#Cina #mare #MarCineseMeridionale #missili #navi #NewYorkTimes #NordCorea #ONU #plutonio #tensioni #USA

nordcorea

Come c’era da aspettarsi, il Consiglio di sicurezza ONU ha approvato all’unanimità una risoluzione USA di condanna dei nuovi tentativi nordcoreani (peraltro falliti, martedì scorso) di lanci di missili balistici, imponendo a Pyongyang di “astenersi da ulteriori tentativi, compresi gli esperimenti nucleari”. La risoluzione invita tutti i paesi membri a “raddoppiare gli sforzi” per mantenere le sanzioni adottate dalle Nazioni Unite. Oltre a ciò, esperti statunitensi del John Hopkins, citati da Interfax, accusano la Corea del Nord di sviluppare plutonio arricchito per uso militare; se il reattore di Jonben sarà in grado di operare a pieno regime, la produzione di plutonio potrebbe raggiungere i 6 kg l’anno, sufficienti a realizzare una o due bombe nucleari. In tutto ciò, Washington segue la “Regola quotidiana” di Turgenev, secondo cui se “vuoi danneggiare l’avversario devi incolparlo di quegli stessi vizi che senti come tuoi”: gli USA infatti, da tempo si stanno guardando bene dal rispettare i propri impegni sullo smaltimento del plutonio per uso militare, secondo gli accordi presi con Mosca all’inizio del 2000. Secondo l’agenzia Sputnik, gli Stati Uniti hanno dichiarato di voler distruggere il combustibile nucleare esaurito, altamente arricchito, ma lo faranno “diluendo il fluido e smaltendolo da qualche parte in contenitori”, così da conservare “il cosiddetto potenziale di ritorno, cioè possono recuperare il materiale trasformandolo di nuovo in plutonio per uso militare”.

D’altronde, la chiamata a raccolta delle “forze pacifiste” mondiali contro la “minaccia” nordcoreana, si inserisce nel quadro della disputa sempre più aspra tra Washington e Pechino a proposito del controllo sul mar Cinese Meridionale: il “fronte orientale” statunitense, speculare al “fronte europeo” di “contenimento dell’aggressività russa”.

Un dispaccio di ieri dell’agenzia Xinhua, riproduceva le critiche di “inesattezze e parzialità”, espresse nei confronti di un editoriale del NYT dall’analista statunitense Ben Reynolds, il quale ricorda come non sia Pechino ad aver cercato l’espansione e ad aver accresciuto la propria presenza militare nel mar Cinese Meridionale. Di nuovo, scrive Reynolds, “vediamo come oggetto delle critiche del Times non sia il militarismo, l’atteggiamento minaccioso o la revisione delle norme internazionali”, quanto “piuttosto, la minaccia cinese, perché secondo il Times la Cina è un rivale geopolitico degli Stati Uniti”. Il NYT, dice Reynolds, si è trovato sul lato sbagliato della storia in quasi tutti gli interventi esteri USA dopo la Seconda guerra mondiale, approvando la guerra nel Vietnam, la guerra in Iraq del 2003 e il bombardamento della Libia: “Speriamo che il NYT sia più attento ai fatti negli articoli futuri e non fornisca al pubblico americano un altro intervento straniero disastroso”.

Cercando di allentare la tensione, l’ambasciatore cinese a Washington, Cui Tiankai, ha dichiarato che le relazioni tra Cina e USA sono troppo importanti per permettere che vengano compromesse dalla questione del mar Cinese Meridionale e ha rigettato le accuse statunitensi su una cosiddetta “militarizzazione” dell’area, rammaricandosi che la politica cinese sia erroneamente “interpretata come una mossa strategica per sfidare il dominio statunitense nella regione Asia-Pacifico e nel mondo”. “Crediamo che gli spiegamenti militari USA abbiano avuto l’effetto di accrescere la tensione nella regione e, se non saranno frenati, rischieremo la militarizzazione che noi tutti vogliamo evitare”. Cui ha definito ironico il concetto di “libertà di navigazione”, usato da Washington per giustificare le proprie azioni nel mar Cinese Meridionale.

Intanto, mentre sono attese “consultazioni su un ampio spettro di questioni” – sicurezza marittima, spaziale e cibernetica; collaborazione economica, ecc. – tra USA e Cina, per i prossimi 5-7 giugno a Pechino, il premier cinese Li Keqiang, nell’incontro annuale ieri a Pechino con i redattori-capo del Asia News Network, ha detto che il concetto di “libertà di navigazione” prevede condizioni per l’espansione di commercio e scambi e la cooperazione più ampia per la pace e la sicurezza in mare. “Vivendo in pace con gli altri paesi e sviluppando le proprie capacità difensive” ha detto Li, “la Cina sta sostenendo sovranità e integrità territoriale, contribuendo alla pace e alla sicurezza regionale”. Alla domanda del direttore della sudcoreana Korean Herald, se Pechino aumenterà la pressione su Pyongynag nel caso questa non rinunci ai suoi programmi nucleari e missilistici, Li ha risposto che la Cina è a favore della denuclearizzazione della penisola coreana e per la soluzione delle controversie attraverso il dialogo e le consultazioni; la Cina opera per la piena attuazione delle risoluzioni ONU in risposta al lancio di prova nucleare della Corea del Nord e sostiene il regime internazionale di non proliferazione nucleare, anche se l’imposizione di sanzioni non è l’unica strada per risolvere la questione.

Sul fronte europeo, invece, in cui lo “spirito pacifico” USA è supportato dagli sforzi Nato contro “l’espansione russa”, Washington invia in Gran Bretagna tre bombardieri strategici B-52, in grado di trasportare armi nucleari, in vista delle esercitazioni dell’Alleanza atlantica nel Baltico. I B-52 prenderanno parte alle manovre “Baltops-16”, “Saber Strike-16” e “Just Hammer”. L’annuncio sull’invio dei bombardieri fa seguito alla notizia secondo cui, lo scorso 27 maggio, un aereo-spia strategico RC-135V dell’aviazione USA ha volato per oltre due ore sul Baltico in prossimità dei confini russi; il 23 maggio, un altro velivolo della stessa classe aveva operato presso le coste della regione di Kaliningrad. La Tass rileva come gli aerei spia USA abbiano di molto aumentato i voli lungo le frontiere russe su Baltico, mar del Nord e Oceano Pacifico. A sud invece, dove il presidente turco Erdogan ha dichiarato che non è ammissibile che il mar Nero divenga un “lago russo”, il rappresentante di Mosca presso la Nato, Aleksandr Gruško, ha dichiarato che il Cemlino non permetterà alla Nato di allungare le mani su quel bacino e adotterà tutte le misure necessarie a neutralizzare eventuali minacce e pressioni. La presa di posizione russa segue le informazioni secondo cui la Nato si appresterebbe a rafforzare la propria presenza nel mar Nero, anche con la creazione di una specifica flottiglia rumena, sotto comando Nato. Questa potrebbe essere anche una delle conseguenze del “significativo aumento” delle spese dell’Alleanza atlantica per il 2016, annunciato dal segretario generale Jens Stoltenberg, sullo sfondo “delle minacce da parte russa” e della crisi migratoria. Di tutto rispetto l’aumento del bilancio “difensivo” lettone (60%), lituano (35%), estone e polacco (9%) e a tali stanziamenti si aggiungono i 3,4 miliardi di $ previsti dagli USA per il 2017 a sostegno della cosiddetta “Iniziativa per garantire la sicurezza europea”.

Il segreto di siffatta “politica difensiva” USA e Nato, sia nelle acque del Pacifico che nelle pianure europee, è quello di “incolpare l’avversario dei tuoi stessi peccati”.

 
Di Fabrizio Poggi

 
2 giugno 2016

Fonte: http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/06/02/dietro-la-minaccia-nordcoreana-la-pressione-usa-sulla-cina-079938

Advertisements