Cerca

Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace

Saremo ancora in grado di volare e rendere libere le nostre anime? L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino.

L’OPERAZIONE DELLA TURCHIA IN SIRIA NON E’ STATA CONCORDATA CON LA RUSSIA

#Syria #Turchia #Russia #accordi #OperazioniMilitari #LottaAlTerrorismo #CoalizioneInternazionaleAntiDaesh #Erdogan #Putin –

1

L’operazione militare della Turchia in Siria non è stata concordata tra Putin ed Erdogan, e Mosca non ha dato alcun consenso. Lo ha dichiarato oggi il presidente dell’Accademia di geopolitica, generale Leonid Ivashov.

“In politica c’è sempre poca verità, ma in questa vicenda dalla parte della Turchia non c’è per niente verità. Perché la lotta al Daesh, che i media turchi hanno riferito come un accordo tra Erdogan e Putin, è una menzogna”, ha detto Ivashov in un conferenza stampa a Rossiya Segodnya.

Egli ha sottolineato che nel corso della riunione tra i capi di stato di Russia e Turchia, avvenuta a San Pietroburgo nei primi di agosto, sono state discusse “le questioni fondamentali sulle azioni contro le organizzazioni terroristiche”, in particolare contro il Daesh.

“Ma la Russia non ha dato il consenso a questa operazione e non poteva farlo. Perché la Russia rispetta rigorosamente le norme del diritto internazionale e dello statuto dell’ONU… La Turchia, con le sue azioni, contribuisce alla distruzione del sistema giuridico esistente nella regione”, ha spiegato Ivashov.

Mercoledì l’esercito turco ha lanciato un’operazione contro il Daesh nella città di Dzharablus, nel nord della Siria, in sinergia con l’opposizione siriana e le forze aeree della coalizione internazionale. Le autorità siriane hanno definito le azioni della Turchia una violazione della sovranità dello stato. Lo stesso giorno Dzharablus è passata sotto il controllo dell’esercito siriano libero.

 

26 agosto 2016

Fonte: http://it.sputniknews.com/mondo/20160826/3307188/turchia-russia-siria.html

BURKINI E CALCI NEL SEDERE. VOILA’!

#burkini #Francia #ConsiglioDiStato #sindaci #CostaAzzurra #CalciNelSedere

1

Il Consiglio di Stato, in Francia, è il giudice di massimo grado per le contestazioni mosse contro decisioni della pubblica amministrazione. Pane per i suoi denti, dunque, intervenire sui ricorsi avviati contro i provvedimenti presi da una trentina di amministrazioni comunali della Costa Azzurra per vietare il burkini. A proposito di quei provvedimenti il Consiglio di Stato ha decretato che rappresentano “una violazione grave e apertamente illegale delle libertà fondamentali, che sono quelle di movimento, coscienza e libertà personale”. E che non c’è alcun rischio di “turbamento dell’ordine pubblico”. Fine delle discussioni.

Premetto una cosa: a me il burkini fa orrore, le donne costrette a usarlo mi fanno pena e quelle che lo usano per libera scelta mi risultano incomprensibili. Detto questo, penso che ora bisognerebbe prendere a calci nel sedere per tutta la Costa Azzurra quei trenta sindaci che hanno emesso i decreti. Perché una cosa stupida e ipocrita come questa non si era mai vista. Com’è possibile che un abbigliamento come il burkini dia fastidio (anzi, sia pericoloso per la sicurezza generale) in spiaggia e il suo omologo non da spiaggia, il velo che lascia liberi solo gli occhi o solo il viso, non dia fastidio per le strade degli stessi centri, nel negozi, nei ristoranti, insomma ovunque ci sia un qualche modo di lucrare sui petrodollari? E in costa Azzurra si vedono molti più hijab per strada che burkini in spiaggia. Non è certo un caso se a pronunciarsi a favore del divieto sia stato un politico come Nicolas Sarkozy, il demente che da presidente attaccò Muhammar Gheddafi (lo stesso da cui Sarkozy aveva ricevuto denaro per la campagna elettorale) spalancando le porte all’atomizzazione della Libia, al terrorismo e all’insediamento dell’Isis sulla costa rivolta verso l’Europa.

Il Consiglio di Stato di Francia, con il suo intervento, ha anche ricordato una cosa. Il burkini con la religione non c’entra un fico. Non c’è nulla, nel Corano, che imponga quell’abbigliamento. Sul tema dell’abbigliamento, il testo sacro dell’islam interviene nella sura XXIV (La Luce), suggerendo di dire “alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d’un velo e non mostrino le loro parti belle ad altri che ai loro mariti o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli…”; e nella sura XXXIII (Le fazioni alleate), per consigliare «O Profeta! Di’ alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli. Questo sarà più atto a distinguerle dalle altre, e a che non vengano offese”. Dove il secondo passo è chiaramente un’indicazione di protezione a favore di donne che, nel Settecento dopo Cristo, potevano essere oggetto di molestia o violenza, o diventare vittime collaterali di scontri tribali.

Dare al burkini, vietandolo, la dignità del simbolo religioso che non ha, produce due effetti. Il primo, è legittimare ancor più i regimi e le “scuole” islamiche che fanno la stessa operazione, abusiva e tutta politica. Alla lunga, significa legittimare, riconoscendoli come veri interpreti della religione islamica, persino i tagliagole dell’Isis. Il secondo, è umiliare ancor più le donne, sulle quali viene scaricato, vigliaccamente, il peso del provvedimento. Il tutto, peraltro, corrisponde perfettamente all’atteggiamento francese e occidentale (Italia compresa, ma per fortuna senza divieti imbecilli): massima comprensione, anzi, riverenza nei confronti dei regimi che non solo del burkini ma dell’oppressione della donna fanno un manifesto politico (per esempio, le monarchie del Golfo Persico, alle quali per esempio ormai appartengono mezza Milano e mezza Parigi); e contro i simboli crociate che, nelle condizioni appena descritte, servono solo a rompere le scatole a un po’ di musulmani, a far guadagnare (forse) qualche voto ai politicanti e a non cambiare assolutamente nulla nella realtà delle cose.

E infatti di questo si tratta: non vogliamo cambiare nulla, ma proprio nulla. Perché cambiare costa. Può farci perdere qualche buon affare, farci vendere meno armi, obbligarci a tirar fuori un minimo di palle. Sappiamo da decenni quali Paesi e quali personaggi finanziano il radicalismo islamico in tutto il mondo, e anche i gruppi terroristici. Ma a parte strillare sullo scontro di civiltà dopo ogni attentato, che cosa abbiamo fatto? Nulla. La grande soluzione è rompere le scatole a qualche donna col burkini in spiaggia. Calci nel sedere a quei trenta sindaci. E se sotto lo scarpone capita Sarkozy, meglio ancora.

 

Di Fulvio Scaglione

 

27 agosto 2016

Fonte: http://www.fulvioscaglione.com/2016/08/27/burkini-e-calci-nel-sedere-voila/

EUROPA E MOGHERINI SUDDITI DEI SAUDITI

#ArabiaSaudita #SaudiArabia #FedericaMogherini #UnioneEuropea #commercio #sudditi

1

Nel silenzio generale dei grandi media generalisti, approfittando delle schermaglie tra Arabia Saudita e Stati Uniti legate a petrolio, gas di scisto e ruolo dei mediorientali negli attentati dell’11 settembre, l’Europa politica – con il suo capo diplomatico in testa – sta allacciando rapporti sempre più stretti con i paesi del Golfo.

Il 18 luglio è stato l’esempio lampante di come la politica estera ed economica europea faccia affidamento su un’alleanza e gli affari con i sauditi della controversa famiglia sovrana wahabista governata dai ministri Al Saud, tutti portatori di un certo tipo di idea radicale sul ruolo dell’islam nella società e nella politica, nonché sospettati di finanziare gruppi terroristi di matrice sunnita, tra cui l’ISIS. 

Durante la conferenza stampa successiva all’incontro, davanti a una manciata di giornalisti accondiscendenti, l’alta rappresentante europea degli Esteri Federica Mogherini ha dichiarato che “i paesi del Golfo sono il quarto mercato di esportazione dell’Ue, per un flusso commerciale totale pari a 155,5 miliardi di dollari all’anno nel 2015”.

Continueremo ad approfondire i nostri rapporti commerciali, promuovendo investimenti e convergenze relative”, ha detto Mogherini precisando che l’obiettivo è inoltre “rimuovere gli ostacoli al commercio, proteggendo e promuovendo gli investimenti”. Diversificazione delle strategie economiche, secondo quanto stabilito dalla visione dei sauditi per il futuro.

Europa e paesi del Golfo, inoltre, “lavoreranno insieme in diverse questioni. Prima di tutto regionali”. Tra le preoccupazioni comuni Mogherini ha posto l’accento sulla questione del terrorismo internazionale, citando “gli attentati di Nizza e gli attacchi in Arabia Saudita solo qualche settimana fa”, tre le preoccupazioni principali emerse nella riunione.

“Abbiamo trovato un accordo sull’interesse reciproco nel collaborare e fare di più nei prossimi mesi e anni. Continueremo a combattere insieme gruppi terroristi come l’ISIS e lottare contro la radicalizzazione” per prevenire altri atti di terrorismo.

Gli Stati Uniti hanno di recente lanciato un allarme sulla possibilità di attentati in Arabia Saudita nelle aree frequentate da occidentali. Nel corso del meeting annuale, uno spazio è stato dato anche alla situazione caotica in Yemen, dove i sauditi insieme al Kuwait sostengono militarmente il governo nella guerra per procura contro i ribelli Houthi.

L’Unione Europea ha allacciato rapporti bilaterali con i paesi del Golfo tramite un’intesa di collaborazione firmata nel 1988. Prevede l’istituzione di una riunione ministeriale congiunta con cadenza annuale. Ultimamente il regno saudita, costretto a imporre misure di austerity, sta cercando di trovare un modo per attirare più capitali e investimenti, una necessità resa impellente dal tonfo dei prezzi del petrolio.

 

Di Daniele Chicca

Fonte:  Sito del Consiglio Europeo

 

22 luglio 2016 – http://www.wallstreetitalia.com/europa-e-mogherini-sudditi-dei-sauditi/

 

Nota delle Admin: … e siccome noi non siamo complottiste … questo articolo è di luglio … se leggete questo articolo http://www.wallstreetitalia.com/alert-missili-yemen-hanno-colpito-impianti-petrolio-saudi-aramco/ (che abbiamo postato un’ora fa) e che è datato 26 agosto, scoprirete che “casualmente” i ribelli Houthi, in possesso di armamenti e missili balistici consegnati prettamente dall’Iran (ohibò), hanno centrato alcuni, o magari uno solo, non ne siamo certe, impianti del colosso petrolifero “Saudi Aramco”, facendo fluttuare, come risposta e sempre obbligatoriamente casualmente, i prezzi del petrolio… Però, ripetiamo, noi non siamo complottiste! Quello di cui siamo certe è che siamo sempre più sudditi di questi killer seriali, ci facciamo affari… mentre loro continuano imperterriti a radere al suolo popolazione e tutte le infrastrutture in Yemen, senza che nessuna voce influente dica “bè”. Anzi, l’ONU ha pure cancellato l’Arabia Saudita dalla lista nera dei brutti e cattivi che non rispettano i Diritti Umani … Fate vobis!

MISSILI YEMEN HANNO COLPITO IMPIANTI PETROLIO “SAUDI ARAMCO”

#Yemen #SaudiArabia #ArabiaSaudita #petrolio #Aramco

1

Nota delle Admin: Colpiti alcuni impianti di Saudi Aramco da parte dei guerriglieri Houthi. Sicuramente non gli hanno scalfito nemmeno l’unghia del mignolo del piede e, comunque, gli assassini sauditi, alleati dell’Occidente e in particolar modo dell’Italia, sanno come rispondere: a suon di dollari e di fluttuazioni del prezzo del petrolio e, ovviamente, continuare le incursioni assassine in Yemen…….

***

Missili dello Yemen hanno colpito gli impianti del gigante petrolifero Saudi Aramco, nell’area situata nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, nella regione di Jizan. E’ quanto ha reso noto la televisione al-Masirah dello Yemen, aggiungendo che i missili hanno danneggiato in modo grave gli impianti del colosso controllato dallo stato saudita. L’attacco è una risposta ai ripetuti attacchi dell’esercito saudita in Yemen contro i ribelli sciiti.

Il sito presstv dell’Iran riporta la notizia aggiungendo che gli attacchi sauditi si sono tradotti nella morte di quasi 10.000 persone in Yemen, la maggior parte delle quali civili. Immediata la reazione dei prezzi del petrolio.

Lo scorso 16 agosto, sette civili sono stati uccisi in Arabia Saudita nella città di Najran da un missile lanciato dallo Yemen dai ribelli Houthi, gruppo sciita che combatte contro l’Isis e l’Arabia Saudita. Si è trattato del numero più alto di civili uccisi in Arabia Saudita da quando l’esercito saudita è intervenuto nello Yemen, al comando della coalizione militare araba che sostiene il presidente Abd Rabbih Mansur Hadi contro i ribelli sciiti.

Nella giornata di ieri, dopo colloqui che si sono tenuti in Arabia Saudita con i rappresentanti di Riyad, della Gran Bretagna e degli Emirati Arabi Uniti, il segretario di Stato Usa John Kerry aveva proposto un piano di pace per lo Yemen, proponendo l’inclusione dei ribelli sciiti Houthi in un governo di unità nazionale. Così Kerry: “In cambio gli Houthi devono consegnare a una parte terza le armi pesanti in loro possesso”, tra cui “missili balistici ricevuti dall’Iran, che sono schierati alle frontiere dell’Arabia Saudita”.

I prezzi del petrolio avevano già imboccato la via del recupero sulla scia del dietrofront del dollaro che, dopo essere salito sulla scia delle dichiarazioni rilasciate da Janet Yellen, numero uno della Fed da Jackson Hole, in occasione del simposio dei banchieri centrali, ha invertito la rotta.

 

Di Laura Naka Antonelli

 

26 agosto 2016

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/alert-missili-yemen-hanno-colpito-impianti-petrolio-saudi-aramco/

UCRAINA, DAL 1° SETTEMBRE CESSATE IL FUOCO NEL DONBASS

#Ucraina #Donbass #CessateIlFuoco

1

Le parti in conflitto in Ucraina orientale hanno accettato il cessate il fuoco a partire dal 1° settembre. Lo ha reso noto il consigliere del Servizio di sicurezza di Stato dell’Ucraina, Yuri Tandit, dopo l’incontro odierno del sottogruppo sulle questioni umanitarie del gruppo di contatto Trilaterale.

“Oggi la questione del cessate il fuoco è stata discussa, in presenza di un rappresentante dell’Osce, su iniziativa del presidente ucraino Petro Poroshenko. Speriamo che questo processo avrà inizio il 1° settembre. Abbiamo visto che le aree separatiste di Donetsk e Lugansk ci hanno ascoltato”, ha detto Tandit.

 

27 agosto 2016

Fonte: http://it.sputniknews.com/mondo/20160827/3308465/ucraina-donbass-tregua.html

COSI’ ISRAELE FORNIVA ARMI ALL’ARGENTINA DURANTE (E DOPO) LA GUERRA DELLE FALKLAND

#UK #armi #israele #Argentina #Falkland

1

È quanto viene fuori da uno dei file a cui è stato tolto il sigillo di stato dagli Archivi Nazionali Britannici

***

Gli israeliani hanno venduto armamenti all’Argentina durante la guerra delle Falkland, note come “Malvinas” per gli argentini. È quanto viene fuori da uno dei file a cui è stato tolto il sigillo di stato dagli Archivi Nazionali Britannici. Dai documenti si evince come, in particolar modo, abbiano avuto un ruolo importantissimo la vendita dei famosi Skyhawk jets utilizzati dagli argentini nell’affondamento di quatto navi da guerra britanniche.

La guerra si concluse il 4 giugno del 1982, con la resa degli argentini comandati dal Generale Leopoldo Galtieri, riportando quindi le isole contese sotto il controllo britannico. I morti furono 649 militari per l’Argentina e 255 per la Gran Bretagna, oltre tre abitanti delle isole.

Diversi quantitativi di armamenti arrivarono inoltre passando nel territorio peruviano. Secondo l’autorevole quotidiano The Telegraph, inoltre, il file segreto datato 16 Novembre 1984, afferma che anche dopo il termine delle ostilità Israele ha continuato a fornire armamenti l’Argentina.

L’allora ministro degli Esteri britannico Geoffrey Howe avrebbe personalmente chiesto al governo israeliano di sospendere la vendita di armi, specialmente aerei spia, con la richiesta prontamente ignorata. In seguito gli israeliani, il cui capo dell’allora governo era Menachem Begin (Premio Nobel per la pace), giustificarono tale politica sostenendo che era necessario per sostenere l’industria interna delle armi fortemente in crisi, sottolineando come gli inglesi armassero a loro volta i loro nemici arabi, specie durante il periodo della guerra libanese, terminata nel 1985 dopo tre anni di combattimenti.

Il documento include anche un memorandum di un alto diplomatico britannico che afferma anni dopo come Israele fosse uno dei pochi paesi che supportava con armamenti l’Argentina durante la guerra delle Falkland continuando a farlo anche negli anni successivi.

Fra le cause dell’inizio del confronto ci fu all’epoca non solo l’evidente “questione coloniale”, sancita come tale da una risoluzione dell’Onu nel 1965 alla quale se ne aggiunsero successive e con trattative mai arrivate a buon fine, ma anche da una crisi galoppante in Argentina che aveva portato a livelli bassissimi la popolarità del governo militare, con un tasso di inflazione fuori ogni controllo e un crollo annuo dell’economia di oltre il 10 per cento.

Sempre più forti erano inoltre le manifestazioni per la richiesta di democrazia, oltre la spinosissima questione dei desaparecidos. La guerra con la riconquista delle isole sarebbe stata un ottimo passo per riconquistare nuovamente fiducia nella popolazione.

Dall’altra parte, l’allora Premier Margaret Thatcher, anche lei non al massimo della popolarità alla vigilia dello scontro, vide impennare il consenso nei suoi confronti, consentendole di rimanere in carica sino al 1990. Fu uno dei tanti episodi con i quali si guadagnò l’appellativo di “Lady di ferro”.

 

Di Maurizio Carta

 

27 agosto 2016

Fonte: http://www.tpi.it/mondo/israele/quando-israele-forniva-armi-argentina-falkland

FAVORI A BONO VOX E AL PRINCIPE DEL BAHREIN: LE NUOVE MAIL CHE INGUAIANO HILLARY CLINTON

#HillaryClinton #email #InguaiataSempreDiPiù #corruzione #favori #politica #BonoVox #Bahrein #BrianFallon #U2 #FBI #JamesComey #ClintonFoundation

1

Nelle nuove mail che inguaiano Hillary Clinton, candidata alla Casa Bianca, ci sono un manager sportivo – fra i maggiori donatori della Clinton Foundation – che ha aiutato un giocatore di calcio con precedenti penali a ottenere un visto. C’è il principe del Bahrein che ha donato 50mila dollari alla organizzazione di beneficenza dei Clinton che chiede un incontro last-minute con Hillary ai tempi in cui la candidata era Segretario di Stato. C’è addirittura Bono Vox, leader degli U2 e altro sponsor regolare della coppia, che scrive per avere un collegamento live alla stazione spaziale internazionale durante i concerti della band irlandese.
Tutte le richieste indirizzate alla assistente e vice capo dello staff, Huma Abedin, che chiede direttamente ai capi del team Clinton e a volte a Hillary stessa cosa deve rispondere.
Lo scandalo e-mail continua dunque a perseguitare Clinton e stavolta non riguarda solo l’uso della mail privata, ma la condotta della candidata quando dirigeva la diplomazia americana e i favoritismi apparentemente chiesti in quel periodo.
Mentre il Republican National Committee, l’organo che gestisce il partito repubblicano, insinua che “Hillary Clinton sembra incapace di dire la verità”, un giudice federale fa pressione sul dipartimento di Stato affinchè analizzi velocemente e fornisca una tempistica della pubblicazione di quasi 15mila nuove e-mail lavorative che la candidata democratica ha inviato o ricevuto su un account privato di posta elettronica quando era Segretario di Stato, ma che non sono stati consegnati al dipartimento di Stato. Quelle e-mail non sono parte infatti delle 55mila pagine già inviate al dipartimento stesso e diffuse a cadenza mensile fino al febbraio 2016.
La nuova corrispondenza è stata scoperta dall’FBI nel corso dell’inchiesta che ha portato il direttore James Comey a non incriminare Clinton, pur accusandola di negligenza. Delle 30mila e-mail originariamente consegnate, circa 2mila hanno contenuti diventati top-secret dopo il loro invio. Sono 110 invece quelle che erano già “classified” quando sono state scambiate. Le nuove e-mail potrebbero essere pubblicate a ottobre, ossia prima delle elezioni presidenziali.
La campagna di Clinton ha spiegato di avere consegnato nel 2014 al dipartimento di Stato tutte le e-mail di lavoro quando lei era a capo della diplomazia americana. “Non sappiamo con sicurezza quale materiale ulteriore il dipartimento di Giustizia possa avere individuato”, ha detto Brian Fallon, portavoce della campagna di Clinton. “Ma se il dipartimento di Stato determina che è di lavoro, allora ovviamente sosteniamo che i documenti siano resi pubblici”.

 

23 agosto 2016

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-08-23/favori-bono-vox-e-principe-bahrein-nuove-mail-che-inguaiano-hillary-clinton-153621.shtml?uuid=ADajMx8

I TIFOSI DEL CELTIC HANNO RACCOLTO 100MILA EURO PER LA PALESTINA DOPO LA MULTA UEFA

#Palestina #UEFA #Celtic #matchthefineforpalestine

1

La squadra era stata sanzionata perché, durante un preliminare di Champions contro un team israeliano, i suoi tifosi avevano sventolato la bandiera palestinese

***

I tifosi del Celtic hanno raccolto quasi 100mila euro e li doneranno alle associazioni umanitarie palestinesi, dopo che la Uefa ha multato la società scozzese per aver sventolato la bandiera della Palestina durante la partita dei preliminari di Champions League martedì 23 agosto contro la squadra israeliana Hapoel Beer Sheva.

In risposta alla sanzione, i tifosi della squadra scozzese hanno lanciato una raccolta fondi sotto l’hashtag #matchthefineforpalestine (che potrebbe tradursi come “pareggiamo il costo della multa per la Palestina”).

Le donazioni hanno sorpassato in poco più di due giorni la somma prefissata di 75 mila dollari e andranno all’organizzazione benefica inglese Medical Aid for Palestine, che fornisce assistenza medica nei territori.

La tifoseria del Celtic è nota per essere particolarmente indisciplinata: nelle ultime cinque stagioni è stata multata otto volte.

 

25 agosto 2016

Fonte: http://www.tpi.it/mondo/regno-unito/tifosi-celtic-100mila-euro-palestina-multa-uefa

FUOCO ISRAELIANO CONTRO PESCHERECCI PALESTINESI NELLA STRISCIA DI GAZA: 1 PESCATORE RAPITO

#Palestina #Gaza #pescatori #israele #IDF #attacco #PescherecciPalestinesi #rapimento

1

Sabato mattina, come ogni giorno, le forze navali israeliane hanno aggredito i pescatori palestinesi nella Striscia di Gaza sotto assedio.

La Marina israeliana ha aperto il fuoco contro pescherecci palestinesi al largo delle coste di Beit Lahiya, nel nord della Striscia.

Il presidente del sindacato dei pescatori, Nizar Ayyash, ha riferito a Ma’an che i militari israeliani hanno dato la caccia a diverse imbarcazioni gazawi, arrestando Al-Abid Zaki Tarush.
27 agosto 2016
Fonte: http://www.infopal.it/fuoco-israeliano-contro-pescherecci-palestinesi-nella-striscia-di-gaza-1-pescatore-rapito/

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 13.472 follower