NON VE L’HANNO DETTO, MA DA ANNI L’UNIONE EUROPEA VIOLA I DIRITTI UMANI IN SIRIA. POSSIAMO FERMARLA, MA C’E’ POCO TEMPO.

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Il 23 maggio, il prossimo lunedì, il Consiglio europeo a livello di Ministri degli affari esteri, si riunirà e deciderà il destino della popolazione siriana. Vi chiediamo alcuni minuti della vostra pazienza. Se ne avete pochi a disposizione, vi consigliamo di vedere questo video che spiega brevemente, ma in modo molto efficace la posta in gioco per centinaia di migliaia di poveri disperati.

 

Video: “Basta sanzioni alla Siria”

 
Se avete più tempo, tentiamo di ricapitolare ed argomentare tutta la questione. 

Qualcuno ricorda i 500.000 bambini morti a causa del criminale embargo occidentale all’Iraq? Tra una menzogna e l’altra sulla Siria che troviamo in questi giorni sui giornali, nessuno in Italia ricorda che lo stesso sta accadendo in Siria, Paese stuprato da 5 anni di guerra fomentata dai Paesi della Nato e dalle monarchie del Golfo, che hanno la responsabilità collaterale di aver alimentato Daesh, l’Isis.

La Siria è soggetta a un embargo spacciato per “sanzioni a personaggi del regime”. Il contenuto delle sanzioni, che si può leggere consultando il factsheet dell’Ue “The European Union and Syria” (doc. 131018/01 del 5 febbraio 2015), che sulla base del Regolamento 878/2011, sono applicate non solo al territorio dell’Unione ma a qualunque ente o cittadino europeo anche fuori dell’Unione, è ben diverso. Si può così riassumere:

– congelati i conti siriani all’estero

– vietate le importazioni dalla Siria, in particolare quelle di petrolio grezzo come pure ogni tipo di transazione economica, in modo da impedire l’importazione dei beni indispensabili al popolo e all’economia del Paese. Anche le rimesse degli emigranti sono bloccate.

– proibite le importazioni da parte della Siria di carburante, olio da riscaldamento, tecnologia e impianti per la raffinazione del petrolio e per la produzione di gas liquido necessario per la produzione di energia elettrica. Senza benzina e senza corrente elettrica, l’agricoltura, come anche l’industria alimentare, l’artigianato e l’industria sono di fatto paralizzate.

Parallelamente, già dal 2012 le sanzioni petrolifere sono state rimosse in riferimento alle aree controllate dall’opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette “forze rivoluzionarie e dell’opposizione”. Con il risultato di finanziare gruppi come Jabhat al Nusra e poi l’Isis; inoltre, è noto, come alcuni Paesi europei sarebbero fra i principali acquirenti del petrolio rubato dall’Isis-Daesh dalle raffinerie in Siria e Iraq.

Gli Effetti delle sanzioni.

Vediamo da vicino gli effetti delle sanzioni che – secondo C. Ashton, Lady Pesc prima della Mogherini, avrebbero dovuto “aiutare il popolo siriano a realizzare le sue legittime aspirazioni”. Uno degli studi più approfonditi è “The syrian catastrophe: socioeconomic monitoring report first quarterly report (january – march 2013) prodotto dal Syrian Centre for Policy Research (una struttura accademica che, tra l’altro, non può certo dirsi filo Damasco). Da questo documento si evince come l’economia siriana, sostanzialmente in ascesa fino ai primi mesi del 2011, (l’ultimo decennio registrava un tasso medio di crescita del PIL del 4,45% all’anno), già nella seconda metà di quell’anno (anche, per l’instabilità dovuta agli scontri militari tra bande di “ribelli” ed esercito regolare) conosce una contrazione del 3,7% ; nel gennaio 2012 la contrazione, rispetto all’anno precedente sale al 18,8%, nel dicembre la contrazione arriva all’81% con un tasso di disoccupazione al 35% (contro il 10,6% pre crisi), mentre sono 3 milioni coloro che non hanno più un reddito. Bloccate le esportazioni di petrolio da parte dello stato siriano (ma non da parte dei “ribelli”) e con le aziende impossibilitate a rifornirsi di pezzi di ricambio, quello che era uno dei Paesi più floridi del Medio Oriente precipita in un abisso di miseria.

Le testimonianze da Aleppo.

L’urgenza di porre termine alle sanzioni contro la Siria, imposte dalle potenze occidentali tra cui l’Italia, è tornata d’attualità in questi giorni quando a Milano il Vicario apostolico di Aleppo, il mons. Georges Abou Khazen, ha richiamato l’occidente alle sue responsabilità. Mentre per definizione il traffico clandestino di armi non ne viene affatto frenato, a causa di esse l’interscambio di beni indispensabili si deforma passando dal legittimo commercio al contrabbando, e la solidarietà familiare e civile viene costretta all’illegalità. Questo il senso delle parole del Monsignore. Alcuni esempi: a seguito del conseguente blocco dei trasferimenti di denaro verso la Siria, per posta o a mezzo banca, i siriani stabiliti all’estero non possono nemmeno spedire denaro ai loro parenti in patria. E ancora, le organizzazioni non governative impegnate in programmi di assistenza non possono più spedire legalmente denaro ai loro operatori in Siria; e, sempre a causa delle sanzioni, accade che le missioni archeologiche occidentali, già attive in Siria, non possono più stipendiare collaboratori e custodi che altrimenti avrebbero potuto contrastare il saccheggio degli scavi e dei musei. Senza poi dimenticare che le sanzioni contro la Siria colpiscono in modo molto specifico l’export dell’Italia. Per fare un esempio che riguarda la Siria, l’industria tessile della regione di Aleppo, spazzata via da degli insorti che erano in pratica forze di invasione, lavorava molto spesso avvalendosi di assistenza tecnica italiana e di macchinari importati dall’Italia.

Molto forti, ma hanno scosso poche coscienze in Europa, le parole di Padre Ibrahim Alsabagh, francescano della Custodia di Terra Santa, che guida la parrocchia di San Francesco ad Aleppo, “città martire del conflitto siriano”. Si esprimeva così in un’intervista su Avvenire: «Ieri nel nostro quartiere un bambino è morto per il freddo. In casa sua da giorni non avevano di che scaldarsi, e lui non ce l’ha fatta. Non è il primo, sa? E non sarà l’ultimo, in questo gelido inverno di Aleppo. Qui si muore per la guerra e per i frutti avvelenati che la guerra porta con sé – sospira il frate –. Ma c’è un nemico altrettanto insidioso, di cui si parla troppo poco, e di cui porta grande responsabilità l’Europa: è l’embargo decretato quattro anni fa nei confronti della Siria e più volte riconfermato, che sta silenziosamente strangolando il nostro Paese». Oggi, di fatto, milioni di siriani si trovano loro malgrado a combattere ogni giorno «un’altra guerra», quella contro malnutrizione e denutrizione per carenza di cibo, contro malattie, povertà e disoccupazione che sono le conseguenze indotte dallo strangolamento a cui il Paese è stato sottoposto a causa dell’embargo.

“Togliere l’embargo è una necessità evidente per chi vive qui, altrimenti Aleppo come altre città morirà. E chi pensava di danneggiare il governo con le sanzioni – dimenticando gli esiti infausti di analoghe iniziative condotte negli anni scorsi contro altri Stati – porta sulle spalle la pesante responsabilità di condannare a morte una popolazione già sfiancata. Muovetevi anche voi italiani, vi scongiuriamo: se l’Unione Europea persevera nell’errore, abbiate il coraggio di uscire dal coro, di rompere il fronte dell’embargo. Prima che sia troppo tardi, e che non vi resti che piangere sulle nostre rovine».

Noto poi l’appello delle monache trappiste che operano in Siria dall’anno scorso. “E’ veramente ora di finirla con questa vergogna.. Si sa benissimo che queste misure non colpiscono affatto chi è al potere. Le sanzioni colpiscono la gente, ed in modo durissimo… Niente materie prime per lavorare, niente medicinali, anche per le malattie gravi. Tutto carissimo, i prezzi degli alimenti sono arrivati a dieci volte tanto… Senza lavoro, in un Paese in guerra, dilaga la violenza, la delinquenza, il contrabbando, la corruzione, la speculazione, l’insicurezza. Questi, sono i frutti delle sanzioni..”

L’Appello dalla Germania. 

In Germania un appello-denuncia al governo tedesco: “Basta affamare il popolo siriano. Sì alla pace” si esprimeva così. “Da oltre 4 anni gli Usa conducono – per procura – una guerra sanguinosissima contro la Siria. Forniscono ai gruppi islamisti le armi più moderne, li fanno istruire dai propri consiglieri militari nei campi d’addestramento in Turchia e in Giordania. Il regime wahabita saudita e le altre monarchie del golfo replicano il copione già sperimentato in Afghanistan negli anni ’70 e mettono a disposizione miliardi di dollari per reclutare e armare le truppe di Isis e Al Nusra. Persino a Damasco manca la corrente per 3 ore al giorno, e in altre località per periodi ancora più lunghi. Oggi, a distanza di 3 anni, il prodotto nazionale lordo è diminuito del 60%, la percentuale è passata dal 15% al 58%. Il 64,7% dei siriani vive in uno stato di miseria estrema e non è più in grado di procurarsi gli alimenti di base. In questa situazione di degrado, che diffonde fanatismo e criminalità, Isis e Al Nusra trovano un fertile terreno per reclutare nuovi combattenti. L’aver dichiarato l’embargo contro un Paese come la Siria equivale a una dichiarazione di guerra particolarmente disumana. In Iraq negli anni ’90 l’embargo colpì 1 milione di persone, fra le quali almeno 500 mila bambini. L’embargo alla Siria funziona da moltiplicatore ed alimenta la guerra fratricida: 220.000 morti, quasi un milione di feriti e mutilati, più di 10 milioni di profughi: non vi bastano ancora?”

No, all’Unione Europea non basta ancora. 

Tra una lacrima ipocrita di Mogherini e il silenzio dei media, le sanzioni illegali alla Siria scadranno il 1° giugno prossimo. Sanzioni disumane, totalmente immorali (l’Unione Europea non ha il mandato dell’Onu per la sua applicazione). Verranno rinnovate automaticamente a Bruxelles il 23 maggio, lunedì prossimo e anche chi, oggi, tra la stampa nostrana, si è accorto che in Siria si muore dopo cinque anni di devastazioni indotte, farà finta di nulla.

Si ha davvero a cuore il destino del popolo siriano? Si smetta immediatamente di affamarlo. Questa deve essere la richiesta che tutti in Europa dovrebbero fare ai propri governi. Proprio oggi la Commissione Affari esteri del M5S ha presentato una risoluzione in tal senso. Serve aumentare la pressione e la tensione verso il governo italiano che lunedì avrebbe la facoltà di bloccare le sanzioni contro la Siria. Per questo vi invitiamo a firmare questa petizione (il testo qui sotto) che arriva dai religiosi siriani, già sottoscritto dal Premio Nobel per la Pace Mairead Corrigan. Non c’è più tempo, dobbiamo impedire che l’Unione Europea continui a violare i diritti umani in Siria.

 

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PETIZIONE. QUI PER FIRMARE https://www.change.org/p/parlamentari-sindaci-basta-sanzioni-alla-siria-e-ai-siriani

 

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BASTA SANZIONI ALLA SIRIA E AI SIRIANI

 

Nel 2011 l’Unione Europea, varò le sanzioni contro la Siria, presentandole come “sanzioni a personaggi del regime”, che imponevano al Paese l’embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti. Una misura che dura ancora oggi, anche se, con decisione alquanto inspiegabile, nel 2012 veniva rimosso l’embargo del petrolio dalle aree controllate dall’opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette “forze rivoluzionarie e dell’opposizione”.
In questi cinque anni le sanzioni alla Siria hanno contribuito a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, favorendo l’attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa. E si aggiungono a una guerra, che ha già comportato 250.000 morti e sei milioni di profughi.
La situazione in Siria è disperata. Carenza di generi alimentari, disoccupazione generalizzata, impossibilità di cure mediche, razionamento di acqua potabile, di elettricità. Non solo, l’embargo rende anche impossibile per i siriani stabilitisi all’estero già prima della guerra di spedire denaro ai loro parenti o familiari rimasti in patria. Anche le organizzazioni non governative impegnate in programmi di assistenza sono impossibilitate a spedire denaro ai loro operatori in Siria. Aziende, centrali elettriche, acquedotti, reparti ospedalieri sono costretti a chiudere per l’impossibilità di procurarsi un qualche pezzo di ricambio o benzina.
Oggi i siriani vedono la possibilità di un futuro vivibile per le loro famiglie solo scappando dalla loro terra. Ma, come si vede, anche questa soluzione incontra non poche difficoltà e causa accese controversie all’interno dell’Unione europea. Né può essere la fuga l’unica soluzione che la comunità internazionale sa proporre a questa povera gente.
Così sosteniamo tutte le iniziative umanitarie e di pace che la comunità internazionale sta attuando, in particolare attraverso i difficili negoziati di Ginevra, ma in attesa e nella speranza che tali attese trovino concreta risposta, dopo tante amare delusioni, chiediamo che le sanzioni che toccano la vita quotidiana di ogni siriano siano immediatamente tolte. L’attesa della sospirata pace non può essere disgiunta da una concreta sollecitudine per quanti oggi soffrono a causa di un embargo il cui peso ricade su un intero popolo.
Non solo: la retorica sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l’acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria.
Così ci rivolgiamo ai parlamentari e ai sindaci di ogni Paese affinché l’iniquità delle sanzioni alla Siria sia resa nota ai cittadini dell’Unione Europea (oggi assolutamente ignari) e diventi, finalmente, oggetto di un serio dibattito e di conseguenti deliberazioni.

 

Firmatari:
Padre Georges Abou Khazen – Vicario apostolico dei Latini ad Aleppo
Padre Pierbattista Pizzaballa – Emerito Custode di Terrasanta
Padre Joseph Tobji – Arcivescovo maronita di Aleppo
Padre Boutros Marayati- Vescovo armeno di Aleppo
Suore della Congregazione di San Giuseppe dell’Apparizione dell’Ospedale “Saint Louis” di Aleppo
Comunità Monache Trappiste in Siria
Dottor Nabil Antaki – Medico, ad Aleppo, dei Fratelli Maristi
Suore della Congregazione del Perpetuo Soccorso – Centro per minori e orfani sfollati di Marmarita
Padre Firas Loufti – Francescano
Monsignor Jean-Clément Jeanbart – Arcivescovo greco-cattolico di Aleppo
Monsignor Jacques Behnan Hindo – Vescovo siro-cattolico di Hassakè-Nisibi
Padre Mtanios Haddad – Archimandrita della chiesa Cattolica-Melchita e Procuratore patriarcale
Mons. Hilarion Capucci – Arcivescovo emerito della Chiesa greco-cattolico melchita
S.B. Ignace Youssef III Younan Patriarca di Antiochia dei Siri
Mgr.Georges Masri, Procuratore presso la Santa Sede della Chiesa Sirocattolica

 

 

20 maggio 2016

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=15743

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