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John Kerry, il segretario di stato americano, esulta. “Questa sentenza è una pietra miliare nella battaglia contro l’impunità di chi viola i diritti umani”.
Dopo 25 lunghissimi anni di battaglie legali, un tribunale africano ha condannato all’ergastolo il Pinochet africano, Hissene Habrè, il dittatore che dal 1982 al 1990 fece del Ciad il paese del terrore, delle fosse comuni e della tortura, degli stupri di massa e delle sparizioni.

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Giustizia è fatta, hanno raccontato i media, dimenticando, meglio ancora occultando, la verità.
Erano gli anni finali della guerra fredda ed il Ciad si trovò al centro della contesa nell’area tra occidente e oriente, con in testa Gheddafi. Ad armare Habrè e a portarlo così al potere furono gli Stati Uniti di Reagan. A dirigere le operazioni sul campo fu un giovane tenente colonnello che poi divenne famoso nella sporca vicenda dell'”Irangate”, Oliver North. Anche allora non andò per il sottile. David Blackmore, uno degli ufficiali impegnati nell’operazione segreta per rifornire di armi Habrè, ricorda una telefonata di North. “Era una furia. Voleva sapere perché le armi non arrivavano. Gli risposi che la pratica era stata passata al Congresso per l’approvazione. Bisognava aspettare. Lui si infuriò ancora di più. “Fanculo il Congresso! Spedite il carico immediatamente”. Pochi giorni dopo le armi partirono…”.

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Habrè prese il potere e per lunghi anni fu il beniamino delle cancellerie occidentali. Fu ricevuto in pompa magna da Reagan e da Mitterand. I francesi finanziarono ed addestrarono la sua polizia politica. Quella che si rese responsabile di 40.000 morti e di infiniti soprusi. Migliaia e migliaia di persone vennero torturate nei più indicibili ed inumani modi, stuprate e mutilate. E nessuno disse una parola. Habrè era un amico, il nostro “amico”.

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Ancora una volta si condanna la marionetta. I pupari restano impuniti.

 
Di Silvestro Montanaro

 
7 giugno 2016
Fonte: Facebook

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