razzista e fascista. È necessario che i responsabili di questo infame delitto siano giudicati al più presto . Ma nel contempo è necessario alzare la guardia contro i seminatori di odio e contro il clima pesante e mefitico che rischia di dilagare nelle nostre città. Chi incita all’odio deve essere fermato. Ora», ha affermato Sinistra Italiana con Nicola Fratoianni dell’esecutivo nazionale.

 
Di Stefania Carboni

 
6 luglio 2016 – http://www.giornalettismo.com/archives/2131608/fermo-emanuel-nigeriano-picchiato-morte/

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