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Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace

Saremo ancora in grado di volare e rendere libere le nostre anime? L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino.

Le News di PandoraTV del 28/9/2016

  • Volo #MH17: indagini farsa pilotate dalla #NATO
  • #URSS, la vittoria americana
  • Terremoto #DeutscheBank, le repliche si diffondono in Europa
  • #Yemen: gli #Usa continuano a sponsorizzare l’aggressione #saudita
  • #Argentina, la nuova povertà

 

28 settembre 2016

Fonte: PandoraTV

CLINTON E TRUMP A CACCIA DEL VOTO SIONISTA

#accordi #AiutiMilitari #armi #DonaldTrump #presidenziali #Gerusalemme #HillaryClinton #israele #lobby #palestinesi #promesse #sionismo #USA #voti #AIPAC –

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Le lobby filoisraeliane negli Stati Uniti sono decisive dal punto di vista elettorale e i due candidati alle presidenziali lo sanno bene. E così, in vista della sfida di novembre ed in occasione di un incontro con il premier Netanyahu, tra Hillary Clinton e Donald Trump è scattata una vera e propria rincorsa al voto sionista e al sostegno da parte delle lobby filoisraeliane – composte da ebrei ma anche da fondamentalisti cristiani di varia confessione – naturalmente a colpi di dichiarazioni a favore del cosiddetto ‘stato ebraico’.

Una sorta di gara a chi promette di più e a chi la ‘spara più grossa’ vinta incontestabilmente dal miliardario populista che ha sovrastato la sua avversaria promettendo al gongolante primo ministro israeliano che, in caso di vittoria, la sua amministrazione riconoscerà Gerusalemme come “capitale indivisibile dello stato di Israele”. D’altronde, ha affermato Trump stravolgendo storia e buon senso, “Gerusalemme «è stata la capitale eterna del popolo ebraico per oltre 3000 anni” (!). Il ricco candidato repubblicano ha assicurato che se verrà eletto “fra Israele e Usa sarà avviata una straordinaria cooperazione strategica, tecnologica, militare e di intelligence…Israele – ha aggiunto – è un partner di importanza vitale per gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo dell’Islam radicale”.

Una sfilza di roboanti promesse che fanno impallidire le dichiarazioni di Hillary Clinton, che pure ha ribadito l’appoggio statunitense allo ‘stato ebraico’ eliminando del tutto le sacrosante rivendicazioni del popolo palestinese aggredito, occupato, colonizzato e represso. Durante il colloquio con il falco di Tel Aviv la candidata del Partito Democratico ha ribadito che nella sua visione la difesa della sicurezza di Israele è fondamentale quanto la sicurezza degli stessi Stati Uniti. A conferma di ciò ha citato l’enorme regalo concesso a Israele all’inizio di settembre, quando Washington ha deciso di concedere ben 38 miliardi di dollari di aiuti militari in dieci anni. Un tentativo, da parte di Obama, per convincere l’estrablishment israeliano a restare sotto l’ombrello protettivo della grande potenza in declino, dopo più di sette anni di screzi, divisioni, polemiche tra Washington e Tel Aviv divise ormai da due visioni e da interessi strategici diversi quando non opposti.

Nella altalenante strategia della Casa Bianca – che l’elezione di Hillary Clinton confermerebbe e rafforzerebbe – l’aumento degli aiuti militari dovrebbe servire a condizionare la classe dirigente sionista in un momento particolarmente difficile per Israele, convincendola a mettere da parte le proprie aspirazioni autonomiste in cambio di un sostegno finanziario quanto mai vitale. Ma la rincorsa al consenso e al sostegno israeliano da parte dei due candidati alla Casa Bianca sembra segnalare che è Israele a condurre il gioco e a sfruttare le contraddizioni della politica estera di Washington, e non il contrario. Israele ha accettato di buon grado il regalo, e una dichiarazione compiacente di Netanyahu e della stampa di Tel Aviv nei confronti di Clinton o di Trump potrebbe spostare un consistente pacchetto di voti determinando così la vittoria di uno o l’altra degli sfidanti.

Ma il governo israeliano non ne vuole sapere di venire incontro alle richieste di Washington – ad esempio sulle colonie illegali in Cisgiordania – e continua a perseguire interessi non coincidenti con gli Stati Uniti in Medio Oriente, ancora ‘ferita’ dall’accordo sul programma nucleare siglato alcuni mesi fa dal “più fidato alleato di Israele nel mondo” con i nemici giurati di Teheran. Ed in effetti se l’accordo sugli aiuti militari concede a Israele parecchi anni di respiro, non dovendo dipendere ogni anno dalla decisione di rinnovo e potendo contare su un pacchetto valido fino al 2029, Washington si è ben guardata dall’aumentare lo stanziamento tanto quanto chiedeva Netanyahu. Oltretutto gli aiuti accordati a Tel Aviv sono condizionati: le ingenti quantità di armi che Israele potrà comprare grazie ai miliardi concessi da Washington dovranno essere acquistate dalle industrie statunitensi. Un modo per far rientrare dalla finestra ciò che esce dalla porta, per sostenere il proprio complesso militare-industriale in tempi di contrazione dell’economia e di competizione globale e per tentare di condizionare ulteriormente l’establishment israeliano. Basterà?

 

Di Marco Santopadre

 

27 settembre 2016

Fonte: contropiano.org

Da “AntiDiplomatico”: PERCHE’ SUL NOSTRO SITO NON TROVERETE NEANCHE UNA RIGA SUL “DIBATTITO DEL SECOLO” TRUMP-CLINTON

#DonaldTrump #HillaryClinton #USA #presidenziali #PopoloAmericano #guerre #Syria #Yemen #Iraq #Ucraina #Libya #Media #CNN #mainstream #Rai #vergogna –

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Sull’AntiDiplomatico non troverete una riga sulle dichiarazioni di Hillary Clinton e Donald Trump, due facce di un regime stanco, dominato da oligarchie sanguinarie e, in ultima analisi, noioso, ripetitivo, perfino banale come solo il male sa essere nelle sue forme più strutturate.

Non troverete una riga sul sondaggio della tv di stato, la CNN, che oggi viene citato come una Cassandra da tutti questi nostri poveri media coloniali nostrani. La CNN lavora per un’agenda precisa e le armi di distruzione di massa in Iraq ripetute come mantra deve avervi insegnato qualcosa.

Non troverete una riga sul dibattito di ieri, perché un paese in cui la candidata indipendente che rappresenta un cambiamento reale possibile per la nazione (e quindi per il mondo) non solo non viene invitata, ma non può entrare nemmeno dentro la sala in cui il tutto avviene, semplicemente non merita nessuna parola.

Non troverete nulla sul nostro sito, perché mentre i due ‘contendenti’ si scambiavano battute studiate con esperti della comunicazione e attori a tavolino da settimane, in Libia, Siria, Iraq, Yemen si moriva per le scelte passate, presenti e future di chi applica, per parafrasare Noam Chomsky, le forme di terrorismo più crudeli mai sperimentate dall’umanità.

Non troverete, infine, una parola sul dibattito di ieri perché se il mondo vuole emanciparsi, liberarsi e darsi una possibilità di un futuro di giustizia sociale, cooperazione tra popoli e pace reale, ogni popolazione deve riprendere in mano il proprio destino, smantellare tutte le istituzioni del Washington Consensus e isolare il regime più sanguinario dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Lasciare il cambio al vertice a Washington nell’indifferenza che merita un così triste spettacolo, può rappresentare un primo passo.

P.s Questa l’ottima sintesi di Diego Angelo Bertozzi: “Vale più un colpo di artiglieria bel assestato dell’esercito siriano che un dibattito tra la Clinton e Trump. Da una parte c’è una lotta di liberazione, dall’altra la noia imperiale”.

LA REDAZIONE

 

27 settembre 2016

Fonte: lantidiplomatico.it

TOH, CHI SI RIVEDE … IL PONTE SULLO STRETTO!

#Bari #Calabria #crisi #G7 #GrandiOpere #Impregilo #Padoan #ponte #Renzi #Salini #Sicilia #stretto –

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Siete un premier in crisi, che vede la fine vicina, che ha finito le idee brillanti e si arrampica ormai sugli specchi nella speranza di ritrovare un briciolo di consenso elettorale a breve termine? Abbiamo il prodotto che fa per voi: un bel Ponte sullo Stretto di Messina…

Roba vecchia, direte voi. L’aveva promesso Berlusconi e guardate che fine ha fatto…

Beh, ora l’ha riscoperto anche Matteo Renzi, e quasi senza farsi scappare da ridere mentre lo diceva. Sarà perché parlava davanti a Pietro Salini, numero uno dei costruttori delle “grandi opere” (il gruppo Salini-Impregilo), in una celebrazione alla Triennale per il 110^ anniversario della società. Sarà perché nella testa sua e di Padoan (e della Troika) non ci sono altre possibilità di intervento pubblico in economia… ma è rimasto quasi serio nel tirar fuori il pacco-regalo impolverato e consunto dal riciclo.

Il modo di condire un’idiozia del genere è uno solo, appunto sfruttato fino all’inverosimile dal suo lontano predecessore e maestro (venerabile magari non troppo, ma maestro certamente…): può creare «centomila posti di lavoro», va visto come una parte del completamento della “Napoli-Palermo”. «Se siete nella condizione di sbloccare le carte e di sistemare quello che è fermo da 10 anni, noi ci siamo».

Dieci anni fa Berlusconi non si era certo fermato per mancanza di volontà speculatrice, ma per una più prosaica mancanza di soldi. Gli imprenditori privati, in certe opere, non ci hanno mai messo una lira, se non dopo che lo Stato aveva completato il lavoro e avviate le trattative per la concessione. E lo Stato, tutti quei soldi, semplicemente non li aveva.

Stiamo parlando di tempi in cui la crisi finanzaria non era ancora esplosa, non c’erano il Fiscal Compact e altri trattati europei che inchiodano la spesa degli Stati ai vincoli di Maastricht, non c’era l’obbligo al pareggio di bilancio inserito nella Costituzione. Insomma: se non si poteva fare allora (e non certo per l’inesistente forza degli ambientalisti che oggi, infatti, siedono sui banchi del governo), tanto meno si può fare in tempi di ristrettezze, dopo quasi dieci anni di crisi globale.

Sarà poi solo un caso, ma non ci sembra: questa mastodontica fesseria prende improvvisamente vita a pochi giorni dall’inabissamento dell’altro grande pacchetto di opere medie e piccole: le Olimpiadi a Roma.

Ma Renzi ha una sola cosa in testa: il 4 dicembre. Quel giorno, se il referendum dovesse andar male come oggi sembra, per lui sarebbe la fine. Potrebbe traccheggiare fino a dopo le feste (la “legge di stabilità” è da concludere entro il 31/12, ma in fondo ormai la scrivono  a Bruxelles…), non molto oltre. E sa meglio di noi che dietro le quinte, ai piani alti del capitale multinazionale, stanno già sfogliando l’album dei possibili sostituti.

Quindi ogni promessa va bene, per quanto balzana, irrealizzabile o già troppo sfruttata possa essere. La conferma di questa lettura arriva dalla sortita di Pier Carlo Padoan, occhiuto ex capoeconomista dell’Ocse (ed ex esperto economico del Pci…), arrivato – per pura disperazione contabile – a indicare in una riunione dei ministri delle finanze del G7 da fare in maggio (un’altra era geologica, per questo esecutivo) una “grande possibilità”. Letteralmente: «Dopo Sendai 2016, nel 2017 il G7 Finanze si terrà a Bari. Un’opportunità unica per discutere di crescita, occupazione e diseguaglianza».

Il Mezzogiorno – Bari per Padoan, Sicilia e Calabria per Renzi – diventa un campo in cui cercare i consensi che si sentono sfuggire altrove. E quindi le promesse da fare in quella direzione somigliano tantissimo a quelle del Berlusconi al tramonto.

 

Da Redazione Contropiano

27 settembre 2016

Al-NUSRA: GLI USA SONO DALLA NOSTRA PARTE

#AlQaeda #AlNusra #Aleppo #Daesh #israele #RibelliModerati #Syria #Siria #USA #Washington –

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Le armi degli Stati Uniti vengono consegnate ai terroristi di al-Nusra da parte dei governi alleati di Washington, ha dichiarato un comandante “ribelle” ai media tedeschi, aggiungendo che gli istruttori americani sono in Siria per insegnare come utilizzare le nuove attrezzature militari.

“Sì, gli Stati Uniti sostengono l’opposizione in Siria, ma non direttamente. Supportano i Paesi che ci sostengono. Ma non siamo ancora soddisfatti di questo sostegno”, ha dichiarato il leader di al-Nusra, Abu Al-Ezz durante un’intervista al giornale Koelner Stadt-Anzeiger dalla città siriana di Aleppo. Secondo il comandante, i miliziani devono ricevere più “armi sofisticate” dai loro sostenitori per avere successo contro il governo siriano. “La lotta è difficile, il governo è forte e ottiene il sostegno della Russia”, ha spiegato.

Al-Ezz ha affermato che al-Nusra ha vinto diverse battaglie grazie ai lanciarazzi multipli Bm-21, missili e carri armati arrivati dalla Libia attraverso la Turchia. Le forze governative hanno un vantaggio grazie alla forza aerea, ma noi abbiamo i missili Tow di fabbricazione americana, e la situazione in alcune zone è sotto controllo.

Quando è stato chiesto se i missili Tow sono stati inizialmente destinati ad al-Nusra o se il gruppo li ha ottenuti dal cosiddetto “Free Syrian Army”, il terrorista ha chiarito: “No, i missili sono stati dati a noi direttamente”. Ha anche detto che quando al-Nusra è stato assediato, abbiamo avuto il supporto di ufficiali dalla Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele e America”. Il giornalista ha chiesto in particolare se gli istruttori degli Stati Uniti sono realmente presenti tra i ranghi del Fronte al-Nusra, e al-Ezz ha risposto: “Gli americani sono dalla nostra parte”.

Al-Nusra – continua il leader – è stato pagato per il raggiungimento di obiettivi militari specifici nel corso del conflitto siriano. Anni fa, per catturare la Scuola di Fanteria di al-Muslimiya, abbiamo ricevuto 1,5 milioni di dinari kuwaitiani (500mila dollari) e dall’Arabia Saudita cinque milioni di dollari”, ha aggiunto al-Ezz. “Anche Israele ci sta dando supporto perché Tel Aviv è in guerra con la Siria e con Hezbollah”, ha detto al-Ezz.

Nell’intervista, ha confermato le informazioni da parte di Mosca e del governo siriano che i terroristi utilizzano il cessate il fuoco in Siria, concordato tra Russia e Stati Uniti il 9 settembre, per prepararsi ad una nuova offensiva. “Noi non riconosciamo il cessate il fuoco. Noi lanceremo il prossimo attacco contro il governo nel giro di pochi giorni. Abbiamo raggruppato le nostre forze in tutte le province, tra cui Homs, Aleppo, Idlib e Hama”, ha affermato al-Ezz.

Egli ha aggiunto che al-Nusra non avrebbe mai lasciato entrare ad Aleppo camion con aiuti umanitari “fintanto che le forze del governo sono lungo la Strada Castello, ad al-Malah e nelle regioni settentrionali”.

Per quanto riguarda le persone che rappresentano l’opposizione siriana ai colloqui di Ginevra, al-Ezz ha dichiarato che “queste persone sono deboli, hanno avuto un sacco di soldi. Si sono venduti”. Il comandante ha confermato apertamente che al-Nusra “fa parte di Al-Qaeda”. “In realtà, siamo stati alleati di Daesh, ma loro sono stati utilizzati in conformità con gli interessi e gli scopi politici delle grandi potenze come l’America, e il gruppo si è allontanato dai nostri principi. La maggior parte dei leader Daesh stanno lavorando con i servizi di intelligence, ed è ormai chiaro per noi.

L’intervista è stata effettuata lo scorso 17 settembre dal giornalista Jurgen Todenhofer, in una cava di pietra ad Aleppo.

Di Giovanni Sorbello

27 settembre 2016

Fonte: ilfarosulmondo.it

Mario Albanesi: L’OLIMPIADE

“Le #Olimpiadi potrebbero mettere a rischio i soldi dei contribuenti e nuocere all’Italia”. Parole di #MarioMonti nel 2012 che non sorpresero, il che dimostra la #strumentalità della contestazione nei confronti di #VirginiaRaggi.

 

27 settembre 2016

Fonte: PandoraTV

LA RUSSIA SMASCHERA GLI STATI UNITI SULLA SIRIA, WASHINGTON INFURIATA

#Syria #Siria #USA #bluff #Russia #RibelliModerati #FSA #ISIS #tregua #NoFlyZone

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Con l’accordo Lavrov – Kerry crollato e l’esercito statunitense che esclude l’imposizione di una no-fly zone, gli Stati Uniti possono solo arrabbiarsi mente l’Esercito arabo siriano con l’appoggio russo accerchia i jihadisti ad Aleppo orientale.
La scorsa settimana, in seguito al crollo dell’accordo Lavrov-Kerry e del cessate il fuoco, con l’Esercito arabo siriano che accerchiava i jihadisti intrappolati ad Aleppo orientale, la realtà della sconfitta ad Aleppo ha finalmente colpito le potenze occidentali. Il risultato è una frenetica attività diplomatica e mediatica per cercare d’imbarazzare i russi costringendoli a fermare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo. La ragione di tale attività è l’avanzata dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo dalla fine del cessate il fuoco. Dopo aver sconfitto e respinto l’offensiva jihadista di Jabhat al-Nusra a sud-ovest di Aleppo, nella prima settimana di settembre, l’Esercito arabo siriano, dopo la fine del cessate il fuoco, consolidava il controllo della strada al-Qastal liberando l’area ora deserta del campo profughi palestinese di Handarat. A seguito degli intensi bombardamenti di artiglieria e aerei, avanzava dalla zona della cittadella di Aleppo e dal quartiere Ramusyah alle aree jihadiste di Aleppo orientale, chiaramente per consolidare il controllo dei sobborghi sud-occidentali di Aleppo e, forse, tagliare in due Aleppo est controllata dai jihadisti. I rapporti da Aleppo parlano dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati che concentrano forze presso o nella città per l’offensiva. I marines russi sono sulla strada di al-Qastal, e vi sono rapporti su 8000 miliziani iracheni arrivati in città. La forza d’attacco principale rimane comunque l’Esercito arabo siriano. Sembra che la forza d’attacco aerea russa della base di Humaymim sia stata rinforzata. Un video del 24 settembre 2016 di Ruptly TV mostra truppe siriane avanzare contro i jihadisti nella provincia di Lataqia dopo la fine del cessate il fuoco. Il video mostra aereo da supporto al suolo Su-25. La Russia schierò aerei Su-25 nella base aerea di Humaymim nel settembre dello scorso anno. Tuttavia furono ritirati a marzo. Ora sembra che siano ritornati. Il punto da capire, e che spiega la retorica furiosa degli ultimi giorni, è che le potenze occidentali non possono fermare l’offensiva siriana contro i jihadisti intrappolati ad Aleppo. Nel corso dell’audizione al Senato degli Stati Uniti del 22 settembre 2016, il Generale Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ne spiegava il perché. Pressato dal senatore repubblicano del Mississippi Roger Wicker a dire se gli Stati Uniti potevano adottare “azioni decisive” imponendo una no-fly zone, cosa che Wicker aveva detto di aver discusso con i democratici e che poteva avere il sostegno bipartisan, Dunford rispose, “Per ora, per controllare lo spazio aereo della Siria dovremmo entrare in guerra con la Siria e la Russia. Questa è una decisione fondamentale che certamente non ho intenzione di prendere“. L’osservazione di Dunford ha provocato l’intervento del senatore repubblicano John McCain, un bellicista ed interventista cronico che chiede sempre l’azione militare degli Stati Uniti in qualsiasi occasione, soprattutto nei conflitti con la Russia. McCain voleva che Dunford dicesse che la no-fly zone non è la stessa cosa “del controllo totale dello spazio aereo siriano” che porterebbe alla guerra con Russia e Siria.
La realtà, come sanno McCain e Dunford, è che gli Stati Uniti non hanno mai imposto una no-fly zone su un Paese che non avesse “il controllo totale dello spazio aereo”. E’ inconcepibile che gli Stati Uniti impongano una no-fly zone sulla Siria se non avessero “il controllo totale dello spazio aereo”. L’ammissione di Dunford che “il controllo totale dello spazio aereo” non può essere ottenuto in Siria senza entrare in guerra con la Russia, a tutti gli effetti esclude l’idea di una no-fly zone sulla Siria. Incapaci d’imporla, non c’è nulla che gli Stati Uniti possano fare per cambiare il corso dei combattimenti ad Aleppo. Questa consapevolezza degli Stati Uniti della propria impotenza, mentre i protetti jihadisti ad Aleppo subiscono la sconfitta totale, spiega la retorica arrabbiata e l’ondata di storie atroci della scorsa settimana, culminate nelle solite furiose denunce alla Russia dell’ambasciatrice degli Stati Uniti Samantha Power, il 25 settembre 2016, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso del quale ha effettivamente accusato la Russia di “barbarie”. Il ministro degli Esteri inglese Boris Johnson, in un commento avventato per cui probabilmente è già stato richiamato all’ordine, svelava la verità in una intervista televisiva del 25 settembre 2016, “Se mi dice che l’occidente è impotente, sarei d’accordo. Sarei d’accordo che, dato che abbiamo preso tali decisioni nel 2013, quando quelle linee rosse furono superate, senza alcuna risposta militare effettiva, o qualsiasi risposta a ciò che succedeva. Non credo che ci sia alcuna voglia di roba del genere“. Johnson poi continuava dicendo che l’unica cosa che l’occidente potrebbe fare in questa situazione è cercare d’imbarazzare i russi chiedendo di fermarsi, e spiegava che “l’unica cosa a cui i russi rispondono è un’opinione pubblica globale negativa“. Ciò spiega le attuali chiacchiere sui crimini di guerra, come l’accusa (infondata) che i russi abbiano attaccato il convoglio dei soccorsi, le lamentele per la deliberata interruzione dell’approvvigionamento di acqua di Aleppo, l’accusa di bombardamento indiscriminato di aree civili ad Aleppo, le pretese sull’uso di bombe incendiarie, ecc. Tutte cose che accadono in Siria da sempre, da quando è cominciata la guerra, ma di cui ora si parla come crimini di guerra. Nella stessa intervista Johnson si esprime così, “Loro (i russi) sono sul banco degli imputati del tribunale dell’opinione internazionale. Sono colpevoli di una guerra molto lunga e orrenda e sì, quando bombardano obiettivi civili, dovremmo cercare… di vedere se era intenzionale colpire obiettivi civili del tutto innocenti, (perché) è un crimine di guerra“. Per lo sgomento occidentale, i russi non mostrano alcun segno di cedimento.
Il punto chiave degli eventi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite della settimana scorsa era che il Ministro degli Esteri russo Lavrov, pur sotto la forte pressione concertata di Stati Uniti e alleati, ha categoricamente escluso qualsiasi cessate il fuoco unilaterale dell’Esercito arabo siriano. Invece ha chiarito che un cessate il fuoco potrebbe aversi solo se i combattenti dell’opposizione siriana vi aderivano sul serio separandosi da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti promisero a febbraio e nell’ultimo accordo Lavrov-Kerry. Nella riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 25 settembre 2016, l’Ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin ha detto la stessa cosa, “gli statunitensi, di fatto, hanno affermato di non poter influenzare i gruppi che sponsorizzano e di far rispettare l’accordo, come promesso. Prima di tutto, separare i gruppi di terroristi e contrassegnarne le posizioni sul terreno. Il cessate il fuoco può essere salvato solo ora collettivamente. Non siamo noi a dover dimostrare qualcosa a qualcuno in modo unilaterale. Dobbiamo vedere la prova che ci sia l’autentico desiderio di separare i gruppi ribelli alleati degli USA da Jabhat al-Nusra, per poi distruggerlo e far entrare l’opposizione nel processo politico. In caso contrario, i nostri sospetti che questo abbia il solo scopo di proteggere Jabhat al-Nusra verrebbe solo rafforzato“. Due settimane prima dissi che la probabile motivazione dei realisti di Washington, che sostenevano l’accordo di Lavrov-Kerry, fosse salvare i jihadisti di Aleppo e conservarli come forza evacuandoli dalla città dove erano intrappolati e dove la loro posizione era insostenibile. Ecco perché, come speculavo sulla forza di alcune osservazioni dei militari russi, è emerso che l’accordo Lavrov-Kerry ne prevedeva il ritiro da Aleppo attraverso la strada di al-Qastal. Si è scoperto che l’accordo Lavrov-Kerry effettivamente serviva a questo, in ciò confermato dal testo della parte dell’accordo che gli Stati Uniti hanno rivelato (attraverso la bizzarria di una fuga di notizie presso l’Associated Press). Questa è la disposizione specifica nel testo, “Qualsiasi siriano può lasciare Aleppo via strada di Qastal, comprese le forze dell’opposizione armata con le armi, con la consapevolezza che alcun danno gli sarà arrecato e potendo scegliere la destinazione. Le forze di opposizione che lasciano Aleppo con le armi devono coordinarsi con i rappresentanti delle Nazioni Unite, al momento di passare per la strada di al-Qastal, indicando numero di armai, armi e attrezzature militari in partenza“. Il documento che gli Stati Uniti hanno pubblicato è uno dei cinque che compongono l’accordo Lavrov-Kerry. Gli altri documenti senza dubbio daranno maggiori dettagli sulla separazione dei combattenti filo-USA da Jabhat al-Nusra. E’ probabile che tali documenti indichino quali combattenti lasciavano Aleppo attraverso la strada di al-Qastal, e cosa sarebbe successo a chi rimaneva. Qui, le intenzioni dei realisti venivano sconfitte, perché i sostenitori della linea dura a Washington e i jihadisti in Siria respingevano l’accordo Lavrov-Kerry. Il risultato è stato che invece di separarsi da Jabhat al-Nusra, come l’accordo chiedeva, i jihadisti sono rimasti con Jabhat al-Nusra, cercando di sfruttare il cessate il fuoco effettuando ulteriori attacchi all’Esercito arabo siriano.
Dopo il crollo del cessate il fuoco e con l’imposizione forzata di una no-fly zone del tutto esclusa, gli Stati Uniti si ritrovano con nient’altro che la proposta assurda del segretario di Stato degli USA Kerry secondo cui Russia e Siria dovrebbero autoimporsi la no-fly zone. Nel momento in cui i russi respinsero tale proposta, come era dovuto, il bluff degli Stati Uniti è stato effettivamente esposto. Tale consapevolezza degli Stati Uniti, sul bluff smascherato e sull’esibizione d’impotenza militare nel mutare il corso della battaglia di Aleppo, è alla base delle denunce furiose di Stati Uniti ed alleati, mentre si affannano disperatamente a cercare che i russi fermino la battaglia di Aleppo, in modo da salvare i loro protetti jihadisti dalla sconfitta totale, e sé stessi dall’umiliazione dell’aperto fallimento della loro strategia.

Russian President Vladimir Putin other members of the delegation attend the 70th session of the United Nations General Assembly in New York

Di Alexander Mercouris

Fonte: The Duran del 26/9/2016

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio

26 settembre 2016 – aurorasito.wordpress.com

DAMASCO HA L’AUDIO DEI COLLOQUI TRA STATO ISLAMICO E MILITARI USA PRIMA DELL’ATTACCO ALLE FORZE SIRIANE

#Syria #Siria #DeirEzzor #SAA #USA #StatoIslamico #ISIS #audio #conversazione

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L’intelligence siriana possiede la registrazione audio della conversazione tra terroristi dello Stato islamico e militari degli Stati Uniti prima degli attacchi aerei della coalizione di Washington contro le truppe governative presso Dayr al-Zur, il 17 settembre, dichiara la Presidentessa del Consiglio del Popolo della Siria. “L’esercito siriano ha intercettato una conversazione tra statunitensi e Stato islamico prima del raid aereo su Dayr al-Zur“, ha detto Hadiya Qalaf Abas citata dall’emittente al-Mayadin. Gli aerei da guerra degli Stati Uniti avevano colpito le truppe governative siriane nei pressi della città di Dayr al-Zur il 17 settembre, uccidendo 62 militari e ferendone un centinaio. Il Pentagono disse inizialmente che l’attacco aereo fu un errore mirando ai terroristi dello SIIL. La presidentessa del parlamento siriano aggiungeva, durante la visita in Iran, che dopo gli attacchi aerei della coalizione sulle truppe governative, gli USA guidarono l’attacco dei terroristi contro l’Esercito arabo siriano.
L’attacco alle posizioni del governo mise alla prova l’accordo USA-Russia sul cessate il fuoco nazionale, avviato all’inizio della settimana. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva dichiarato che era necessario separare i terroristi dello SIIL dalle forze dell’opposizione “moderata” per salvare la tregua. Gran Bretagna, Australia e Danimarca confermavano la partecipazione delle loro forze aeree nei mortali attacchi aerei. La politica notava che i dati saranno resi pubblici.

 

Fonte: Sputnik del 26/09/2016

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio

26 settembre 2016 – aurorasito.wordpress.com

SIRIA – ATTENZIONE, VIDEO CON GRAFICA ALTAMENTE VIOLENTA! (No -18 No persone sensibili)

#Syria #Siria #FSA #RibelliModerati #ISIS #Daesh #torture #SAA #SyrianRevolution

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Nota delle Admin: Un grazie agli sciacalli che hanno sostenuto e sostengono ancora la menzogna della rivoluzione siriana!!

Traduzione: I volti dei “ribelli” si possono vedere nel video. Battono l’uomo che è un militare di leva nell’Esercito siriano fino a quando sviene. Chiaramente loro sono professionisti in questo. I fanboys dell’FSA stanno cercando di ottenere questo video.

by @Souria4Syrians

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